Vietnam, gatti neri e magiche pozioni

maicolengel butac 14 Mag 2020
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Sul Messaggero dell’8 maggio è uscito un articolo che titola:

Gatti neri allevati, uccisi e trasformati in “farmaco” da bere contro il coronavirus in Vietnam

Me l’avete segnalato e sono andato a fare qualche controllo. Sia chiaro, i cani fanno parte delle antiche tradizioni culinarie in alcuni Paesi, come da noi succede per il cavallo (provate a chiedere a un inglese cosa ne pensa del nostro mangiare carne di cavallo…). Ma quello che ci interessa è il fact-checking sulla notizia in sé, non sfatare il mito che in Vietnam sia comune mangiare carne di cane o di gatto.

Vi riporto il fulcro dell’articolo de Il Messaggero:

Tutto sarebbe nato, stando a quanto dichiarato al New York Post Julia de Cadenet, tra i fondatori di No to Dog Meat China, l’organizzazione non governativa che si occupa di salvaguardia animale, quando, a seguito dell’emergenza Covid-19, alcune fake news che prima avevano indicato i gatti quali possibile fonte di contagio, poi li avevano trasformati in un possibile rimedio. Così, nel giro di pochi giorni, per quel gatto che, soltanto fino a poche settimane prima era soltanto apprezzato in cucina, possibimente in padella, la questione sarebbe divenuta ancora più tragica. Preso di mira da allevatori e guaritori senza scrupoli infatti, la caccia al gatto che guarisce dal coronavirus sarebbe partita. E, come illustrato dalle immagini diffuse da New York Post e South West News Service, sarebbe stata terribile soprattutto per i gatti neri, ritenuti un vero toccasana contro la dilagante epidemia.

Quindi la fonte è il New York Post (tabloid poco affidabile) che riporta le dichiarazioni di un’attivista della causa animalista. Andiamo a fare qualche ricerca. L’articolo del NY Post lo trovate qui. Risale al 24 aprile. Le foto che lo corredano risultano tutte originali, o almeno online non se ne trova traccia prima del 24 aprile. Nessuna delle foto dimostra senz’ombra di dubbio quanto affermato. E difatti lo stesso NY Post riporta la storia mettendola in bocca all’attivista Julia de Cadenet. Non hanno verificato quanto raccontato, lo riportano solo (con lo stesso stile di altri tabloid britannici che ben conosciamo, e che guarda caso lo riprendono in serie il 25 aprile). Ma aspettate un secondo, la storia viene poi riportata così:

L’ente benefico No to Dog Meat ha detto che i felini neri vengono bolliti, scuoiati e cotti prima di essere trasformati in pasta e venduti come medicina per combattere COVID-19, secondo il South West News Service.

Quindi emerge che la fonte non è Julia de Cadenet, ma un servizio esterno, South West News Service. Riporto da wiki:

South West News Service is a British news agency, supplying editorial copy, pictures and video to national and international clients. Operating from offices in Bristol, Plymouth, Leeds, Solihull, Glasgow, Aberdeen, Cambridge and London, SWNS employs over 100 reporters and photographers.

La notizia però non appare in nessuno dei siti controllati da quest’agenzia. Il dubbio è che sia un’attribuzione fasulla, o che la notizia sia stata rimossa dal web molto velocemente. L’agenzia non è basata in Vietnam, ma nel Regno Unito. Cercando qualche link diretto tra loro e la storia dei gatti mi accorgo che tutta la questione è stata trattata da Politifact, che ci ha scritto un lungo articolo di fact-checking l’8 maggio, lo stesso giorno che è uscito l’articolo sul Messaggero. Hanno contattato sia l’agenzia di notizie, sia l’ente volontario di protezione animali che veniva citato.

L’agenzia ha ammesso di aver rimosso la storia non avendo fonti a supporto. L’ente ha rimandato i giornalisti di Politifact ad alcuni video che a loro volta non riportano alcuna evidenza verificabile. A quel punto Politifact ha contattato un centro dedito al soccorso e aiuto degli animali ad Hanoi, che ha affermato di non avere alcuna prova che in Vietnam stia accadendo qualcosa di simile.

In Vietnam ci sono stati pochissimi casi di coronavirus, il governo è intervenuto tempestivamente bloccando il contagio in partenza. Suona strano pensare che in un Paese poco colpito dalla pandemia la gente abbia creduto in massa a una storiella trovata online. E difatti anche altre fonti hanno confermato a Politifact che mancano evidenze di alcun genere a supporto della notizia.

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