L’uso della statistica come strumento di disinformazione

Delle premesse corrette non dimostrano in automatico qualsiasi conclusione...

maicolengel butac 28 Ott 2025
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Ci avete segnalato un testo, che potete leggere nella sua interezza su Research Gate, prodotto dall’Università di Firenze, Dipartimento di Statistica, dal titolo:

L’informazione statistica sui vaccini anti-COVID-19. Il caso Italia tra errori, mistificazioni e omissioni

Testo ripreso sul blog di Nicola Porro in un articolo a firma Sandro Scoppa, dal titolo:

L’uso della statistica come strumento di potere durante il Covid

Il testo dell’Università di Firenze è un .pdf di una quarantina di pagine e vorrebbe spiegare come l’informazione “istituzionale” su efficacia e sicurezza dei vaccini avrebbe sovrastimato i benefici e sottostimato i rischi, per errori metodologici, bias e comunicazione scadente.

Ammetto che sono così tanti anni che vediamo gente (che nel corso del tempo ha detto tutto e il contrario di tutto) continuare a portare avanti tesi varie senza dimostrarle e senza mai scusarsi – quando è stato ampiamente dimostrato quando e dove hanno sbagliato – che siamo un filino stanchi di parlare della stessa materia; pertanto qui di seguito cercherò di essere il più breve possibile.

Le cose corrette

Partiamo dal punto su cui, lo ammetto, concordo col paper: il metodo dell’ISS per contare i casi nei vaccinati. L’ISS ha scelto di considerare chi si contagia entro i primi 14 giorni dalla dose come “non vaccinato”. Questa scelta però crea un problema grosso: stai aggiungendo casi nel gruppo dei “non vaccinati”, ma quelle persone in realtà erano già in fase di vaccinazione. Come siamo d’accordo con la segnalazione relativa alla vigilanza attiva e passiva: quella passiva è noto che sottostima gli eventi avversi rispetto alla sorveglianza attiva.

I bias, qualcuno pensi ai bias…

Il problema sta proprio nei pregiudizi di chi ha firmato il paper: avere individuato un problema metodologico non significa automaticamente che le conclusioni generali del paper siano corrette.

È il solito trucco retorico: si parte da un errore reale (che esiste) e da quello si pretende di riscrivere tutta la storia della pandemia. E così si presta il fianco alla malinformazione.

Per esempio:

  • Il problema dei 14 giorni nel database ISS è stato già discusso pubblicamente e corretto nei report successivi tra fine 2021 e inizio 2022, quando l’ISS ha introdotto analisi per tempo-persona e fasce temporali dopo la vaccinazione.
    Fonte: ISS, Sorveglianza Integrata COVID-19, note metodologiche aggiornate, 2022.

  • Sul fronte vigilanza attiva vs passiva, è vero che la sorveglianza passiva sottostima gli eventi avversi.
    Ma questo non è un complotto: è letteralmente scritto nei documenti ufficiali da vent’anni. Quando invece gli autori del paper passano in automatico dall’affermazione corretta “la passiva sottostima gli eventi” alla conclusione che pertanto “i rischi sono stati nascosti”. Ma non è così. Le evidenze della correlazione tra vaccini anti-COVID e miocardite nei giovani maschi sono state regolarmente pubblicate, discusse e integrate nelle linee guida dei vaccini, non c’è stata alcuna “omissione”, non sono stati nascosti rischi. 
    Fonti:

    • AIFA, Rapporto sulla sorveglianza post-marketing dei vaccini, varie edizioni 2015–2023.

    • WHO, Global Manual on Surveillance of Adverse Events Following Immunization, 2014 / 2020 update.

Il paper, come tanti degli articoli di disinformazione sul tema che abbiamo visto circolare in questi anni, prova a suggerire che siccome sono stati commessi alcuni errori di comunicazione allora:

  • l’efficacia è stata sovrastimata
  • i rischi sono stati nascosti
  • il green pass non aveva basi scientifiche
  • la pandemia è stata gestita come operazione di potere

Ma queste tesi nel paper non vengono dimostrate in alcuna maniera, non ci sono analisi che portano prove di nessuna delle affermazioni fatte. Per sostenerle servirebbero altri dati, ad esempio:

  • ricalcoli numerici delle curve di efficacia
  • stime controfattuali su variazione di mortalità con e senza campagne vaccinali
  • modelli comparativi fra regioni/Paesi con strategie diverse

La cosa interessante è che questi dati esistono, li possiamo trovare in studi disponibili per tutti, e non confermano affatto la tesi sostenuta dal paper e pubblicizzata sui tanti siti vicini alla disinformazione italiana, blog di Porro incluso.

Per chi avesse voglia di approfondire, basta guardare gli studi che hanno valutato quante vite siano state salvate grazie alle campagne vaccinali in Europa. Non parliamo di articoli d’opinione o commenti da blog, ma di analisi pubblicate su riviste scientifiche peer-reviewed, condotte su grandi numeri e basate su modelli epidemiologici trasparenti.

Fonti, tra le tante disponibili:

Se davvero l’efficacia fosse stata “sovrastimata”, questi effetti non dovremmo vederli nei dati di mortalità, che invece sono osservabili, misurabili e replicati in più studi indipendenti.

Non crediamo sia necessario aggiungere altro.

redazione at butac punto it

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