Atti sessuali su una 13enne, i fatti (per quanto è possibile sapere)

Ancora un fatto di cronaca da riportare con cautela, ancora un'ottima prova del giornalismo nostrano

maicolengel butac 2 Set 2026
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C’è una notizia che il primo settembre ha fatto il giro delle testate italiane, ve ne riporto il titolo preso da SkyTg24:

Violenta 13enne in minimarket e gip lo assolve: “Era dispiaciuto”. Nordio invia ispettori

Open:

Torino, violenta una 13enne nel minimarket. Il gip lo scarcera: «Era dispiaciuto»

E la lista può andare avanti a lungo. Tutti, ma proprio tutti, usavano quel “violenta” nel titolo, e tutti sembrano aver attinto da quella che sembra essere la fonte, ovvero La Stampa di Torino che il 1 settembre all’una di notte aveva titolato:

Violenta una 13enne nel minimarket, scarcerato: “Ha mostrato dispiacere”

Quaranta minuti prima, nello stesso negozio, un altro abuso su una donna non ancora identificata

L’articolo è dietro paywall, ma leggendo gli altri si trovano alcuni dettagli, a partire dal fatto che al primo settembre nessuno aveva pubblicato l’ordinanza di scarcerazione del magistrato.

Quasi tutte le testate il 2 settembre hanno pubblicato nuovi articoli, dove quel “violenta” – che ha dato a intendere che fosse avvenuto uno stupro alla maggioranza dei lettori italiani, Ministro della Giustizia e politicanti vari inclusi – è stato modificato con informazioni più dettagliate sulla violenza. Non uno stupro, ma una palpata di seno:

La 13enne molestata dal commesso del minimarket scarcerato dopo due giorni: «Mi ha palpeggiato il seno». Lui: «Avevo bevuto tequila, ho sbagliato»

E la notizia della scarcerazione del colpevole cambia completamente ottica. Non cambiano però tutte le considerazioni che avevo fatto io ieri, primo settembre, e le domande che avevo posto alla redazione de La Stampa e alla giornalista che firmava il primo articolo, domande che sono rimaste inevase:

Cara redazione di La Stampa senza voler minimizzare l’accaduto: cosa si intende per “violenta”, si sta parlando esplicitamente di congiunzione carnale non consensuale o, come riportato nei tanti virgolettati che ho potuto analizzare, si parla di “atti sessuali” non meglio specificati. perché nel primo caso la notizia è gravissima, nel secondo andrebbe capito cosa sia successo. Perché atti sessuali è un cappello che comprende tante cose, dalla appunto congiunzione carnale, ai palpeggiamenti, all’esibizionismo, e per ognuno di questi le ordinanze dei magistrati cambiano, sulla base della gravità del fatto. Sarebbe bello faceste chiarezza no? Elisa Sola lei che ha scritto l’articolo può dare ulteriori informazioni ai lettori?

Grazie alla ricostruzione fatta da Lo Spiffero che ha letto l’ordinanza integrale, possiamo aggiungere i dettagli che chiariscono ulteriormente i fatti.

La violenza sessuale contestata consiste nel palpeggiamento del seno della tredicenne, ripetuto tre volte, dopo alcuni abbracci inizialmente accettati dalla ragazza: non uno stupro, come la maggior parte dei titoli ha lasciato intendere, ma nemmeno un fatto “minore” da derubricare. Resta un reato gravissimo, aggravato ulteriormente dall’età della vittima. Va inoltre corretta un’ambiguità presente in quasi tutta la stampa: la mancata convalida del fermo e la scelta di non applicare il carcere sono due decisioni distinte, con basi giuridiche diverse. La prima non ha nulla a che fare con il “dispiacere” dell’indagato: il gip l’ha esclusa perché mancava un concreto pericolo di fuga, ritenendo insufficienti gli elementi indicati dalla procura (assenza di residenza ufficiale, documento valido per l’espatrio). La seconda, l’obbligo di firma al posto del carcere, è motivata invece dal suo essere incensurato, dal comportamento collaborativo nel recupero dei filmati, dall'”effetto deterrente” attribuito al trauma dell’arresto e dalla “resipiscenza” dichiarata in interrogatorio.

Incensurato, collaborativo e “resipiscente”

Il punto realmente debole dell’ordinanza, semmai, è un altro: lo stesso gip riconosce un “concreto ed attuale pericolo di commissione di reati della stessa specie” e parla di “difficoltà dell’indagato a contenere i suoi impulsi” e nonostante questo ritiene sufficiente l’obbligo di firma. È una contraddizione interna al provvedimento, non un’opinione della stampa, e al massimo era qui che si poteva concentrare una critica più solida di qualunque tormentone sul “mi dispiace”.


Il dettaglio che ritengo molto importante è che da nessuna parte viene spiegato cosa sia realmente successo, o meglio, le descrizioni sono come quella di SkyTg24, un filo lacunose:

Il racconto della piccola vittima, ancora sotto shock, alla polizia è dettagliato. Poco dopo le 13 la ragazzina era uscita di casa per andare a comprare i succhi di frutta per lei e i fratelli. Voleva andare in un altro negozio ma aveva pochi euro e aveva quindi optato per il minimarket più vicino ed economico. “Mi ha regalato una bibita. Si è avvicinato per chiedermi se fossi fidanzata. Mi ha abbracciata. Mi ha chiesto quanti anni avessi. Gliel’ho detto. Ha risposto, sei molto giovane”. Poi, come scrive il pm Paolo Cappelli che coordina l’inchiesta, è stata “costretta a subire atti sessuali”. Per il pubblico ministero è evidente che l’uomo vada incarcerato in quanto “vi è il concreto pericolo che, se libero, commetta reati della stessa specie”.

Non c’è scritto che la giovane abbia subito uno stupro, anche se è quello che tutti hanno compreso, ma si parla appunto di “atti sessuali”, è proprio nel virgolettato. E quel virgolettato a mio avviso va spiegato, non per prendere le difese del colpevole – reo confesso che ha pure consegnato le registrazioni di quanto successo agli investigatori – ma per capire cosa dice davvero la legge.

Esiste un’altra ricostruzione dei fatti, riportata da Torino Today:

Erano le 13 del 28 agosto quando la vittima, residente vicino al minimarket, è uscita per andare ad acquistare alcune bibite. Come ha raccontato ai poliziotti, era già entrata in quel negozio in precedenza. Al momento di pagare, il cassiere le avrebbe anche chiesto se fosse fidanzata, dopo essersi informato sulla sua età. Lei gli avrebbe risposto di sì “per cercare di allontanarlo”. A questo punto, la situazione sarebbe degenerata, con toccamenti indesiderati, senza consenso, che hanno fatto sentire la ragazzina “disgustata”.

Non descrive una violenza carnale, non nel senso di stupro, come invece la maggioranza dei commentatori della notizia sembra essere certo che sia avvenuto. Capiamoci, la congiunzione carnale è ovviamente un atto sessuale, e se un over 40 avesse avuto una congiunzione carnale su una tredicenne non consenziente sarebbe sicuramente una violenza sessuale. Come spiegato su IUS Penale:

Prima della riforma gli atti diversi dalla congiunzione carnale penalmente rilevanti erano gli atti di libidine. La giurisprudenza aveva accolto una nozione di carattere soggettivo. Si riteneva costituisse atto di libidine «qualsiasi atto di manomissione del corpo altrui, non già soltanto nelle parti intime, diverso dalla congiunzione carnale e suscettibile di eccitare la concupiscenza sessuale anche, in modo non completo e/o di breve durata come ad esempio l’abbraccio, essendo del tutto irrilevante, ai fini della consumazione, che il soggetto attivo abbia o meno conseguito la soddisfazione erotica»

Ora sotto l’etichetta atti sessuali finiscono sia la congiunzione carnale, sia gli atti di libidine, e pertanto quando si parla di atti sessuali ci si riferisce anche ai palpeggiamenti e ai toccamenti vari, che possono appunto essere penalmente rilevanti. E secondo un’altra interpretazione del termine, sempre come riportato da IUS penale:

…il concetto di atto sessuale sarebbe più ampio di quello riconducibile alla violenza carnale ed agli atti di libidine, rientrandovi «tutti gli atti aventi significato erotico anche solo nella dimensione soggettiva dei rapporti soggetto attivo/soggetto passivo». Sono ricompresi, quindi, tutti gli atti espressivi della concupiscenza dell’agente, quali, ad es. quelli di esibizionismo, di voyerismo, ecc.

Nessuno di noi era in quel minimarket, come non c’erano i tanti giornalisti che hanno firmato gli articoli che stanno circolando. Sia chiaro, ritengo che l’episodio sia comunque gravissimo, nessuno deve permettersi di mettere le mani su nessuno senza che vi sia consenso da parte di entrambi gli attori in gioco, mai che poi mai se uno dei due soggetti è minorenne.

Questa mia considerazione si basa sulla lettura della giurisprudenza, ma senza che io abbia reali conoscenze giuridiche sul caso (come nessuno dei giornalisti che ne sta parlando al momento). Va detto per correttezza: l’ordinanza, nella parte riportata da TorinoToday, motiva la misura meno afflittiva con l’incensuratezza dell’indagato e il suo comportamento collaborativo, non con una valutazione sulla gravità dell’atto. Quindi la scarcerazione di per sé non è una prova che l’episodio sia stato meno grave di uno stupro: questa è un’altra domanda, a cui allo stato attuale non abbiamo risposta. Ma c’è un ultimo dettaglio che ritengo importante nel valutare quello che riportano le varie testate, girano tre versioni diverse di età e nazionalità del colpevole: Fatto Quotidiano, Sky e Open parlano di un 42enne bengalese; Il Messaggero di un 40enne bengalese; Libero Quotidiano lo chiama “Yaser Hassan, 38enne egiziano”. Chi ci avrà preso? Nel frattempo la vicenda è diventata anche politica: infatti il ministro della Giustizia Nordio, come riportato da SkyTg24, ha mandato ispettori al Tribunale di Torino, Fratelli d’Italia ha organizzato un flash mob in città e la senatrice Paita di Italia Viva ha annunciato un’interrogazione parlamentare.

Concludendo

La domanda che sorge spontanea è: ma prima di queste cose non sarebbe stato meglio chiedere di visionare le motivazioni dell’ordinanza di scarcerazione? Non sarebbe stato più semplice e meno costoso per la collettività?

redazione at butac punto it

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Immagine di testa di Nikita Kozlov su Unsplash

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