Ci sono articoli furbetti che escono solo in versione cartacea, rendendo obbligatorio l’acquisto di una copia del giornale per venire trattati. Onestamente non ci sto, non compro La Verità per trattare qualcosa del genere. In prima pagina, lunedì 8 gennaio:

Scandalo nei conti della beneficenza

L’Unicef gioca in Borsa i soldi delle donazioni fatte ai bimbi

Solo una piccola parte delle offerte all’ente dell’Onu per l’infanzia finisce a chi ne ha davvero bisogno. Su 60 milioni di euro raccolti ogni anno in Italia, ben 25 milioni vanno in spese. Altri 18 usati per azioni e case.

Come perculare il proprio lettore.

La cosa sbattuta in prima pagina col titolone sembra un’inchiesta esclusiva, qualcosa che nessuno ci ha mai raccontato, ma in realtà l’UNICEF pubblica ogni anno un bilancio molto trasparente, raggiungibile dal sito stesso dell’organizzazione. Quello a cui fa riferimento la Verità è stato presentato ad inizio maggio 2017. E cosa ci racconta questo bilancio? Capiamoci, i numeri sono numeri un giornalista non può avere raccontato sciocchezze su quelli. E difatti i numeri combaciano. Il problema è come vengono raccontati.

Senza bisogno di leggere l’articolo su La Verità potrei basarmi solo su quello che qualsiasi follower della testata, qualsiasi condivisore compulsivo ha potuto leggere: parte della prima pagina. Titolone in grassetto, evidenza sui soldi in Borsa, indignazione (in realtà, poi, basta cercare per trovare l’articolo fotografato e condiviso sui social).

UNICEF Italia non c’è stata, e ha risposto con un articolo pubblicato sul suo sito, e una formale richiesta di rettifica a La Verità. Ad oggi mi sembra che la rettifica non sia stata pubblicata o messa in evidenza in alcuna maniera, mentre l’articolo de La Verità è già stato ripreso da testate come VoxNews e pagine facebook affiliate.

Non vi sto a riportare tutto quello che risponde UNICEF, hanno già detto quanto era necessario sul loro sito, vi riporto solo le risposte ai quesiti che mi fate in tanti anche nelle segnalazioni:

Quando conserva le somme liquide disponibili, l’UNICEF Italia le investe “giocando in borsa” o comunque con attività speculative e rischiose?

Assolutamente no. Come prevedono le policies concordate con l’UNICEF Internazionale, il Comitato Italiano può unicamente far ricorso a strumenti finanziari di investimento caratterizzati da un profilo di rischio basso e che non presentino comunque rischi di perdita del capitale investito.
Di conseguenza, la nostra attività di impiego della liquidità è espressamente finalizzata alla protezione del capitale investito e alla ricerca di una tutela da qualsiasi deprezzamento dovuto all’inflazione o a cause di altra natura.
Spieghiamolo ridotto all’osso: se tu mi dai 1000 e io li metto su un c/c senza toccarli tra un anno saranno 970 con le spese del conto, forse anche meno. Io devo preoccuparmi che questo non succeda, e uso gli strumenti finanziari a basso rischio per tutelare l’impegno preso.

Cosa fa l’UNICEF Italia quando riceve dai propri sostenitori attività finanziarie o beni immobiliari sotto forma di lascito o di eredità?

Il desiderio genuino e profondo delle persone che effettuano un lascito testamentario all’UNICEF è che questi beni siano trasformati, un giorno, in progetti e programmi per i bambini meno fortunati al mondo. Il nostro dovere è di eseguire nel modo più scrupoloso ed efficiente possibile questa loro generosa volontà.
Quando un’eredità viene aperta e l’UNICEF Italia diventa intestatario di un nuovo immobile, è nostra cura porlo immediatamente sul mercato attraverso un’asta immobiliare al rialzo, che comporti la liquidazione del patrimonio e il suo trasferimento ai programmi sul campo.
Lo stesso avviene quando nell’asset ereditario compaiono titoli azionari o altri prodotti finanziari: di volta in volta si valuta se sia più conveniente liquidarli immediatamente o condurli a scadenza, in modo da ottimizzare la somma da trasferire ai programmi sul campo.
Tradotto in parole ancora più semplici, se alla vostra morte lasciate casa all’UNICEF lei s’impegnerà a venderla per realizzare il massimo profitto, quindi con asta al rialzo. Fino al raggiungimento del massimo possibile resterà come immobile di proprietà di UNICEF. Lo stesso vale per tutti i lasciti azionari o in fondi.

La Verità avrà rettificato spiegando i fatti? VoxNews di sicuro non l’ha fatto ed io se fossi in UNICEF chiederei anche a loro.

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Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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