Quanto segue non è una sbufalata, ma un tentativo di approfondire una notizia che ho trovato circolare in rete grazie alla segnalazione dell’amica Laura.

Su molti siti in inglese dedicati a Israele e al mondo ebraico, a fine agosto sono apparsi articoli che raccontavano di come Amazon Uk avesse rimosso dal proprio catalogo una linea di magliette che mostravano l’uccisione di un ebreo da parte di un soldato nazista.

Il 24 agosto The Times of Israel titolava:

Amazon removes shirts with notorious photo of Nazi executing Jew

Ed è vero, sul sito di Amazon Uk erano presenti magliette che riportavano la fotografia nota come “L’ultimo ebreo a Vinnitsa” scattata durante l’Olocausto in Ucraina, che mostra appunto un ebreo mentre sta per essere ucciso da un soldato nazista.

The Times of Israel, e i tanti che dal 24 agosto parlano di questa storia, sono indignati che Amazon abbia permesso che venisse venduta questa maglietta. Quello che però nessuno spiega è che non si tratta di un prodotto venduto da Amazon, ma su Amazon. Si tratta di una maglietta virtuale venduta da un mercante esterno, che ha sfruttato Amazon come piattaforma su cui pubblicizzarsi. Non c’è particolare controllo da parte di Amazon su quello che viene venduto sulla sua piattaforma, se non sono loro a occuparsi della logistica e a conservare i prodotti nei loro magazzini. Basta pensare a quanti oggetti vengono venduti nei vari market internazionali con traduzione sommarie nella descrizione dell’oggetto.

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O i tanti libri di fuffa autoprodotti venduti solo sul market digitale, anche su quelli c’è pochissimo controllo da parte dell’azienda, non vengono letti, solo messi in vendita; non da Amazon (che ci guadagna una percentuale, ovviamente) ma da chi li ha scritti. Accusare Amazon di promuovere l’antisemitismo, perché tra i milioni di prodotti venduti da terzi c’è roba che riteniamo di cattivo gusto, significa non avere capito come funziona il sistema.

Ho provato a chiedere a Amazon notizie su chi avesse rimosso i prodotti, ma non ho ancora ricevuto risposta.

Quello che vorrei fosse chiaro è che non c’è un essere umano che verifica ognuna delle migliaia di nuovi articoli che vengono messi in vetrina sul sito quotidianamente. Chi apre una vetrina su Amazon può vendere quel che gli pare (legge permettendo). Ovviamente se molti acquirenti manifestano lamentele su un determinato prodotto ritenendolo inadatto, può essere che venga rimosso dalla vendita. Ma non è colpa di Amazon se quelle magliette erano in vendita, bensì di chi le ha create. Detto ciò Harma Art, produttore di quelle magliette, ha già rimosso tutti i suoi prodotti dal market inglese, alcuni sono ancora disponibili su quello francese, dove però non si trova più quella accusata di inneggiare all’antisemitismo. In compenso ne hanno una che si chiama Mémorial del l’Holocauste e che non mi pare possa essere accusata di diffondere ideali antisemiti:

Se guardate con attenzione capite che comunque anche queste felpe e magliette non sono realmente prodotte in serie. Si tratta di un classico negozio che stampa quello che volete sull’indumento che preferite. E non fanno nemmeno lo sforzo di stampare le foto che servono per il catalogo, prendono la foto e la incollano digitalmente sul prodotto:

Al tempo stesso, dallo stesso produttore e negli stessi colori, possiamo trovare una felpa con Hitler:

Ma è chiaro che non è un prodotto venduto direttamente da Amazon, chi vende materialmente la felpa di Harma Art è un venditore che si chiama Budarok Tees, che per 12,99 euro più 7,50 di spese di spedizione ve la farà avere entro il 14 settembre. Amazon è solo una delle piattaforme su cui questi venditori esterni hanno pubblicizzato i loro prodotti. Impossibile monitorare tutto, impossibile vietare sistematicamente la vendita di tutto.

Se guardate il loro catalogo su amazon.fr trovate dalle magliette sciocche a quelle sul 9.11, su Chernobyl, persino dedicate all’indipendenza della Catalogna, o questa, veramente brutta, dedicata a noi italiani:

FBI full blooded italian potete comperarla per soli 5,99 euro più spedizione… ma onestamente eviterei.

The Times of Israel spinge molto sulla narrativa che vede Amazon come il cattivo che vende prodotti antisemiti, che vengono poi rimossi su segnalazione di persone a cui quei prodotti danno fastidio. Io sono d’accordo che negare l’Olocausto sia qualcosa di terribile, e posso concordare che ci siano prodotti che probabilmente non dovrebbero vedere la luce degli scaffali di molti negozi. Ma trovo le tante accuse che ho letto nei commenti in rete contro Amazon esagerate. Ovviamente si tratta di accuse fatte da chi non ha la più pallida idea di come funzioni la vetrina Amazon sui prodotti non venduti direttamente dal sito.

Mi piacerebbe vedere la stessa foga con cui si attacca Amazon per libri e magliette che (secondo The Times of Israel) celebrano l’antisemitismo anche per i tanti negozi (anche italiani) che vendono l’immagine di Mussolini come anche quella di Hitler. Chissà, magari a furia di richieste e lamentele prima o poi anche da noi vedremo sparire vetrine così:

Lo scaffale con le bottiglie di vino con l’effige di Hitler e di Giovanni PaoloII in un supermercato di Garda (Verona), 8 agosto 2012.
ANSA/VINCENZO AMATO

Quello che è importante però è capire che non è Amazon a diffondere antisemitismo, ma che nel corso degli ultimi anni, a causa di un ritorno dell’estremismo di destra in Europa, esistono persone che hanno visto la possibilità di monetizzare, e ci provano in tutti i modi possibili. Anche vendendo magliette o libri (o bottiglie di vino) di pessimo gusto…

maicolengel at butac punto it

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