Ed eccoci come promesso con la seconda parte dell’analisi delle foto di Repubblica.

La prima della seconda serie di foto credo la conosciate in tanti, ha fatto più volte il giro della rete:

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 Il viaggiatore del tempo

Spesso collegata alla storia misteriosa di John Titor questa foto dovrebbe esser la prova inconfutabile che i viaggi nel tempo sono possibili! Nei tre circoletti dovrebbero esser evidenziate le cose anacronistiche che appunto dimostrano che in questa foto c’è qualcosa che non va. Ma in realtà le cose non stanno proprio così.

Non voglio prendermi meriti non miei, la foto è stata debunkata dall’uomo che da sempre è d’ispirazione per Butac, il bravissimo e inossidabile Paolo Attivissimo che già tempo fa spiegava che:

La foto non ha assolutamente nulla di paranormale o pseudoscientifico. È semplicemente una fotografia della gente che partecipò alla riapertura del ponte di South Fork a Gold Bridge, nella British Columbia, nel 1941, dopo che un’inondazione aveva distrutto il ponte precedente. Il “viaggiatore nel tempo” è semplicemente una persona vestita secondo uno degli stili del tempo, come dimostrano altre fotografie che avete trovato in Rete e risalenti agli anni Quaranta. Gli occhiali con i paraocchi laterali andavano di moda all’epoca. Il taglio di capelli era usato in quegli anni. La M appartiene a una felpa di qualche scuola, probabilmente simile a questa.

La fonte (con didascalia esplicativa) è Virtual Museum. Il link diretto alla foto a maggiore risoluzione è questo.

Non credo sia necessario aggiungere altro, la foto è stata debunkata, già da tempo, ma gira sempre e comunque, perché? Ma perché attira uTonti, e le visite portano soldini, poco importa si tratti di una sciocchezza! Paolo non aveva trattato i tondini che evidenziano gli oggetti nelle mani del pubblico, ma si tratta del sistema (tipico dei complottari creduloni) per cercare di sviare l’attenzione sul fatto che il resto sia stato debunkato.

Esistevano già oggettini come questi all’epoca, non saranno GoPro ma per l’utente medio andavano più che bene:

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Altro giro altro regalo, la prossima foto è favolosa: The black knight.

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Il Black Knight,

satellite misterioso che si narra sia stato mandato per spiare la terra oltre 13000 anni fa, Repubblica ce lo racconta così:

Queste immagini dimostrano che nell’orbita del nostro pianeta ci sia un oggetto misterioso di 13mila anni chiamato “Black Knight”. Si ritiene che questo satellite sia stato posto in orbita per trasmettere i segnali dalla Terra, lavorando come una spia aliena. Gli astronauti della Nasa non sono ancora riusci a scoprire il suo scopo, così come è incerto se l’oggetto sia mai stato avvicinato.

Ma come sempre è fuffa, la NASA non si è pronunciata sull’oggetto in maniera misteriosa, tutt’altro, esiste una spiegazione, poco poetica, poco probabilistica, ma probabilmente corretta:

The crew of Space Shuttle Orbiter Endeavour photographed an unusual object in low Earth orbit. These images are often labelled as the most definite proof of this satellite. However, on more careful analysis this strange structure seems more like a piece of space debris. In actual fact this black object is probably a thermal blanket that had become dislodged during an EVA. Mission STS-88 was the first American mission to begin construction of the International Space Station. The Russians had already placed the Zarya module in orbit so this mission was to connect Zarya to the American Unity module. The crew achieved all objectives of their mission including installing hand-rails and testing a safety device to prevent astronauts drifting into space should they become detached. However, there were a few hitches along the way. Initial alignment of the modules did not quite work so as the Shuttle’s robotic arm loosened its grip to try again, several items floated away including the thermal blanket covering, which is what the mysterious image captured in the photo appears to be.

Insomma, si tratterebbe di un rimasuglio della costruzione della Stazione Spaziale, come ce ne sono tantissimi che orbitano intorno alla terra. Nel link che vi ho postato sopra viene narrata tutta la storia del Black Knight spiegando anche tutte le altre assurde ipotesi fatte negli anni. Ah dimenticavo, Repubblica dice che si tratti di un oggetto che ha 13mila anni, il che dimostra che davvero su queste foto NESSUNO abbia fatto la minima ricerca, visto che la datazione viene da opere di Science Fiction, romanzi di fantascienza. Spacciare questa roba senza spiegarla è davvero irresponsabili. Attendo articoli sulla casa di Babbo Natale, la tana del Coniglio Pasquale e il rifugio della Befana, sia chiaro, tutti scoop da prima pagina.

La prossima invece è una foto che a me risulta particolarmente fastidiosa, fa parte del bagaglio di ricordi del 9/11, e lì dovrebbe rimanere, anche perché onestamente, a meno di credere a una delle teorie del complotto, non è un’immagine su cui speculare. Ma tanto il giornalista che ha creato questa PhotoGallery di pelo sullo stomaco ne ha da vendere.

La donna sulla South Tower

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La foto di misterioso ha solo il fatto che i complottari la fan girare sostenendo che sia una dimostrazione del complotto, ma in realtà la foto è solo tragica, mostra una delle tante vittime della tragedia del 9/11, probabilmente la stessa inquadrata in un’altra sequenza dove la si vede saltare. Non è una coraggiosa che fa ciao ciao con la manina sfidando caldo e fiamme, ma solo una vittima che cercava di attirare l’attenzione del reporter sull’elicottero. Una povera vittima, non meglio identificata (sì lo so che moltissimi sostengono che si tratti di Edna Cintron, ma nessuna delle dichiarazioni ufficiali della famiglia lo riporta e in nessuna intervista si fa cenno a lei come la donna misteriosa della South Tower). SPacciare questa foto come mistero dimostra che chi ha creato la photogallery non solo era a caccia di click, ma anche un complottaro DOC che cerca di far proselitismo tra i lettori di Repubblica, tristezza, davvero tanta tristezza! Cercando sui tanti siti che parlano del 9/11 si trovano altre immagini che mostrano sopravvissuti all’impatto cercare scampo dal caldo nei punti in cui l’aereo è penetrato nella struttura. Non è mia intenzione tirare fuori altre foto della vicenda, e neppure mostrarvi il salto della donna misteriosa. Chi usa queste immagini per fare audience per me può saltare da un ponte!

La Madonna con bambino e San Giovannino

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Qui proprio non ho merito alcuno, di siti che abbiano spiegato questi oggetti ce ne sono a bizzeffe, ma una delle debunkate più serie viene da Being Stuart, dove viene riportata un’intervista con un’esperta d’arte, Sara Dei, che ci racconta:

Vuol dire che molti di quei “dischi volanti” che si possono scorgere nei dipinti analizzati ad una prima occhiata, in realtà non sono altro che dei simboli funzionali al racconto della scena. Per esempio, nelle Annunciazioni, il raggio di luce che esce dal “disco” nel cielo, non è altro che la rappresentazione ideale dello Spirito Santo che, proveniendo da Dio, “feconda” la Vergine. In altri casi, quelle che sembrano nuvole, ma potrebbero anche somigliare a dischi volanti, in realtà sono davvero nuvole, realizzate in modo particolare, sintetizzate con sigle grafiche che in taluni casi tendono a diventare una vera e propria firma dell’autore, permettendo a noi Storici dell’Arte di riconoscere la sua mano e dunque attribuire un’opera di autografia incerta. In altri casi ancora si vedono dei soli, o delle lune che sembrano strani oggetti volanti, si trovano di solito nelle Crocifissioni, ai due lati della testa di Cristo. Ebbene essi non sono altro che ciò che rappresentano: il Sole e la Luna che, secondo quanto raccontato nei Vangeli, comparvero contemporaneamente nel cielo nel momento in cui Cristo morì sulla Croce.

Certo, il video è realizzato in modo totalmente funzionale all’enfatizzazione della tesi presentata, i particolari riconosciuti come “dischi volanti” sono ingranditi decine di volte, isolati dal resto del dipinto, completamente estraniati dal loro contesto così da non somigliare a niente di immediatamente riconoscibile, tanto da suscitare il dubbio legittimo che si tratti veramente di oggetti extraterrestri.

In realtà, da un’analisi globale, che tenga conto sia delle componenti artistiche che di una prospettiva storica e culturale assolutamente necessaria, quando si parla di arte antica, emerge in modo piuttosto palese come non si possano riconoscere dei dischi volanti, siamo soltanto noi, uomini del XXI Secolo, che riusciamo a vederli, poichè ci è del tutto estraneo o quasi il bagaglio culturale ed iconografico tipico del periodo in cui quei dipinti furono realizzati.”

Per l’analisi delle ultime due immagini vi rimando a domani, ché qui s’è fatto tardi, devo oliare la mia sega elettrica e andare a punire qualche bufalaro…

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