Non troppi giorni fa Carlo Sibilia ha annunciato il decreto micro-mobilità elettrica (lui dovrebbe essere del MinInt, non del MIT, ma lasciamo stare). Ovviamente è stato travolto dagli sfottò della gggente, dalla dialettica imbarazzante, nonostante il tema sia molto interessante. Cercare modi più “sostenibili” e pratici per muoversi è importante, soprattutto in un periodo in cui l’ambiente è oggetto di notevole attenzione, e hoverboard e monopattini elettrici sono nuovi veicoli che stanno crescendo in popolarità.


Per i più pigri esiste la versione video dell’articolo che state leggendo:

 


Su questi nuovi mezzi si discute da tempo in merito al loro essere legali o meno: c’è chi dice che lo siano, che bisogna immatricolarli o che proprio non possano circolare.

Vediamo, CdS (Codice della Strada, d.lgs 285/1992; tutte le norme citate, salvo diversamente indicato, si riferiscono a questo codice, vigente al 27/04/2019) alla mano, come stanno le cose, e perché serve un decreto a riguardo (ma forse non basta). Ricordo, come sempre, che non sono un esperto di legge, ma solo un appassionato che cerca di informarsi e potrebbe sbagliarsi. Ricordo inoltre che il meraviglioso sito normattiva.it permette di accedere alla versione vigente di ogni legge, con tutte le modifiche e i riferimenti normativi; potete quindi confrontare quello che dico con il testo attuale del CdS.

fonte immagine: https://medium.com/@mamblard75/shared-micro-mobility-goes-mainstream-d622cb87f8c4

Prima di tutto dobbiamo capire come siano questi veicoli: di base sono limitati a 25 km/h, hanno 2 ruote e sono a propulsione totalmente elettrica. Il motore di cui sono dotati non è ausiliario ad un nostro sforzo fisico, ma è il principale o unico propulsore. Per questo potremmo considerarli dei ciclomotori, ai sensi dell’art. 52, quindi dei veri e propri veicoli a motore di categoria L1e, secondo i criteri stabiliti dall’art. 47.

Di conseguenza, come richiesto dall’art. 72, devono essere equipaggiati con (semplifico) luci e fari, segnali acustici, pneumatici o equivalenti e dispositivi retrovisori, tutti omologati dal Ministero dei Trasporti (MIT).
Per usarli è richiesto anche il possesso di una patente AM, conseguibile a partire dai 14 anni, o di una qualsiasi patente superiore (tutte le patenti infatti, secondo l’art. 125, sono valide per la guida di veicoli della categoria AM), di una targa, del numero di identificazione sul telaio (art. 74), del libretto e della assicurazione.

Sorge un problema: gli hoverboard (e volendo anche i monopattini) non possono montare degli specchietti retrovisori in virtù della loro forma caratteristica (nemmeno i segway lo fanno, sebbene, volendo, se ne potrebbe montare uno). Questo li rende sostanzialmente illegali, poiché non rispettano il requisito sopracitato.

Tuttavia, si potrebbe voler applicare in questo caso l’art. 59, definendo questi veicoli come “con caratteristiche atipiche”. In questo caso spetterebbe al MIT, con apposito decreto ministeriale, a stabilire a quale categoria assimilare hoverboard & co., stabilendo quindi anche i requisiti necessari per la circolazione individuandoli da quelli già esistenti per le varie categorie. Dato che solo ora si sta muovendo tutto, presumo che nulla a riguardo sia stato fatto.

Qua si aprono due possibilità: vengono riconosciuti come ciclomotori oppure come velocipedi (ahimè improbabile, sebbene auspicabile).

Nel primo caso, probabilmente rimarrebbero tutti gli obblighi per i ciclomotori sopracitati, ad esclusione del possesso di dispositivo retrovisore. Questo sarebbe un problema per tutti i servizi di sharing esistenti o che entreranno presto nel mercato italiano: si troveranno infatti a dover richieder anche i dati della patente dei propri utilizzatori, una responsabilità non da poco (e immagino richieda accesso alle banche dati relative). Inoltre questa categorizzazione impedirebbe la circolazione su marciapiedi, piste ciclabili o nei parchi, fatto che li renderebbe molto meno appetibili. Non dimentichiamoci anche dell’assicurazione, costo non indifferente.

Tutto questo favorirebbe i comuni mezzi a motore (classico cinquantino, ad esempio), più potenti e “rombanti” a parità di requisiti.

Se invece venissero considerati velocipedi (magari con una modifica ad hoc del CdS) si eviterebbero tutti questi problemi, e sarebbe una mossa sensata, visto i ridotti ingombro e potenza dei veicoli, oltre che la destinazione d’uso, per l’appunto, per la “micro-mobilità”, più assimilabile all’uso di una bicicletta che non a quello di un motorino. Fin da subito, infatti, i produttori hanno limitato la velocità di questi mezzi a 25 km/h, proprio per sperare di rientrare nella norma relativa alle bici con pedalata assistita contenuta nell’art. 50.

È chiaro quindi che il MIT debba esprimersi in merito e regolare la questione. È probabile che questo venga fatto proprio all’interno del decreto (ministeriale, vorrei ricordare) “micro-mobilità elettrica”, ma non è detto. Tutto infatti deriva dall’art. 1, comma 103 della legge di bilancio 2019 (L. 145/2018), che prevede infatti un decreto (proprio quello sulla “micromobilità”) del MIT che definisca modalità di attuazione e strumenti operativi di una sperimentazione di questi mezzi, sperimentazione da eseguire, ovviamente, se e dove ogni comune deciderà. Il tutto è chiaramente provvisorio, in vista di una regolamentazione definitiva di questi mezzi, che sarà probabilmente frutto del confronto con la realtà e con i vari portatori di interesse (vale a dire, produttori e compagnie di “sharing”). Il decreto doveva essere emanato entro il 31 gennaio, ma siamo in Italia, non ci scandalizziamo. Si prevede infatti che il decreto sarà pronto per la firma di Mattarella entro l’estate (immagino inizio luglio).

Come al solito, si vedrà, e ci si augura che si agisca in fretta e con buon senso, senza imporre limiti o requisiti assurdi bensì ben ragionati: una normativa serve, il traffico e i “circolanti” vanno gestiti. Ma c’è modo e modo, sebbene non sia facile trovare il giusto compromesso.

That’s all folks.

(Ah, comunque, vediamo di smetterla di prendere in giro un esponente del governo per qualsiasi minima cosa, altrimenti si diventa un po’ patetici. La butto lì)

Patrick Jachini

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