Armi chimiche, quello che si sa

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[message_box title=”NOTIZIA” color=”red”]Un professore del MIT americano afferma che l’attacco chimico sulla Siria è chiaramente falso.[/message_box]

[message_box title=”FATTI” color=”green”]Le prove portate a sostegno della sua affermazione sono analisi di video e agenzie. Ad oggi l’unica cosa certa è che ci sia stato un bombardamento e che alcune vittime siano state colpite con un agente neurotossico chimico, forse chlorine; la fonte dell’analisi sui cadaveri che accerta quell’uso sono i medici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.[/message_box]
Tra i tanti nuovi amici che sono arrivati a scoprire BUTAC dopo la gentile segnalazione da parte di blog come quello di Giulietto Chiesa, PandoraTV e SocialTV alcuni mi hanno chiesto cosa ne pensiamo della storia delle bombe chimiche. La questione non è di quelle facili da trattare, quindi mi sono preso qualche giorno per studiarla al meglio. Ci tengo a ricordare che mentre alcuni campano facendo comparsate TV e conferenze e vendendo libri, per me dedicarmi qualche giorno alle ricerche di un singolo articolo significa regalare ore alla comunità, visto che – per ora, e contrariamente a quanto piace affermare ai nostri più affezionati detrattori – nessuno mi paga.
L’articolo da cui mi è stato chiesto di partire è comparso su RT:

White House claims on Syria chemical attack ‘obviously false’ – MIT professor

A professor who challenged the 2013 claims of a chemical attack in Syria is now questioning the Trump administration’s narrative blaming the Assad government for the April 4 attack in the Idlib province town of Khan Shaykhun.

“I believe it can be shown, without doubt, that the document does not provide any evidence whatsoever that the US government has concrete knowledge that the government of Syria was the source of the chemical attack in Khan Shaykhun,” wrote Postol.

Fin da subito vorrei che steste attenti, notate la prima “lieve” differenza tra titolone a caratteri cubitali e affermazione del professor Postol. Da un lato ci viene detto che l’accusa degli Stati Uniti è ovviamente falsa, mentre poche righe sotto viene messo in dubbio che il governo americano possa avere prove sicure che il governo siriano sia la fonte dell’attacco chimico. Lo so, sembra una sottigliezza ma conta moltissimo. Anch’io, nel mio articolo di qualche giorno fa sul bombardamento sulla Siria, vi ho detto le stesse cose: siamo sicuri che a bombardare siano stati i Siriani stessi, ma non possiamo mettere la mano sul fuoco su cosa sia stato lanciato dagli aerei.

Non possiamo esserlo perché, esattamente come Postol, noi non siamo sul posto. Quindi quanto viene riportato è sempre frutto delle agenzie di qualcun altro, se queste arrivano dai territori controllati da Assad daranno una versione, se arrivano da quelli controllati dai ribelli ne daranno un’altra. Non mi sembra fisica nucleare, anche un bambino ci arriva. Ci sono due fazioni in lotta, ognuna cerca di portare acqua al proprio mulino, credere indiscriminatamente a una delle due significa essere di parte. Come sono evidentemente di parte le testate italiane (tante, purtroppo) che rilanciano la storia.

Fonte Reuters su BBC

Nel resto dell’articolo l’unica cosa che viene messa in dubbio è una foto che secondo i ribelli mostra il piccolo cratere lasciato da una bomba che conteneva armi chimiche. Su questo piccolo cratere il professor Postol si dilunga, spiegando il perché non è credibile che sia il risultato di una bomba sganciata da un aereo, ma vista la conformazione è più probabile si tratti di un qualche tipo di razzo lanciato da breve distanza. Quindi la sua tesi sostiene che i ribelli avrebbero sparso da soli i gas chimici per poi fare ricadere la colpa su Assad.

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È possibile?

Sì, tutto è possibile, io non sono qui per negare questo. Però ci sono dei sopravvissuti tra quelli colpiti dal gas, gente che sta male ma che è riuscita a dare la propria testimonianza, perché nessuno di loro parla di irrorazione o razzi ma concordano con le bombe? Io capisco essere fedeli a un ideale, ma sono persone che hanno visto gli amici a fianco a loro morire, fosse successo per mano degli stessi ribelli perché non dovrebbero denunciarli?

Quello che però è certo è che le armi chimiche sono state usate, ce lo spiega il Guardian:

The Turkish justice minister, Bekir Bozdağ, announced that the results of the autopsies confirmed that chemical weapons had been used, the state-run Anadolu news agency reported.

The postmortems were conducted by officials from the World Health Organization in Adana, southern Turkey, along with officials from the Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons, Bozdağ said.

Evidence was detected in patients which leads one to think they were exposed to a chemical substance,” the ministry said in a statement.

Membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità confermano che i risultati delle autopsie sui cadaveri mostrano evidenze di un attacco chimico. Quindi su questo spero non ci siano dubbi, qualcuno ha usato armi chimiche sul territorio colpito. Sono state le Forze di Assad ad attaccare così i ribelli o gli stessi ribelli hanno ucciso dei loro sostenitori per poter così denigrare Assad?

Ripeto, non lo so io, non lo sa Giulietto, non lo sa Blondet, e nemmeno RT.

Nel frattempo Dimitry Peskov, portavoce di Putin, ad Associated Press ha affermato che:

Unconditional support is not possible in this current world.

Un supporto incondizionato non è possibile nel mondo attuale.

Peskov inoltre ha aggiunto:

It is not correct to say that Moscow can convince Mr. Assad to do whatever is wanted in Moscow. (…) This is totally wrong.

Non è corretto sostenere che Mosca possa convincere Assad a fare quel che vogliono a Mosca (…) È completamente sbagliato.

Il fatto che il governo russo abbia in parte preso le distanze dalla Siria a mio avviso cozza un po’ con quella difesa a spada tratta che invece portano avanti gli ammiratori di Assad in Italia, ammiratori che hanno evitato di mettere in risalto le dichiarazioni del portavoce, chissà come mai.

Documenti declassificati?

Di tutta la questione di Postol hanno parlato in tanti, anche sul Giornale si riporta la storia, a firma, indovinate un po’, di Marcello Foa, il nostro grande nemico delle fake news. A parte le considerazioni che sono riportate sopra vorrei aggiungere che Foa nel suo pezzo ci dice che:

Tre giorni fa l’amministrazione Trump ha reso pubblico un documento di quattro pagine “declassificato” con le “valutazioni inequivocabili” dell’intelligence Usa, secondo cui sarebbe stata l’aviazione siriana ad usare le armi chimiche che hanno causato circa 80 morti e centinaia di feriti. Le immagini dei bambini morti o agonizzanti colpiti dal gas Sarin, hanno scosso l’opinione pubblica mondiale e spinto gli Usa ad attaccare Assad senza alcuna autorizzazione internazionale.

In realtà il documento americano, riportato con enfasi impressionante da tutti i media occidentali, non prova minimamente che l’attacco chimico è stato opera del regime siriano. Lo dice, ma non lo prova.

Verissimo che non provi nulla, come vi ho spiegato qui sopra, ma errato che tutti i media occidentali sostengano la certezza dell’attacco chimico da parte di Assad: come abbiamo visto almeno due testate britanniche mainstream spiegano su cosa basano l’affermazione riguardo alle armi chimiche e non prendono ferma posizione, riportano solo quanto detto dai contendenti in campo. Ma vorrei vi concentraste su quel “declassificato” usato a inizio citazione, parola che starebbe a significare un documento che da classificato come riservato è stato abbassato di livello ed oggi può esser letto da tutti, ma in realtà:

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Si tratta di un riepilogo NON classificato, non de-classificato. Voi mi direte dettagli, sviste. No, non sono dettagli, definirlo declassificato è un furbo uso del termine, il lettore (pigro, che tanto non verifica) non può che concordare con Foa, secondo il quale il documento prima riservato che dovrebbe mostrare le prove non le mostra, quindi è fuffa. Mentre invece non è così, il documento spiega fin da subito che non rivelerà come e perché l’intelligence ha qualche certezza sulle modalità del bombardamento, spiega soltanto che ci sono dati in loro possesso a favore della loro tesi, ma che al momento non possono essere resi pubblici. Sminuirli e denigrarli serve sempre a fare lo stesso gioco, portare acqua al proprio mulino, in maniera sottile ciurlare il lettore per il manico. Sia chiaro, come spiegato anche sopra questo non significa che dobbiamo credere alla versione americana (che è poi quella data dai ribelli), ma che, per ora, nessuna fazione ha portato prove sufficienti per sostenere inequivocabilmente l’una o l’altra tesi.

Per chi volesse ulteriormente approfondire c’è un bell’articolo della BBC che spiega cosa e come si studia per capire quale tipo di attacco chimico sia stato fatto e su quali elementi ci si può concentrare. E qui l’allarme lanciato dall’OMS.

Concludendo

Che si sia in presenza di un attacco chimico direi sia sicuro, da quanto riporta l’Organizzazione Mondiale della Sanità, chi l’abbia lanciato immagino che sarà oggetto di congetture per anni a venire. Bisogna anche tenere sempre presente che siamo in presenza di uno scenario di guerra con risvolti a livello internazionale e che non tutte le informazioni in possesso di questi o di quei servizi segreti possono essere diffuse pubblicamente per chiarire le idee a qualche giornalista con la mentalità tendente al complotto e ai loro fan, e che questo non significa che ci sia qualcosa da nascondere all’opinione pubblica, ma semmai ai soggetti coinvolti nel conflitto allo scopo di una loro risoluzione; altrimenti non si chiamerebbero servizi segreti. Chiunque vi assicuri con certezza l’una o l’altra versione è solo un tifoso non interessato ai fatti ma solo e unicamente a portare acqua al proprio mulino, qualcuno magari per passione, qualcuno più probabilmente perché supportato da una delle due fazioni in lotta.

maicolengel at butac punto it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.