Le Iene, i bordelli gay e lo UNAR

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Quella di cui andiamo a parlare non è una bufala, ma solo l’ennesimo caso di servizio giornalistico fatto coi piedi. La scusa come sempre sarà la solita: “abbiamo solo raccontato una storia”. L’avrete già capito, stiamo parlando delle nostre amiche Iene, che l’altra sera hanno denunciato come alcuni soldi delle nostre tasse, a detta loro, servano a finanziare dei club gay.

La notizia è stata ovviamente cavalcata da tutti. Perché poter attirare lettori (o spettatori) senza fare sforzi è utilissimo per chi fa informazione. Tanto il lavoro scandalistico l’hanno già fatto Le Iene, ai giornalisti che riprendono la notizia serve pochissimo per imbastire articoli e servizi tv.

Le segnalazioni anonime

La storia è semplice, le Iene su segnalazione anonima (amo questi “informatori” che non ci mettono mai la faccia) hanno fatto verifiche in un club gay dove sembra che si pratichi anche la prostituzione. Il suddetto club è associato a un’Associazione senza fini di lucro che riceve un finanziamento dall’UNAR.

Quindi le Iene disgustate da quanto avevano visto hanno denunciato la cosa al presidente UNAR, che al momento si è dimesso, dichiarandosi schifato dalla macchina del fango televisiva.

E non ha tutti i torti. Le Iene hanno sicuramente raccontato la storia che volevano, ma come sempre senza alcun approfondimento, gettando discredito su una parte importante del dipartimento per le pari opportunità.

Cos’è l’UNAR?

L’UNAR è l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, e col clima che abbiamo in Italia al momento credo che sia un ufficio importante. Combattere le discriminazioni è sempre importante, specie se siamo in un momento di emergenza profughi e dall’altra parte abbiamo partiti che fanno leva proprio sul razzismo per raccattare voti indignati.

L’UNAR devolve soldi a progetti di vario genere, tutti però devono essere approvati dall’ufficio stesso e devono sottostare a determinati criteri di valutazione. Qui potete trovare il bando nella sua interezza.

55mila euro

A dicembre 2016 viene definita la lista delle associazioni che hanno diritto a dei fondi per finanziare i progetti presentati, tra le altre c’è anche ANDDOS, Associazione Nazionale Contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale, che ha diritto ad un fondo di 55.560 euro, non il baule del tesoro. 55mila euro, una minuscola goccia nel vaso dei finanziamenti pubblici. Il totale dei finanziamenti attribuiti con il bando è di quasi 1 milione di euro. Ma se guardiamo le reazioni di alcuni politici sembra che si stia parlando di cifre abnormi e spropositate. Sia chiaro, anche un solo euro di finanziamento che andasse a finanziare la prostituzione è sbagliato, se la stessa non è regolamentata.

Ma davvero questi soldi andavano a finanziare locali gay dove viene praticata la prostituzione?

La risposta non era difficile darla fin da subito, ma evidentemente alle Iene importava poco informare il pubblico nella maniera corretta. ANDDOS con i soldi che dovrebbe ricevere (no, i soldini sono stati attribuiti solo a dicembre e oggi non ancora distribuiti) aveva messo in cantiere un progetto specifico. Non se li mettevano in tasca e chi s’è visto s’è visto. E non è che i club affiliati ANDDOS siano di proprietà della stessa associazione, sono solo affiliati.


EDIT UPDATE:

Il progetto, che trovate qui, ANDDOS lo spiega così:

Accompagniamoci è un progetto di formazione e potenziamento dei Centri di Ascolto e Antiviolenza Anddos, strutture gratuite di ascolto e di aiuto già presenti in cinque sedi in tutta Italia dedicate all’inclusione di tutte le identità sessuali e al contrasto delle discriminazioni multiple. Il progetto è finalizzato a realizzare uno standard interdisciplinare di formazione per la prima accoglienza e l’intervento, riconosciuto dagli ordini professionali coinvolti, aumentare la recettività e l’utenza 3 del servizio su scala nazionale e locale, migliorare la capacità di offrire un servizio gratuito alle persone discriminate attraverso le consulenze professionali e grazie all’attivazione di gruppi pilota di auto-mutuo-aiuto regionali. A tale scopo, verrà realizzata una mappatura di reti di supporto locali e regionali pronte ad intervenire qualificatamente in caso di discriminazione – Associazioni, Enti pubblici, Forze dell’Ordine. Successivamente, verrà attivato un corso di formazione per operatori/operatrici di prima accoglienza e intervento provenienti da tutta Italia. Infine, verrà promossa una conferenza di approfondimento sul tema valida ai fini della formazione permanente degli ordini professionali degli avvocati e degli psicologi. L’iniziativa sarà supportata da una campagna di comunicazione professionale che possa rivolgersi a quelle tipologie più bisognose di aiuto e comprenderà un’iniziativa di crowdfunding per le persone più in difficoltà. Il progetto si avvarrà dell’importante partenariato con il Dipartimento di Psicologia della Sapienza Università di Roma e della collaborazione con l’associazione Wequal, network di comunicazione nato dalla campagna social OmofobiaStop.

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Possiamo tutti mettere le mani sul fuoco di cosa si faccia in tutti i circoli italiani, che siano ARCI, UISP o altre sigle? Io ho il chiaro ricordo (e volendo prove fotografiche) che in un circolo UISP bolognese, negli anni ’90, ogni mercoledì veniva fatta lap dance sul bancone del locale, cosa che non credo potessimo inquadrare nelle “attività sportive” all’epoca (oggi vedo corsi di lap dance in palestra quindi tutto è possibile). Ma sono sicuro che la dirigenza UISP non sapesse nulla, avremmo potuto denunciarli per sfruttamento del corpo femminile? No, sarebbe stata una sciocchezza, loro non ne avevano colpa, l’unico demente era il titolare del locale (insieme alla moglie) che aveva sfruttato un buco legislativo per metter su un locale per universitari arrapati. Tutto qui.

Chi andrebbe punito?

Sia chiaro, è giustissimo investigare su chi sfrutti la prostituzione, ma non credo che si possa puntare il dito contro UNAR, o anche la stessa ANDDOS; è compito dei primi valutare la bontà dei progetti che ricevono, è compito dei secondi essere trasparenti su come vengono usati i finanziamenti ricevuti. Ma la cosa finisce lì, se un club pratica la prostituzione non è con UNAR o ANDDOS che dobbiamo lamentarci ma con la Polizia e magari la Guardia di finanza. Che invece si attacchino le due realtà antidiscriminazione è sciocco. Lo si fa per sensazionalizzare, lo si fa per indignare, per dare a intendere al cittadino che lo si sta “tutelando” denunciando magagne. Ma in questo caso la si è fatta proprio fuori dal vaso. Si sono fatte accuse pesanti verso un soggetto che si è dimesso, senza che lo stesso avesse la benché minima colpa. La macchina del fango si è messa in moto e nessuno ha intenzione di fermarla. Interrogazioni parlamentari, denunce, tutto per un finanziamento a un progetto (che nulla ha a che vedere con i club gay) di 55mila euro. Lo sapete che 10 minuti di tempo perso in parlamento ci costano ben più di quei 55mila euro?

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Disinformazione

Ma con la sabbia negli occhi l’elettore non vede in maniera chiara, e i politici sono contenti, per qualche giorno delle vere magagne del paese sui giornali non si parlerà.

Il responsabile della comunicazione dell’ufficio UNAR si sfoga così:

Vorrei solo dire a chi con tanta enfasi sta riempiendo la mia bacheca di insulti gratuiti e mi telefona in anonimato per aggredirmi in modo violento solo perché lavoro all’Unar – scrive Fracassi su Facebook – che purtroppo non sapete con quale dedizione noi svolgiamo il nostro lavoro, dal direttore fino all’ultimo operatore che risponde al numero verde. Non conoscete l’ufficio e vi basate solo su un servizio che distorce la realtà”.

“Sono dispiaciuto per come è stato montato il servizio – conclude – noi non finanziamo associazioni ma solo progetti che abbiano esclusivamente una valenza sociale e che possano contribuire al contrasto contro le discriminazioni”.

Su molte testate e bacheche si legge di gente indignata che pur avendo compreso che 55mila euro sono pochi e che non è stato finanziato un club gay, insistono lamentando il fatto che lo UNAR è antirazzismo, mentre l’orientamento sessuale non riguarda la sfera etnico-razziale. Ma come sempre si tratta di pigri, che non hanno alcuna voglia di andare a verificare le info con attenzione. Basta difatti aprire la pagina dedicata al bando per trovare:

L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, di seguito UNAR, istituito con Decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215 presso il Dipartimento per le Pari Opportunità, emana il seguente Avviso per la promozione di azioni positive finalizzate al contrasto delle discriminazioni fondate su motivi etnico-razziali, sull’appartenenza religiosa, sull’orientamento sessuale e identità di genere, attraverso la promozione di attività culturali, artistiche, sportive, di comunicazione, di sensibilizzazione, di formazione e di informazione.

Le azioni positive che si intendono promuovere con il presente Avviso rappresentano la realizzazione di iniziative finalizzate a creare condizioni di pari opportunità per tutti, nonché a favorire una forte solidarietà tra cittadine/cittadini per una società più inclusiva e rispettosa delle diversità, secondo un approccio differenziato anche in relazione all’origine etnica, all’appartenenza religiosa, all’orientamento sessuale e alla identità di genere. Le politiche di “educazione al rispetto delle diversità” sono state oggetto, negli anni più recenti, di profonde riflessioni per una complessiva ridefinizione dei modelli e degli orientamenti di intervento, in considerazione dei cambiamenti occorsi e delle sollecitazioni che provengono dalle istituzioni internazionali ed europee, nonché dalla società civile.

La società civile…

Ma come mai le Iene non si fanno vive con le tante altre associazioni che cuccano soldi dallo stato (ben più di 55mila euro) senza presentare poi progetti che giustifichino tutti quei soldi? Noi su BUTAC ne abbiamo provato a parlare più di una volta, e non siamo gli unici, ma le Iene chissà come mai se ne sono sempre infischiate. Sarà che a toccare gli animalisti c’è sempre paura di perdere spettatori.

Non credo sia necessario aggiungere altro.

Lo sponsor di oggi è il farmaco che cura dalle tendenze lesbiche, in attesa che esca la versione per gli uomini.

maicolengel at butac punto it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.