La Fionda ci critica: rispondiamo

Come si critica chi fa debunking senza capire cos'è il debunking

Redazione Butac 28 Apr 2026
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Nei giorni scorsi il sito La Fionda, che nella sua pagina Chi Siamo si definisce sito di un gruppo di studiosi impegnati “nella lotta contro il femminismo”, ci ha dedicato ben due articoli firmati da Vincenzo Moggia. Il loro scopo è smontare i pezzi sull’educazione sessuale e sugli standard OMS che abbiamo pubblicato nelle scorse settimane.

I due articoli de La Fionda li potete leggere qui e qui. Riteniamo che leggerli sia istruttivo, non tanto per quello che Moggia scrive, ma per la tecnica sfruttata per smontare i nostri.

Il succo dell’argomentazione di Moggia è il seguente: l’articolo di BUTAC “difende” gli Standard OMS, ma gli Standard OMS contengono davvero riferimenti a “masturbazione infantile” e “identità di genere” per bambini 0-4 anni, quindi BUTAC non avrebbe dovuto confutare l’articolo della Fionda, ma lo ha fatto perché in realtà il suo scopo è fare propaganda ideologica spacciata per debunking.

Il problema è che questo non corrisponde ai fatti. Noi non abbiamo mai scritto che gli Standard OMS non contengano quei passaggi, ma abbiamo contestualizzato a cosa facciano riferimento. Nei nostri due articoli sul tema (due in questi giorni, ma tanti di più scritti in passato) abbiamo confutato che quei passaggi invitino appunto a insegnare la masturbazione ai bambini di 4 anni o, peggio, a sdoganare contatti inopportuni con i bambini da parte degli adulti.

Gli Standard OMS, come abbiamo riportato più volte, sono documenti che devono servire come riferimento per professionisti della salute e dell’educazione. Non sono un programma scolastico obbligatorio, ma un quadro di riferimento dal quale l’educatore può trovare come trattare gli argomenti in base alle necessità.

Lo dice l’OMS nelle FAQ ufficiali. Lo dice la Guida alla realizzazione. Trasformare un documento di indirizzo professionale in prova di un complotto pedofilo è avvelenamento del pozzo, avvelenamento da parte di chi preferisce che i giovani restino ignoranti su temi che li riguardano in prima persona.

Vale la pena notare che Moggia non contesta nessuno dei nostri link alle fonti primarie, non dice che i documenti che citiamo siano falsi o manipolati, non porta fonti alternative. Si limita a reinterpretarli, sostenendo che la nostra lettura sia ideologicamente orientata. Ma se le fonti sono le stesse, e sono pubbliche e verificabili da chiunque, il problema non è chi le cita: è chi decide cosa farne.

E per l’appunto La Fionda nei suoi due articoli ci accusa di avere un’ideologia. Non è detto che abbiano torto; visto che i nostri articoli hanno sempre un autore umano è ovvio che avrà le sue idee e le sue opinioni, ma quando si usano le fonti e si citano lasciandole di libera consultazione non si sta cercando di orientare il lettore, ma solo di fornirgli gli strumenti per farsi la propria opinione. Questo, a nostro avviso, è appunto il compito del fact-checker. Vederci dietro l’intenzione di convincere qualcuno di qualcosa secondo noi dice molto di più di chi accusa che di chi viene accusato.

L’avvelenamento del pozzo, invece, strumentalizza proprio quell’educazione così importante nel 2026: quella che, ad esempio, può aiutare un bambino a capire quando le attenzioni che riceve sono lecite e quando invece sono qualcosa da segnalare come pericolose.

redazione at butac punto it

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