Il Giornale e tante altre testate ci hanno raccontato questa storia dal lieto epilogo. Peccato che molti (come Il Giornale online) l’abbiano fatto davvero male.

I fatti: a dicembre 2018 un ragazzo, Lorenzo Mori, ha un tragico incidente che lo porta in coma. Da allora nessuno della famiglia ha perso le speranze. Il Giornale (e con lui tanti altri) ci raccontano che il ragazzo fosse a un passo dall’espianto organi ma che si sia risvegliato di colpo. Per chi si limita a leggere i titoloni e poco più la notizia non fa altro che allontanare l’idea di diventare donatori d’organi. Questo è grave, gravissimo, perché la donazione d’organi è una di quelle cose che possono seriamente salvare vite.

Vediamo di raccontare i fatti un po’ meglio. Su FanPage spiegavano:

Lo scenario è così grave da convincere i genitori del diciassettenne a prendere una decisione molto importante: quella di donare gli organi del ragazzo se la situazione fosse precipitata.

Quindi non si era a un passo dall’espianto di alcunché, non c’era morte cerebrale ma un coma, che non significa affatto morte cerebrale. E difatti anche il Centro Nazionale Trapianti è dovuto intervenire a fare chiarezza sulla storia, come riporta Verona Sera:

il Centro Nazionale Trapianti è correttamente intervenuto per precisare che il prelievo di organi non può esserci nei casi di coma, ma solo nei casi di morte cerebrale. Lorenzo Mori si è risvegliato dal coma e non dalla morte cerebrale, condizione che implica l’irreversibile cessazione di tutte le funzioni dell’encefalo. La donazione degli organi del giovane sarebbe potuta avvenire nell’eventualità di morte cerebrale, eventualità che per fortuna non si è presentata. È un dettaglio importante perché chi firma il consenso per la donazione degli organi deve sapere che il prelievo avviene solo in caso di morte. Ed è grazie a questo gesto di generosità che ogni anno la Rete Trapianti salva la vita di migliaia di persone senza danni per il donatore.

Repubblica ci riporta anche il fatto che non c’è nulla di miracoloso in questo risveglio, anche se non tutti la pensano così:

Mamma Claudia è ancora confusa, guarda e riguarda il suo ragazzone biondo e non riesce proprio a fare a meno di dirla quella parola. “Miracolo, sì questo è un miracolo”, ripete e ancora si commuove. I medici del reparto di terapia intensiva gliel’hanno spiegato in tutti i modi che una ragione scientifica c’è dietro a tutto questo ma a lei piace chiamarlo miracolo perché è una parola che racchiude tutto: dramma, dolore e rinascita.

Sarebbe bello vedere gente ringraziare i medici invece del padreterno qualche volta, ma è evidente che finché l’informazione è ai livelli del titolone del giornale far capire ai lettori quanto faccia per noi la medicina oggi è difficile.

Io ritengo che tutti i giornali che non hanno riportato la storia nei giusti termini abbiano nelle proprie redazioni soggetti più vicini alla religione che all’informazione. Soggetti che andrebbero allontanati dalla possibilità d’informare i lettori. Giornalisti che sono lì non per passione nel proprio mestiere ma per cercare di spacciare costante disinformazione sui temi che stanno loro più a cuore. Pro Vita, antivaccinismo, fuffa varia d’ogni genere. Finché le redazioni non faranno un sano repulisti sarà dura poter contare su una vera e imparziale informazione giornalistica. Se anche un solo soggetto ha scelto di non donare gli organi per colpa di articoli come questo è un danno per la comunità. Ma d’altronde su Il Giornale online scrive Gioia Locati non possiamo aspettarci molto come comunicazione scientificamente corretta.

Non capirlo è grave.

maicolengel at butac punto it

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