Cos’è un advertorial? Il caso dell’ernia
Cogliamo l'occasione del fact-checking a un "rimedio" per l'ernia per spiegare che cos'è un "advertorial"

Ci avete segnalato un sito dove viene presentato un rimedio per l’ernia, un sito costruito apposta per vendere uno specifico prodotto utilizzando una tecnica nota nel settore come advertorial. Ma partiamo dalle basi…
…cos’è un advertorial?
Un contenuto advertorial è un contenuto scritto in forma editoriale, come se fosse un articolo di giornale, ma che ha come unico scopo quello di venderci un prodotto specifico.
Le caratteristiche dell’advertorial sono:
- La narrazione in prima persona: il protagonista che racconta serve solo per accompagnare il lettore nel percorso che va dal problema alla soluzione dello stesso, passando attraverso tutti gli stati emotivi, che permettono al contenuto di parlare alla pancia e al cuore del lettore, anestetizzando il suo spirito critico.
- La fortuita scoperta: che avviene quasi sempre per caso, grazie alla rete, o alle parole di un amico che lo vuole aiutare, o addirittura alle parole di uno sconosciuto che ci vede doloranti per strada.
- Il gibberish scientifico: che serve per dare credibilità al prodotto, anche quando non esiste alcuna prova documetale che funzioni. Ma basta infarcire tutto il testo di termini che sembrano tecnico scientifici per fare sì che chi legge ci caschi.
- Recensioni non dimostrabili: uno dei punti saldi dell’advertorial è quello di affermare di avere legioni di clienti soddisfatti, contenti del prodotto ricevuto. Spesso lo si fa con finti testimonial, un tempo usando volti stock da cataloghi d’immagini in vendita, oggi usando volti (e commenti) generati spesso con IA.
- Senso d’urgenza: per funzionare al meglio a un certo punto nel testo deve comparire, all’inizio in maniera sottile poi via via più insiste, l’idea che quanto stiamo leggendo riguarda un’offerta speciale che durerà per pochissimo, e che se non compriamo entro poco rischiamo di perderla.
Il prodotto di oggi
E difatti il prodotto di cui parliamo oggi viene presentato dal fantomatico Marco Ferretti, 52 anni, bolognese, mogli e due figli. Marco ha un ernia L5-S1 diagnosticata tre mesi fa.
Tre specialisti, tre pareri opposti:
- operare subito,
- aspettare sei mesi,
- infiltrazioni di ozono.

Marco dice di aver speso 600 euro in visite che lo lasciano più confuso di prima. Poi, una notte, la scoperta su un forum: una cintura “decompressiva pneumatica” che si gonfia con una pompetta e nel giro di otto settimane gli riduce l’ernia da 8 a 4 millimetri. Il secondo ortopedico, quello che voleva farlo aspettare, si ritrova davanti alle nuove immagini e ammette: non serve più operare. Difatti basterà comperare – entro mezzanotte sennò finisce lo speciale sconto al 50% – la cintura ErgoCompress per risolvere il problema.

Cintura che ovviamente funziona senza ombra di dubbi visto il quantitativo di ottime recensioni (oltre 700, nessuna verificabile) e di letteratura scientifica (falsa) che ne attestano la bontà.
Il disclaimer
Questi prodotti vengono venduti in un terreno paludoso, e questo succede grazie al disclaimer che viene riportato in ogni pagina, in caratteri minuscoli rispetto al resto del testo. Vi riportiamo quello di ErgoCompress/ErgoTech:
© 2025, ErgoTech™ è progettato per offrire comfort e supporto quotidiani. Non è un dispositivo medico e non deve essere considerato un consiglio o un trattamento medico. Se ti è stato prescritto un cuscino specifico, sei ad alto rischio di piaghe da decubito, soffri di problemi circolatori o di qualsiasi altro problema medico, consulta il tuo medico prima dell’uso.
La responsabilità
Bello il disclaimer, vero? Peccato che poi ci fosse qualsivoglia problema con il prodotto i recapiti dell’azienda sono quanto di più fumoso possibile. Non esiste un “responsabile trattamento dei dati”, la mail è un’anonima Gmail, manca indicazione di Partita Iva, e il sito, pur con dominio .it, è registrato in forma completamente anonima. Quindi se avessimo problemi col prodotto sarà molto difficile far valere le nostre ragioni.
Concludendo
Purtroppo anche se domani PosturaViva dovesse chiudere il sito abbiamo visto che esistono altre pagine, sempre registrate in forma anonima, sempre con lo stesso prodotto con nomi e loghi diversi che fanno esattamente la stessa identica cosa. L’unico modo per contrastare la vendita di prodotti che non hanno alcuna vera funzionalità è quella di istruire sempre di più i potenziali acquirenti – o forse dovremmo chiamarli col nome giusto: le potenziali vittime.
maicolengel at butac punto it
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Immagine di testa di Annie Spratt su Unsplash