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Sfratti e profughi

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novantenne

Sempre colpa degli immigrati, ma proprio sempre eh. Siamo di fronte all’ennesima notizia data alla carlona.

Titolone a effetto:

Novantenne sfrattata da casa: «Deve far spazio ai profughi»

Articolo lungo come un comunicato stampa e pubblicato da tantissimi senza la benché minima verifica e lettura. Testo dell’articolo/comunicato stampa che spiega tutto, pur cercando di fare comunque leva sull’indignazione del cittadino. La chiave di lettura corretta è partire da questa frase:

«L’abitazione in questione – è finita all’asta tempo fa ed è stata correttamente rilevata». E fino a qui tutto normale. «Al suo interno però c’è una donna anziana di 90 anni che adesso non sappiamo dove debba andare»

Quindi c’è una signora novantenne che risiede in un’abitazione, la stessa struttura però già da qualche tempo è stata venduta all’asta, chi l’ha acquistata ha scelto di usare lo stabile per altri scopi, quindi l’ha data in gestione all’Acli di Cordenons che la vuole usare per accogliere dei profughi. Il proprietario, o chi ne fa le veci,  deve poter essere libero di farne ciò che desidera, nel rispetto delle leggi vigenti. Se è stata accettata dalla Prefettura la proposta dell’Acli questo significa che la struttura ha le carte in regola (non è occupata, o se lo è lo è in maniera irregolare) per poter ospitare i richiedenti asilo. Non è lo Stato a deciderlo, lo Stato offre la gestione dei profughi a chi si offre di darla (pagato, s’intende). Se la signora di novant’anni ha ancora un regolare contratto d’affitto non scaduto starà finché la legge glielo permette, altrimenti i proprietari dell’immobile (purtroppo per la signora) devono poterne rientrare in possesso.

Sul Messaggero Veneto i fatti venivano raccontati senza minimamente fare cenno a una novantenne da sfrattare:

La situazione è sotto controllo, ma la diffidenza da queste parti è di casa. «È chiaro che una notizia così non si dà a cuor leggero – ha riferito Fornasieri – quell’abitazione è ben strutturata. È una delle case più in vista di Pozzo e appartiene a un residente che in passato ha pure fatto attività politica

Io comunque comprendo benissimo la diffidenza, si parla tanto d’integrazione e poi si sceglie di mollare dodici stranieri, che forse sanno l’inglese e il francese, in un luogo così:

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Ovvio che chi abita lì da sempre e che parla magari più il dialetto che l’italiano possa esser sospettoso di tanti stranieri. Ovvio che se poi i giornali e i politici soffiano sulle braci può anche darsi che s’accendano e la diffidenza si tramuti in rabbia, il sospetto in paura.

Le parole andrebbero dosate in altra maniera ma purtroppo così non si raccolgono consensi e voti.

Cavalcare la diffidenza tramutandola in rabbia premia molto di più.

maicolengel at butac punto it

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