Sta ricevendo una certa visibilità l’intervista di Leonardo Leone al Dott. Salvatore Rainò in questo video in cui l’importanza del virus SARS-CoV-2 nella Covid-19 viene messa in discussione senza portare alcun riferimento scientifico.

Il sito del Dott. Rainò riporta che “è autore di numerosi articoli scientifici” ma non siamo stati in grado di trovarne nemmeno uno né su Scopus né su PubMed, né su Google Scholar, i tre motori di ricerca principali per le pubblicazioni scientifiche.

Vediamo nel dettaglio l’intervista.

Al minuto 5:15 l’intervistato afferma “questo virus, dati ISTAT alla mano, è qualcosa di meno importante di un virus influenzale normale, il problema è la sinergia con altri problemi, c’è una epifenomenicità, ci sono sinergie e intrecci con altri meccanismi che hanno determinato l’apparenza di qualcosa di mortale”.

Se il medico mette in discussione la capacità del virus di portare alla morte, al contrario l’aumento della mortalità in Italia nel 2020 è stato significativo e, dati ISTAT alla mano, alcuni capoluoghi del nord Italia come Bergamo, Piacenza, Pesaro e Cremona hanno visto la mortalità nel mese di marzo 2020 crescere di oltre il 200% rispetto agli anni successivi precedenti. La situazione internazionale è stata descritta estesamente in questo articolo di Open con i dati della Johns Hopkins University.

Più avanti nel video il medico torna sull’argomento del ruolo del virus SARS-CoV-2 nell’insorgenza di COVID-19 e afferma (minuto 27:50): “È ufficiale che le morti attribuite al virus non dipendono solo dal virus ma da numerose altre cause […] È una sindrome che si intreccia qualche volta con COVID-19 ma viaggia su piani che con COVID quasi mai c’entrano qualcosa, è esatto parlare di morti con COVID e non morti da COVID”.

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) riporta un 3,6% di morti infettati dal virus e privi di patologie pregresse, inoltre i pazienti vengono sempre testati per la presenza di altri patogeni polmonari ed è comprovato che molti dei deceduti con patologie pregresse avrebbero potuto sopravvivere ancora molto se non fosse stato per il virus. Una chiarissima disamina dei dati che rivelano che si stia morendo di COVID e non solo con COVID, inoltre, è stata condotta dall’Associazione Nazionale Biotecnologi (ANBI) con dati dell’ISS.

Continuando a parlare degli effetti del virus, Rainò commenta: “I pazienti che hanno avuto gravi difficoltà e la morte sono molto anziani, sotto i cinquant’anni è sempre andato tutto bene”, ma le 271 persone sotto i 50 anni decedute per complicanze dovute a COVID-19 al 24 Aprile 2020 raccontano una storia diversa.

Tamponi (non) contaminati e falsi positivi fantasma

Al minuto 9:00 viene sganciata la “bomba” del video: “Tamponi COVID che erano contaminati volutamente con il COVID”. Affermazione gravissima, e senza fonti, che riporta la precisa accusa che ci siano stati dei tamponi già infettati, ma non c’è traccia di questa informazione da nessuna parte. Articoli dei giornali inglesi Telegraph ed Express riportano una notizia simile: in una grossa partita di kit da laboratorio per rilevare il virus prodotta dall’azienda Eurofins di cui alcune componenti (non necessariamente il tampone) erano contaminate; ma questi kit pare che siano stati bloccati prima di partire dagli States, causando un ritardo nella possibilità di eseguire i test nel Regno Unito, quindi i tamponi infetti non sono mai arrivati a poter contagiare le persone. L’unico rischio in questo caso era di ottenere falsi positivi, non di infettare qualcuno.

Esiste anche un altro report, ma statunitense, del Washington Post, che parla di kit per test contaminati prodotti nei Centers for Disease Control and Prevention. La scoperta che i kit non fossero affidabili ha rallentato il processo di analisi dei campioni della popolazione degli USA; della vicenda ha parlato anche il Fatto Quotidiano.

L’unico caso di contaminazione dei tamponi veri e propri è stato questo, negli USA, ma la contaminazione era da parte di muffa e non di virus.

Minuto 12:00, seconda bomba: “Il tampone è stato progettato per avere l’80% di falsi positivi”. L’unica fonte che riporta un dato simile è uno studio ritirato perché non corretto che potete trovare qui, e che in quanto ritirato non dovrebbe essere ritenuto attendibile. Il tema è stato trattato anche da Open. Peraltro se questo fosse vero non sarebbe possibile avere tutti i tamponi negativi che si stanno avendo in questi giorni in quanto, se analizzassi cento persone senza virus con un tasso di falsi positivi dell’80%, ottanta di loro risulterebbero positive, ma non è così e i dati degli ultimi giorni con molti test negativi lo dimostrano.

Per argomentare la questione dei falsi positivi con dettagli tecnici riguardo al test, al minuto 12:00 Salvatore Rainò dice: “Il tipo di metodica di amplificazione degli acidi nucleici, quindi l’aggancio per l’amplificazione per avere una risposta è stata concepita in laboratorio da un giapponese, no, da un cinese, per dare l’80% di falsi positivi […]. Dice la scheda tecnica del tampone che l’aggancio per l’espansione della PCR degli acidi nucleici è fatto in modo da prevedere tutte le varianti possibili nel tempo del virus, praticamente per dare positività nei confronti di immagini ipotetiche di virus mutati nel corso dei mesi e delle settimane.” Quello che vuole dire è che alcuni reagenti del kit, che sono fondamentali per riconoscere specificamente il codice genetico del virus, i cosiddetti “primer” per la tecnica della PCR, sono stati fatti tenendo conto delle possibili variazioni future del virus. I primer raccomandati dall’OMS per i test sono effettivamente progettati per poter funzionare anche in caso di piccole mutazioni, e questo è un vantaggio perché può rilevare anche versioni leggermente mutate del virus, ma non dimostra affatto che abbiano una bassa specificità portando all’80% di falsi positivi.

La fonte italiana è dell’ISS che rimanda all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Parlando dei tamponi il medico invita a “ragionare un po’” sul modo in cui viene eseguito il tampone, affermando che, qualora un virus arrivasse nella cavità orale di qualcuno, nella gola si potrebbero trovare pezzi del virus che potrebbero dare un risultato positivo al test anche qualora la persona non sia stata infettata. Per approfondire, il dottore spiega che questo succede perché nella saliva ci sono meccanismi che distruggono il virus e cita il lisozima nella saliva come disinfettante, ma il lisozima uccide i batteri, non i virus.

Al minuto 16:20 il virus viene definito “un’informazione elettromagnetica che avvia dei codici” quando la definizione corretta di un virus è semmai “una capsula di proteine contenente informazione genetica sotto forma di DNA o RNA”.

Nel video viene affrontata anche l’efficacia delle misure di quarantena imposte alla popolazione e Rainò alla domanda del conduttore, al minuto 31:25: “Stare a casa non è un rimedio [all’epidemia]?” risponde: “Assolutamente no, ed è dannoso”. Il medico va quindi a mettere in discussione l’efficacia della quarantena casalinga, quando questa ha dato la prova di aver funzionato ad esempio a Lodi, dove è stata applicata prontamente rispetto a Bergamo: la situazione è stata analizzata a questo link sempre dall’Associazione Nazionale Biotecnologi.

Discorso finale. Il presentatore spiega che bisogna sentire chi parla fuori dal coro dicendo: “Non possiamo berci e mangiarci il menu del giorno che ci viene dato” perché “se tuona da qualche parte piove”, cioè se sono così tante persone come l’intervistato o lui stesso che dicono qualcosa ci sarà del vero, perché loro non ci guadagnano nulla. Al minuto 51:29 infatti lo si sente dire “tante persone che ci mettono la faccia, la reputazione, che si prendono le minacce, che ci impiegano il tempo […] ma chi me lo fa fare?”), risponde da solo un minuto dopo pubblicizzando il proprio gruppo “To The Top Together” in cui fa il formatore.

Franco Dato

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