Durante il weekend qualche annoiato cronista ha titolato:

La rivincita del dialetto del sud: la Crusca apre a “esci il cane” e “siedi il bambino”

Sono tante le testate che hanno riportato la notizia. Ma le cose non erano esattamente come i giornali ci hanno raccontato. Il bello di avere Vera Gheno dell’Accademia della Crusca tra i contatti social mi ha permesso di leggere questo suo lungo post su Facebook che vi ripropongo tale e quale essendo nel suo profilo pubblico, anche perché quando mai posso scrivere bene come lei:

Qualche anno fa, un quotidiano che probabilmente aveva interesse a prendere due piccioni con una fava pubblicò un articolo nel cui titolo si dava notizia del fatto che la Crusca aveva “sdoganato” (AAARGH) PRESIDENTA, facendo così un favore a Laura Boldrini. Il termine, poi, non ricorreva nemmeno nel corpo dell’articolo (perché ovviamente era una notizia inventata di sana pianta); ciononostante si sprecarono i commenti carichi di odio e insulti all’indirizzo dell’Accademia e di Boldrini per “vilipendio” alla lingua italiana. Era una bufala completa: né Laura Boldrini né la Crusca avevano mai nemmeno nominato la parola PRESIDENTA, e sarebbe bastato andare sul sito dell’Accademia per verificarlo: la prof. Maraschio, all’epoca presidente della Crusca, proponeva semplicemente di usare LA PRESIDENTE, stessa formula chiesta da Boldrini. [cfr. http://www.accademiadellacrusca.it/…/presidente-dellaccadem…]

Qualche tempo dopo, nel 2016, uscì il famoso brano di Rovazzi “Andiamo a comandare”. Poiché dovevo riproporre una scheda del 2003 (appuntatevi questa data), scritta da Luca Serianni, sulla perifrasi “andiamo a…” senza indicare movimento, scelsi, per Twitter, un fotogramma dal video di Rovazzi. Il giorno dopo, un giornale lanciò la notizia che la Crusca aveva “strigliato” Rovazzi per l’uso di ANDIAMO A nell’omonimo brano. Eppure, bastava aprire la risposta data da Serianni e verificarne la data di pubblicazione: 2003. Come avrebbe potuto strigliare Fabio Rovazzi, che nel 2003 era un infante ben lontano, ancora, dalla sua carriera canora? [cfr. http://www.accademiadellacrusca.it/…/sulluso-dellespression…]

Stasera, qualcuno che doveva trovare qualcosa su cui scrivere un articolo ha messo le mani su una scheda pubblicata qualche tempo fa sul sito della Crusca a firma di Vittorio Coletti, eloquentemente intitolata “Siedi il bambino! No! Fallo sedere!”. Deve averla letta un po’ di fretta, dato che ha titolato il suo pezzo “Contrordine Nazigrammar: ‘Siedi il bambino’ si può dire” (a parte che NAZIGRAMMAR? Really?). A stretto giro di posta è stato seguito da un altro collega che no, non è andato a verificare cosa dicesse la Crusca, ma ha rilanciato la pseudonotizia con il titolo “La rivincita del sud: per la Crusca si può dire ESCI IL CANE o SIEDI IL BAMBINO”. Ovviamente, è partito il consueto shitstorm.

E tra tutti quelli che urlano, con gli occhi più o meno fuori dalle orbite, che è una VERGONIA, che la Crusca ha funzioni specifiche che favoriscono la peristalsi ecc., nessuno, o giusto qualcuno, va a verificare se la Crusca ha davvero detto questo. Ovviamente nella scheda di Coletti non c’è alcuna dichiarazione perentoria. Semplicemente, Coletti scrive che l’impiego transitivo di verbi solitamente intransitivi è un uso molto espressivo e sintetico, radicato in contesti REGIONALI e POPOLARI. Ma NON lo “sdogana” (anche perché dovremmo ritornare sul senso del verbo SDOGANARE… vabbè), tanto è vero che la scheda ha un titolo che va nella direzione opposta. [Come già citato, “Siedi il bambino! No! Fallo sedere!”; cfr. http://www.accademiadellacrusca.it/…/siedi-bambino-fallo-se…]

Tutte le volte che vedo entrare in circolo notizie del genere, comunicate con pressappochismo, mi chiedo come mai dalla parte dei lettori, conoscendo un po’ l’andazzo, ci sia così poca propensione a verificare, prima di gettare letame sul lavoro altrui. Capisco che sia soddisfacente prendersela con quella specie di Hogwarts eburnea che è per molti (per chi non la frequenta davvero) la Crusca. Troppo soddisfacente ergersi a paladini dell’itagliano correggiuto, come dice mia figlia. È così bello lapidare ed essere lapidari, no?

Ora, mi chiedo io: se vedo in giro così tante informazioni distorte nel settore che mi compete, ossia la lingua, quante ce ne saranno riguardo a questioni che non conosco così bene, e sulla cui veridicità non posso giudicare? E poi: abbiamo davvero bisogno di confezionare le notizie in maniera così povera? Anche perché confutare ognuna di queste baggianate costa uno sforzo, perlopiù senza grandi riscontri: la contronotizia corretta, si sa, è infinitamente meno attraente della ghiotta notiziona che mira diretta alla pancia delle persone.

Le sottolineature sono mie, per i più distratti. Sintesi per i pigri: l’Accademia della Crusca non ha sdoganato alcunché ma solo riportato come quei modi di dire (sbagliati) siano entrati nell’uso comune in contesti regionali e popolari. Come riporta la scheda:

Diciamo insomma che sedere, come altri verbi di moto, ammette in usi regionali e popolari sempre più estesi anche l’oggetto diretto e che in questa costruzione ha una sua efficacia e sinteticità espressiva che può indurre a sorvolare sui suoi limiti grammaticali.

Come conclude Repubblica:

…si può sorvolare nel linguaggio parlato, ma bisogna assolutamente correggere nell’uso formale e non c’è da preoccuparsi: orrori come qual è con l’apostrofo non saranno mai sdoganati.

Alcuni hanno poi pubblicato smentita, lasciando però titoli davvero dubbi, altri non ci pensano nemmeno a smentire, se la notizia è vera o falsa non importa, basta sia virale.

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EDIT: questa mattina è intervenuta anche L’Accademia della Crusca dai suoi canali social, confermando con un post ciò che spiegavamo qua sopra.

La redazione di BUTAC

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