I segni degli zingari

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Questa volta parliamo dell’archeologia delle bufale e dell’allarmismo italico, perché questa storia è in giro da prima che esistesse Internet, è stata sbufalata e trattata più e più volte ma come diciamo sempre la mamma degli uTonti è sempre perennemente incinta.

La crisi sta portando all’esasperazione migliaia di famiglie italiane e, allo stesso tempo, sta creando innumerevoli piccoli gesti di criminalità tra cui furti e rapine all’interno delle abitazioni…..Se vi capita di trovare questi simboli nella vostra abitazione fate attenzione poichè potrebbe averlo fatto qualche zingaro.

Che dire c’è da spaventarsi, magari casa mia è stata presa di mira da malintenzionati, gente per cui la vita non ha valore, ladri, stupratori, assassini…

Il bravo Paolo Attivissimo ne parlava già nel 2005, ma evidentemente lo faceva per un pubblico d’elite, la massa, il grande pubblico nazional popolare è arrivato online solo negli ultimi anni…e quel pubblico è ignorante in materia, se legge su un sito che le cose stanno così ci crede in pieno, crede, forse, che ogni cosa pubblicata online sia verificata da qualcun altro, che ogni articoletto di giornale abbia complicati strumenti di fact checking…e che se viene pubblicato allora è vero.

Noi sappiamo bene non esser così, perfino giornali come il Corriere della sera ormai usano come fonti degli spacciatori di bufale professionisti, non possiamo più fidarci di nulla, se non delle nostre capacità intellettuali nel capire se e quanto una notizia possa esser buona o meno.

Nel caso dei segni degli zingari posso dire che le prime segnalazioni esistenti risalgono addirittura agli anni ’60 del secolo scorso, ma il vero caso esplose negli anni 90 con l’avvento dell’email. Le catene di Sant’Antonio che ne parlavano dicendo di far girare la cosa il più possibile erano seconde solo a quelle dove si parlava di gattini fatti crescere in bottiglia e la cosa girò,  girò così tanto che nel 2001 il quotidiano Il Domani di Bologna raccontò in un articolo che uno dei quartieri della città stava pensando se realizzare un opuscolo per spiegarli ai cittadini (opuscolo mai realizzato in quanto bocciato).

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Nel 2003 invece a parlarne fu il Gazzettino di Padova che intervistando uomini della Polizia di Stato cercava di rassicurare i cittadini, le parole usate furono queste:

Dobbiamo tenere impiegate le auto per tranquillizzare i richiedenti, molte volte al giorno – racconta un operatore – In tutta la città sono apparsi segni che vengono interpretati come “codici” usati dai nomadi per individuare gli appartamenti più interessanti. Quelli di cui si è parlato tante volte sui giornali”. Questi segni (che i lettori ritrovano nella foto in alto a destra), sono in effetti uno dei tormentoni giornalistici preferiti nei periodi di magra. Un po’ come la tigre di Gazzo Padovano, gli ufo sulle colline (soprattutto dopo le varie sagre del vino), i coccodrilli bianchi nelle fogne di New York. 

Insomma una Leggenda Metropolitana, leggenda che avrà sicuramente un fondo di verità, può essere che qualcuno negli anni 60 abbia davvero usato questo codice per segnalare case e abitazioni (ho detto può essere, non c’è prova che sia successo), ma OVVIAMENTE appena il codice sarà stato scoperto (sempre negli anni 60) e i giornali hanno iniziato a pubblicarlo chi lo usava avrà cambiato simbologie e metodi di segnalazione, che senso avrebbe un codice che negli ultimi 50 anni è stato stampato e pubblicizzato più e più volte?

Ma al tempo stesso che senso avrebbe un codice così fatto…io padrone di casa vedo dei segni fuori di casa, mi allarmo, sto in allerta, e al tempo stesso altri ladri potrebbero sfruttare lo stesso codice e rubare nella stessa casa …fregando così il lavoro a chi l’ha segnalata. Suvvia gente ci vuole davvero un po’ di testa a non esser uTonti di primo livello, se la notizia l’avete trovata su blog o quotidiani che leggete abitualmente, smettete di leggerli, chi pubblica questa robaccia non merita d’avere pagine online (o ancor peggio quotidiani stampati) disponibili al pubblico, sono tutte braccia rubate all’agricoltura (ma anche alla raccolta rifiuti).

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I segni esistono, ma NON SONO STATI COLLEGATI a furti e/o zingari da almeno 30 anni, sono piccoli graffiti fatti per vandalismo, noia o non si sa bene quale ragione, ma non esistono denunce in merito che ne avvalorino il significato che gli articoletti allarmisti che circolano per il web vogliono dargli.

Giusto per curiosità, tutta la cosa la si definiva bufala già in un articolo del 1977 che trovate ricopiato nel 97 qui: http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio1997/art027.html

Prima di noi anche l’ottimo Paolo Attivissimo, re dei debunker italiani ne aveva parlato, già svariato tempo fa!

maicolengel at butac.it

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