5G, IARC e allarmismo

maicolengel butac 14 Ott 2019
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Un’amica mi segnala che nel suo Comune (Longare, in provincia di Vicenza) hanno “vietato la sperimentazione e l’installazione del 5G” e a me, quando ho visto il comunicato del sindaco, sono un po’ cadute le braccia.

Il divieto si basa principalmente su due nozioni, una classificazione dello IARC e lo studio dell’Istituto Ramazzini. Che nel 2019 si raccolga acriticamente l’allarmismo di un singolo istituto contro i pareri della comunità scientifica internazionale a me lascia allibito.

Dello studio pubblicato dall’Istituto Ramazzini abbiamo già parlato in abbondanza, e non solo noi. Oggi vorrei solo chiarire la questione IARC, sia per il sindaco di Longare (e i suoi cittadini) sia per chi ha letto la notizia sull’onda dell’allarmismo lanciato in rete da irrazionali.

Le classificazioni IARC

Lo IARC ha una lista divisa in più gruppi per classificare gli elementi che possono risultare cancerogeni sull’uomo. La lista si divide in quattro gruppi:

  • Gruppo 1, agenti che sono cancerogeni per l’uomo
  • Gruppo 2A, agenti che sono probabilmente cancerogeni per l’uomo
  • Gruppo 2B, agenti che potrebbero essere cancerogeni per l’uomo
  • Gruppo 3, agenti che non sono cancerogeni per l’uomo

Nel gruppo 2B sono presenti agenti, miscele e circostanze per cui vi sono limitate prove di cancerogenicità nell’uomo. La classificazione nel gruppo 2B riguarda circa trecento elementi, ad esempio l’acido caffeico, che troviamo ad alte dosi nel timo, nella salvia e nella menta. Il sindaco ha deciso di vietarne l’uso nel suo Comune? Timo e salvia in cucina si usano spesso, la menta pure…

Ma andiamo oltre: nel gruppo 2A, che è di pericolosità rischio cancerogenicità superiore più accertato del 2B, troviamo bevande calde come il caffè e il tè, cibi come la carne rossa, materiali come il bitume, mestieri come il barbiere e il parrucchiere, chi fa turni di lavoro che interrompono il ritmo circadiano; ma anche i caminetti di casa che bruciano legno e pellet, e altrettanto il semplice friggere qualcosa rientrano nella categorizzazione dello IARC superiore alle esposizioni al 5G.

Conclusioni

Un sindaco che davvero voglia applicare il principio di precauzione, invece che concentrarsi sull’allarmismo del Ramazzini, dovrebbe concentrarsi su tutte queste cose, comunemente usate nel suo Comune. E invece, per merito di un gruppo di persone che stanno cercando di diffondere il panico su tutto il territorio nazionale, ci si concentra sul 5G, con divieti e proclami che non hanno nulla di scientificamente corretto.

Davvero nel 2019 un’amministrazione comunale deve comportarsi così? Forse sarebbe il caso che il sindaco di Longare, insieme ai tanti altri spaventati dagli avvelenatori di pozzi, studiasse la materia – non sulle ricerche di chi sono decenni che allarma il Paese su varie materie (per poi venir smentito subito dopo), bensì sul parere della vera comunità scientifica. Parere che dice che il 5G non rappresenta un pericolo per l’essere umano. Non più di quanto non sia bersi un caffè tutti i giorni.

Ma è evidente come la lobby allarmista trovi terreno fertile in giro per lo stivale. Conto che nuovi soggetti apparsi all’orizzonte quest’anno, i membri del Patto Trasversale per la Scienza, siano in grado di contrastare al meglio queste derive pseudoscientifiche che allarmano i cittadini e portano amministrazioni comunali a compiere scelte sciocche.

Antivaccinisti e 5g

Nel frattempo sul carrozzone degli allarmisti sul 5G a dare manforte all’Istituto Ramazzini e al sindaco di Longare è arrivato anche Corvelva, quelli che fanno analisi sui vaccini e ci trovano dentro anche il Viagra


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