L’IVA, la benzina e il secondo bollo auto

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Tempi grami per chi vive in Italia, come ci racconta questo post apparso sulla pagina Facebook Avvistamenti di creature mitologiche:

Si tratta della classica immagine populista, fatta apposta per attirare i like di chi ha fame d’odio, chi vuole indignarsi a tutti i costi. Sia chiaro anche a me scoccia se aumenta l’IVA, odio gli aumenti sulla benzina, come mi sta sulle scatole l’idea di un secondo bollo auto da pagare, sui soldi a MPS onestamente la penso in altra maniera, anche se so che gli indignati non comprenderanno mai. Ma condividere e far girare questa immaginetta è voler fare un po’ di sana politica di pancia.

Studiamo le quattro affermazioni.

  • Aumenta l’IVA

È vero, era previsto un aumento dell’IVA, aumento oltretutto bello grosso, tre punti in percentuale, dal 10% al 13% e dal 22% al 25%. L’ultima volta che era stata aumentata l’IVA era il 2013, ma nel 2017 l’IVA non aumenterà e lo si sa non da ieri, ma da fine dicembre, quindi Avvistamenti di creature mitologiche sta disinformando.

Come riportava la Stampa:

Il 2017 poteva portare in dote l’aumento dell’IVA di tre punti percentuali. Poteva. Sì, perché il passaggio all’imposizione del 13% e del 25% slitterà di un anno, a partire dal 2018. Infatti, la Legge di Bilancio per il 2017 ha neutralizzato l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto introdotto dalla clausola di salvaguardia della Stabilità 2015, un fardello pesante e decisamente poco popolare.

Nel 2018 quindi può essere che aumenti l’IVA, per ora nulla è certo, visto che ancora non sappiamo quando andremo al voto e chi sarà al governo quando sarà necessario stilare la legge di bilancio per il 2018.

  • Aumenta la benzina

È già aumentata, ma non per colpa di questo o quest’altro governo. No, la benzina purtroppo è aumentata per colpa di accordi tra i paesi che la producono, come ci spiegava WIRED a dicembre 2016:

Rialzi in arrivo sul prezzo di benzina e diesel. Il taglio alla produzione del petrolio nel 2017 dà i suoi primi effetti. L’aumento dei costi del carburante è la conseguenza dell’accordo traPaesi Opec e non Opec siglato nei giorni scorsi. Dopo anni le tredici nazioni che compongono l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) hanno trovato la quadratura del cerchio con gli altri undici stati che non ne fanno parte, tra cui la Russia, per ridurre il prossimo anno l’offerta di questi ultimi di 558mila barili di greggio al giorno.

  • Il secondo bollo auto

Qui la questione è più complessa, non sarebbe un vero e proprio bollo, ma l’equivalente della “vignette” che si usa in Austria e in Svizzera, un adesivo da applicare sul parabrezza che certifica che possiamo circolare su determinate strade statali. Non c’è ancora nulla di deciso, ed esiste anche una seconda opzione al vaglio dei tecnici per cui per ora parlare di questo “secondo bollo” come cosa decisa è abbastanza inutile. Il motivo di questa possibile nuova gabella per gli automobilisti italiani è dato dalla necessità di privatizzare l’ANAS, che fino a oggi ha ricevuto contributi statali per eseguire la manutenzione delle strade che gli competono sul territorio. Contributo che verrebbe meno con la privatizzazione dell’ente, e da qui la necessità di trovare vie alternative per non rischiare di trovarci con una rete stradale extraurbana bucata come un gruviera.

  • I soldi a MPS

E qui arriviamo proprio alla pancia degli italiani con i soldi che il governo ha stanziato per MPS che fanno gridare tutti allo scandalo. Chi sostiene che i soldi dati a MPS potevano andare ai terremotati è qualcuno che o non capisce nulla di sistema bancario e finanza (e allora sarebbe bene stesse zitto, o studiasse la questione prima di aprire bocca) o qualcuno che pur capendo la situazione sta cercando di portare acqua al proprio mulino indignando gli elettori. Le banche sono la spina dorsale dell’economia del Paese, se una banca fallisce la seguono a ruota gli investitori della stessa e rischiano anche tutti i correntisti. Difenderla e proteggerla è questione importante, anche quando la colpa della crisi finanziaria che sta subendo è della stessa banca che ha prestato senza sufficienti garanzie. Quindi sta allo Stato proteggere i cittadini che in quella banca hanno i propri risparmi, e lo Stato italiano questo ha fatto, come fanno tutti gli Stati europei, bene o male, da tempo. Anzi, a voler esser precisi l’Italia è uno degli Stati europei che ha dato di meno alle proprie banche negli ultimi anni, a differenza di altri paesi come Germania e UK ad esempio. Continuare ad indignare sull’argomento è sciocco.

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Non credo sia necessario aggiungere altro, tanto chi voleva informarsi l’ha fatto, gli altri continueranno a indignarsi, perché la pancia degli italiani è sempre affamata di bufale e disinformazione.

Restate scettici, restate diffidenti.

maicolengel at butac punto it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.