Stephen (Steven Eugene) Kuhn non è una fonte affidabile

Questa storia degli yacht ucraini sta quasi sfuggendo di mano

maicolengel butac 9 Giu 2026
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Ci avete segnalato un articolo apparso su Il Giornale d’Italia e sul blog di Maurizio Blondet, che titola così:

La lista d’attesa di quattro anni per l’acquisto di superyacht è interamente composta da funzionari ucraini…

E basa tutto l’articolo sulle parole di Kuhn, riportate – a quanto pare dalla firma a fine articolo – da Yulia Alekhina; peccato che Kuhn non fornisca alcuna prova delle sue affermazioni. Non viene fatto alcun nome che avrebbe fatto questi ordini, né viene identificato alcun cantiere navale che li abbia ricevuti.

Posso capire che, siccome la propaganda russa lo presenta come autorevole uomo d’affari americano, chi legge siti come Giornale d’Italia e Maurizio Blondet sia portato a fidarsi ciecamente. Ma Kuhn non ha alcuna connessione con l’industria navale, non ci sono motivi per cui dovrebbe avere indiscrezioni su un tema così specifico.

Chi è Kuhn?

Steven Kuhn è un ex soldato, oggi motivational speaker che vende libri e corsi online attraverso la sua azienda Take America Back Inc. Ovvero un soggetto che ha visto l’opportunità di guadagnare da questo rinnovato amore per i valori di destra:

Per farvi comprendere la scarsa affidabilità del Giornale d’Italia e Maurizio Blondet, Kuhn si chiama Steven Eugene Kuhn (come potete chiaramente leggere sulle copertine dei suoi libri qui sopra), ma entrambi i siti, abituati a copiare quello che gli viene passato da altra fonte senza farsi domande, lo nominano Stephen Kuhn. Che affidabilità ha una redazione che si comporta così? La cosa che un po’ spiace è che i colleghi di FACTA, che qualche giorno fa hanno già pubblicato una smentita della notizia, siano cascati nello stesso errore. Il motivo però in questo caso è probabilmente legato all’indicizzazione. Se chi vuole informarsi cerca Steven Kuhn non trova FACTA, se cerca Stephen Kuhn trova sia FACTA che i disinformatori. Kuhn comunque si chiama Steven Eugene, è così che firma i suoi libri. Anche sulla data del post di Kuhn FACTA sbaglia, parlano del 4 maggio, quando in realtà è del 26; inezia, sia chiaro, ma se anche chi fa fact-checking inizia a scivolare su piccoli dettagli c’è da preoccuparsi.

La cosa che fa un po’ sorridere è che Kuhn, prima di diventare leader di un progetto vicino all’estrema destra, aveva pure provato a fare soldi con libri per aiutare a dimagrire e restare in salute:

Ama l’Italia, e, secondo il suo profilo Instagram si dice buon amico con Andrea Bocelli; non che la cosa sia così importante, ma facendo così riesce a introdursi al pubblico italiano come amico del nostro Paese. Ma è un soggetto che non ha alcuna autorevolezza per parlare di barche e oligarchi ucraini.

La lista di yacht

Kuhn, e di rimando chi riprende le sue parole, fa il solito giochino tanto caro alla propaganda filorussa: usa qualche informazione corretta, la mischia con assolute invenzioni e lascia che il giudizio di pancia dei suoi follower (e condivisori) faccia il resto. Sì, perché nell’articolo si mischiano invenzioni complete – come lo yacht di Fedorov, già smontato anche da noi a inizio maggio – ad altri yacht realmente esistenti, ma acquistati ben prima della guerra. Alcuni sono stati sanzionati, alcuni sono al centro di dispute legali, ma questo mix di cose vere e false serve a Kuhn e al Cremlino per creare un collage propagandistico che parla alle pance.

Come la notizia diventa virale?

Facile, basta sfruttare un’agenzia di stampa dalle credenziali non particolarmente illustri, come la Namibia Press Agency, che pubblica la notizia come proveniente da Washington; ma poi, una volta pubblicata la notizia e permesso di rilanciarla ai canali vicino al Cremlino e all’estrema destra americana, come Patriots Win, la rimuove, facendone sparire le tracce.

L’unica fonte è lo stesso Kuhn, che in uno dei suoi millemila video, quello del 26 maggio, riporta che:

Ho appena parlato al telefono con un produttore di superyacht e ho scoperto che funzionari ucraini e le loro famiglie hanno ordini prenotati per i prossimi quattro anni. Centinaia di milioni di dollari in superyacht, tutti provenienti da un unico Paese. Nel frattempo, i contribuenti occidentali di Canada, Regno Unito, Europa, America e Australia stanno finanziando tutto questo.

Fosse vero ci sarebbero dettagli che invece mancano, come i nomi dei produttori, o di chi avrebbe fatto questi ordini. Tutto resta, come sempre, nebuloso.

Il problema è che i canali che rilanciano queste narrazioni basate sul nulla pubblicano oltre 45 contenuti al giorno, tutti di disinformazione o malinformazione, raramente pubblicano notizie verificate, come è possibile stargli dietro?

Non si può, ma si può almeno non amplificarle.

maicolengel at butac punto it

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