Un altro sito della nostra black list: laveritadininconaco. Sito che spero sia sconosciuto ai più e che ha pubblicato questa “parodia semiseria sulla nascita di una merendina“. La prima cosa che ho pensato, prima ancora di iniziare a vedere il video (che potete vedere qui), è stata: “Ganzo, un video sullo stile di How it is made, sarà sicuramente interessante”. Peccato che il mio entusiasmo sia scemato dopo i primi due secondi: si legge nella descrizione di Youtube “Gag di Carla Signoris”. Il problema non è quindi il video ma il sito che lo ha condiviso titolando a lettere cubitali:

ECCO COME DOVREBBE ESSERE UNA PUBBLICITÀ  DELLE MERENDINE PER BAMBINI !!

lasciando a intendere che quanto si dice nel video sia la realtà.

Sia chiaro, lo spuntino casalingo è mille volte meglio, sia come gusto sia come salubrità, di una merendina confezionata. Ma demonizzare così le merendine mi sembra eccessivo. A questo punto la sbufalata passo per passo è inutile. Ma ho voluto divertirmi un po’ cercando i vari composti citati. Almeno parliamo un po’ di chimica, argomento a me più congeniale di quelli che ultimamente vanno per la maggiore.

Partiamo sin da subito con un po’ di sano allarmismo: i semi di grano vengono irrorati con un fungicida. Vero, verissimo. Ma anche quelli di mais, di orzo, le patate, la segale, l’avena, le sementi ortive quali spinacio e pomodoro. A cosa serve la “concia delle sementi“?

Il trattamento alle sementi, comunemente chiamato concia, consiste nell’applicare sul seme in maniera precisa e localizzata sostanze (agrofarmaci, fertilizzanti o biostimolanti) finalizzate a contrastare l’azione di patogeni e  emergenza delle piante.

Questo permette di salvaguardare il valore del seme a beneficio della produttività e della qualità del raccolto, grazie agli effetti fisiologici della concia e alla maggiore resistenza delle piante agli stress abiotici.

È dimostrato che l’utilizzo di seme conciato, rispetto a seme non conciato, porta ad incrementi produttivi rilevanti. Infatti, si stima che senza l’utilizzo di semi conciati si potrebbero avere perdite di raccolto anche superiori al 20% e possibili incrementi dei costi fino al 200%.

Nel caso in cui l’azienda agricola voglia avere un’impronta più green, oltre ai classici prodotti chimici brutti e cattivi, detti banalmente agrofarmaci, esistono anche sostanze biologiche come questa. Invito tutti alla lettura di questo position paper di Assosementi di cui vi riporto un passaggio interessante:

I ruoli e le responsabilità nella concia delle sementi

L’azienda sementiera produttrice delle sementi è responsabile della corretta applicazione dei prodotti concianti, in particolare:
a) della qualità dell’applicazione del prodotto (distribuzione uniforme sul seme), e
b) del rispetto della dose autorizzata.

Ciò avviene tramite:

  • l’utilizzo di prodotti espressamente autorizzati per la concia delle sementi di quella determinata
    coltura, nel rispetto delle indicazioni contenute in etichetta;
  • la loro applicazione sul seme in condizioni controllate, all’interno dello stabilimento
    di lavorazione delle sementi;
  • il rispetto delle condizioni di sicurezza per gli operatori addetti alla lavorazione del seme;
  • l’etichettatura delle sementi conciate, che debbono evidenziare il prodotto impiegato.

Fanno invece capo all’azienda chimica titolare del prodotto conciante la produzione degli studi necessari per la valutazione della sostanza attiva e del formulato, ed all’autorità preposta la valutazione della sicurezza dei principi attivi e dei prodotti commerciali  e di conseguenza la relativa autorizzazione di impiego.

Bene, adesso sapete che tutte le sementi, anche quelle biologiche, subiscono il trattamento della concia. Ci hanno quindi riempito di schifezze per anni? Anche il contadino dietro casa che però è costretto a comprare i semi dalle aziende brutte e cattive, soprattutto quelle che trattano anche OGM? Di sicuro le aziende che giocano sporco ci sono, ma ovviamente se vengono rispettate le dosi e i tempi di sospensioni possiamo stare tranquilli. O preferite forse una bella tortina farcita con il Fusarium

Dopo la raccolta il grano viene affumicato nientepopòdimenoche con il tetracloruro di carbonio e il bisolfito di carbonio. A questa affermazione mi sono ribaltata dalla sedia, perché se la prima affermazione qualcosa di vero lo ha, questa nemmeno pare verosimile. Manca un link? Ah sì, quello del bisolfito di carbonio, perché questo composto non esiste. Fatevene una ragione, se mi metto a spiegarvi come mai non esiste non finisco più, magari inizierò prima o poi una guida di chimica, ma se volete nel frattempo potete cercare sul vostro libro di chimica delle superiori e con un po’ di ragionamenti potreste anche arrivare a capire perché il bisolfito di carbonio non può esistere. Dopo l’affumicatura viene irrorato con il clopirifos-metile, impiegato principalmente per altri tipi di colture (e comunque autorizzato dalla UE). Dimenticavo la parte più importante. L’affumicatura non è un trattamento previsto per il grano destinato alla produzione di farina.

Passiamo adesso alla macinatura. La farina per essere macinata riceve cloruro di nitrosile, acido ascorbico, anche noto come vitamina C: sostanza super tossica, è risaputo [SARCASMO], e nonostante tutto ammessa nelle farine e amilasi. In effetti l’amilasi, che è un enzima digestivo, ha il suo perché se aggiunto negli impasti, soprattutto se si tratta di prodotti industriali. Infatti l’impasto di base per preparare pane, biscotti, pasta e merendine consiste in farina, acqua, lievito, sale, zucchero e grassi. La farina contiene principalmente zuccheri, tra cui l’amido, e proteine. I lieviti, fermentando gli zuccheri, producono alcool e anidride carbonica che provocano l’aumento del volume dell’impasto. La panificazione e la produzione di altri prodotti da forno, soprattutto a livello industriale, sono anche una questione di enzimi. L’alfa amilasi è un enzima che, idrolizzando l’amido, produce maltodestrine e zuccheri semplici che vengono utilizzati dai lieviti per la fermentazione. Un obiettivo dell’aggiunta dell’alfa amilasi è quindi quella di accelerare la lievitazione.

Il lievito verrebbe trattato con silicato di calcio, noto isolante edilizio e anti muffa. Va bene che i lieviti e le muffe appartengono alla stessa classe (i miceti) ma così li uccidiamo ancora prima che possano compiere il loro lavoro. L’amido (quale, quello della farina?) sarebbe sbiancato con permanganato di potassio, un potente ossidante… che tutto ha tranne la caratteristica di sbiancare. Di solito il permanganato è viola e quando esplica la sua funzione il manganese passa dalla valenza +7 alla valenza +2 (quindi si riduce) diventando incolore (ah, i bei tempi dei laboratori di chimica e delle titolazioni goccia a goccia!). Nel caso in cui vogliate capire meglio il meccanismo delle ossido-riduzioni vi rimando ancora al libro di chimica delle superiori, in attesa della guida citata poco sopra (aspettate e sperate, prima o poi arriva…).

Le uova provengono da un allevamento industriale (la vedo difficile che le varie industrie dolciarie passino a fare la colletta delle uova dai contadini della zona) dove le galline sembrerebbero essere nutrite con coloranti, conservanti ed emulsionanti, così giusto per non farci mancare una bella maionese nella merendina (un po’ di mais e altre granaglie a ‘ste povere galline non glielo diamo? Nel caso sarebbe ovviamente mais OGM). Tra gli emulsionanti troviamo l‘alginato di calcio, così possono curare eventuali ferite interne causate dall’acido formico (conservante e antibatterico nei mangimi per animali d’allevamento. Nell’industria avicola viene a volte addizionato al mangime per eliminare i batteri della salmonella, identificato dalla sigla E236). Infine al pastone aggiungiamo la capsantina, colorante naturale (per la legislazione europea non ammesso nelle uova, come nessun altro colorante del resto, allegato II, parte A Tabella 2 punto 12 del Reg. UE 1129/2011) e il lignosulfato (???????) che forse potrebbe essere il lignosulfonato:

I Lignosulfonati (Ls) sono sottoprodotti dell’industria cartiera, caratterizzati da una struttura complessa e contenenti mono e polisaccaridi. Vi sono vari tipi di Ls: ammonio, calcio, magnesio e sodio. La loro aggiunta al terreno può modificare la quantità e la qualità della popolazione microbica (Soltani et al., 2002).

Infine alle povere galline verrebbero dati dei “conuresizzanti” come il glutammato di sodio “per permettere agli animali di ingurgitare tutto il resto”. Del resto povere, l’alginato di calcio non deve essere proprio facile da ingurgitare! Siamo a metà video e credo sia d’obbligo ribadire il concetto espresso in partenza: non si può prendere un video che nasce come gag e farlo passare per vero, poi la gente ci crede. Spero davvero che questo sito abbia pochi visitatori, ma il problema è che anche quei pochi possono crederci e diffonderlo gridando allo scandalo.

Il latte proverrebbe, ovviamente, da allevamenti dove le mucche sono alimentate con antibiotici e antiossidanti (un po’ di fieno no eh?), l’ascorbato di sodio (sale sodico del sopraccitato acido ascorbico) e il butil-idrossi-toluene, noto anche come E321 o BHT il cui utilizzo è regolato sempre dalla solita normativa. Tutta ‘sta roba non vorremmo mica somministrarla senza un bell’emulsionante quale l’alginato di propilene glicole o E405 e senza un po’ di conservanti quali acido acetico (E262), acido tartarico (E334) e acido propionico (E280-E283).

Gli oli sarebbero estratti con solventi come l’acetone e deodorizzati a 160°C con cloruro di zinco. Ok, qui spendiamoci due parole più serie. Quasi tutti gli oli diversi dall’olio extra vergine di oliva (olio di oliva, olio di sansa di oliva, olio di girasole, olio di arachidi…) subiscono dei trattamenti chimici quali l’estrazione con solventi (di solito si utilizza l’esano) e la successiva raffinazione o rettifica.

La raffinazione degli oli vegetali è una serie di processi industriali, che genera la stragrande maggioranza degli oli impiegati in settori produttivi come quello alimentare, farmaceutico e cosmetico. Per raffinazione si intende il trattamento dell’olio grezzo, dopo l’estrazione o la spremitura del seme (o del frutto, ad esempio l’oliva).

Vi sono differenti fasi che compongono un processo di raffinazione, le quali provocano trasformazioni di carattere chimico e fisico dell’olio, e differenti tipi di raffinazione, in relazione al prodotto che si vuole ottenere. […]

L’olio completamente raffinato è un olio neutro, praticamente un miscuglio puro di trigliceridi, e deve essere quasi incolore, inodore e insapore. Gli oli raffinati sono adatti ad essere impiegati per il consumo tal quale (in genere culinario, tipicamente per le fritture), per la produzione di alimenti (un esempio tipico è la maionese) o di cosmetici (olio di vinacciolo, olio di argan, e molti altri).

Quindi quando andate a comprare un olio di semi, sappiate che ha subito tutti i processi descritti nel link.

Anche le ciliegie subiscono trattamenti: decolorazione e ricolorazione per renderle di colore uniforme. Non ditelo a nessuno ma potrebbe anche essere che subiscano una preselezione sulla base delle dimensioni, passando attraverso diversi setacci.

L’estrazione per defecazione con calce ed anidride solforosa dello zucchero deve essere un nuovo procedimento industriale, molto più redditizio della coltivazione delle canne o delle barbabietole da zucchero, anche se non ho capito da quale animale provengano le feci da cui estrarre lo zucchero. Opto per le mucche di cui sopra. Si aprono nuovi orizzonti tecnologici in campo alimentare, anche perché l’azzurramento dello zucchero con il blu antrachionico mi mancava… ma non era uno dei 4 veleni bianchi? Il prof. Berrino potrebbe andarmi in tilt e decidere che lo zucchero azzurrato non è dannoso come quello bianco, ma solo se proviene dall’estrazione di feci di mucche cresciute sui monti insieme alle caprette di Heidi.

Ecco, io mi immagino a questo punto un gruppetto di mamme, quelle ben informate, che hanno visto il video, non hanno letto che è una gag e comunque non ci hanno capito nulla, ma tutti questi nomi snocciolati così di seguito hanno fatto rizzare le loro antennine e bollare come assolutamente nocive, cancerogene e pestilenziali le merendine, le uova, il latte, la farina, lo zucchero… bene, il gruppetto di mamme è al parco, l’ultima entrata nel club delle mamme informate è ancora troppo poco informata, tira fuori una bella merendina per il figlioletto e… vi lascio immaginare il seguito della scena. Non vorrei essere al posto della mamma poco informata…

Thunderstruck @ butac punto it

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