AdnVerify: redazionali o notizie verificate?

Verifichiamo se certificare le notizie su una blockchain può effettivamente contrastare la diffusione di disinformazione

maicolengel butac 9 Ott 2025
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Un nostro lettore ci ha segnalato un articolo apparso sul sito di una nota agenzia di stampa italiana, articolo che però oggi non tratteremo, in quanto la segnalazione mi ha portato a scoprire un’altra cosa, molto più importante, di cui credo sia il caso parlare.

Non so da quando, ma su Adnkronos ora è implementato un servizio che si chiama AdnVerify, che ha anche il suo logo dedicato. Spiega Adnkronos:

Certificazione News su Blockchain

Adnkronos si impegna a garantire innovazione costante, trasparenza e sicurezza nella diffusione delle notizie.

Come funziona la certificazione

La certificazione delle notizie su Adnkronos si articola in tre semplici passaggi: creazione dell’hash, registrazione sulla Blockchain e successiva verifica con garanzia di trasparenza

Cos’è la Blockchain

È un registro digitale sicuro e immutabile che, applicato alla certificazione delle notizie, garantisce l’origine e l’autenticità dei contenuti per contrastare la disinformazione

Perché AdnVerify è importante

Il progetto garantisce l’integrità e la verificabilità delle notizie Adnkronos, contrastando efficacemente la diffusione di fake news

E noi è su quest’ultima affermazione che vorremmo concentrarci, perché anche la notizia che ci era stata segnalata presentava il logo AdnVerify, ma si trattava di un classico comunicato stampa redazionale, con link alla fonte commerciale che l’aveva inviato: chi vogliamo prendere per i fondelli? Non era una notizia verificata.

Vorremmo che le cose fossero chiare per evitare incomprensioni. La certificazione usando la blockchain è, nella stragrande maggioranza dei casi, tanto fumo e niente arrosto.

La blockchain non può certificare la veridicità di una notizia

Quello che fanno i sistemi come quello descritto da AdnKronos è appunto prendere l’hash (un identificatore univoco e irripetibile, alla base tra le altre cose della tecnologia delle criptovalute) della notizia e registrarlo su una blockchain; questo però prova solo che quel contenuto esisteva in una determinata data in quella specifica forma. Ma non dimostra alcunché sulla qualità della notizia o della sua veridicità o autorevolezza. È un po’ come se io scrivessi che, con la mia fedele tavola da surf, ho cavalcato un’onda di 25 metri alle Hawaii: se registro la mia frase sulla blockchain voi saprete che l’ho detta alle 16:39 del 4 ottobre 2025. Ma questo non certifica che io abbia cavalcato un’onda di 25 metri, solo che in un determinato momento ho affermato una determinata cosa (che potrebbe essere una bugia bella e buona, ma forse no: vi lascio col dubbio).

Uno strumento tecnico usato come bollino di affidabilità?

Il bollino che ora Adnkronos appone alle sue notizie, come potete vedere qui sotto, è a nostro avviso fuorviante:

Molte persone, vedendo un timbro “ufficiale” come quello – e termini come verifiy, hash, blockchain, certificazione – credono che ci sia stata una verifica indipendente, quando invece nulla di tutto ciò è stato fatto. La notizia può essere vera come può essere falsa, ma non è stata verificata da certificatori indipendenti. L’unica informazione certificata è che è apparsa su Adnkronos in quella specifica data con quello specifico testo.

Non fidatevi dei bollini

A usare i bollini non è solo Adnkronos. Prima di loro, infatti, avevamo visto VoxNews fare uguale usando questo bollino:

Bollino che, se cliccato, non faceva altro che aprire la pagina di Google con tutte le notizie che riportavano testo simile, senza che venisse realmente fatto alcun fact-checking. Ecco, ci sembra che come funzione reale il bollino di Adnkronos sia molto simile: dare una parvenza di verifica che in realtà non è stata fatta, perlomeno non come pensiamo vada fatta la verifica di una notizia.

Innovazione o strategia commerciale?

Il sospetto è che dietro il bollino non ci sia un grande progetto di contrasto alla disinformazione, ma una società che vende servizi di notarizzazione su blockchain, confezionandoli come “arma contro le fake news”. In realtà, l’unica utilità di questo sistema è nelle dispute legali su chi ha pubblicato cosa e quando.

Utile? Forse. Risolutivo contro la disinformazione? Neanche un po’.

maicolengel at butac punto it

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