Le bandiere a Birmingham e il giornalismo di casa nostra

Un'iniziativa del Consiglio comunale di Birmingham riportata come se fosse la fine della civiltà occidentale

maicolengel butac 1 Set 2026
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La segnalazione di oggi arriva dall’interno, Noemi ha visto un titolo di TgCom24, e me l’ha inviato per una verifica. Il titolo di TgCom24 è questo:

Birmingham, consiglio comunale pronto a vietare l’esposizione di bandiere britanniche

E accompagna un servizio video che potete vedere a questo link.

Ma per comodità ho deciso di trascrivere tutto il video:

Le bandiere di Regno Unito e Inghilterra danno fastidio agli stranieri: la loro esposizione è vietata. Ha del clamoroso la decisione del Consiglio comunale di Birmingham, in cui il sindaco è britannico di origini pakistane. Qui Union Jack e Croce di San Giorgio sono considerati da alcuni simboli xenofobi o razzisti. Tutto comincia nell’estate del 2025, quando proprio a Birmingham nasce Raise the Colours, movimento che riafferma l’orgoglio nazionale e l’identità britannica per contrastare la crescente islamizzazione del Paese. Secondo l’ultimo censimento ufficiale, del 2021, i musulmani in città rappresentano il 30% della popolazione, più duecentomila in soli vent’anni: con questi ritmi si stima che possano superare i “locals” nel 2040. Movimento e organizzatori della campagna hanno negato di voler creare divisioni nella comunità, sottolineando al contrario l’impegno nel celebrare la storia e la cultura britannica. Come si fa? Davanti alla biblioteca della città è stata issata la bandiera della Somalia, per celebrare l’indipendenza del Paese africano. Mentre nel 2025, sempre a Birmingham, un 58enne straniero ha deciso di rimuovere ogni traccia di Croce di San Giorgio perché, ha detto, si sentiva a disagio: rappresenterebbero i valori dell’estrema destra, ha spiegato, arrivando a paragonarle ai simboli intimidatori del Ku Klux Klan. C’è chi parla di rinnegamento della bandiera nazionale a Birmingham, dove adesso è necessaria un’autorizzazione per esporla.

Cose simili le scrive anche Il Giornale, in un articolo con i seguenti titolo e occhiello:

“Bandiere inglesi vietate per sicurezza pubblica e coesione sociale”. A Birmingham scoppia la polemica La decisione sta creando molte polemiche nella seconda città dell’Inghilterra. Niente più bandiere nelle aree pubbliche, bandita la campagna Rise the Colours: “Siete stati conquistati”

In questo caso con un articolo firmato, con qualche dettaglio in più, ma comunque senza inquadrare la situazione come a nostro avviso andrebbe fatto per informare in maniera completa i lettori. Anche Simone Carabella, influencer molto amato negli ambienti populisti, ha realizzato un contenuto sullo stesso tema, e anche in questo caso vi ho trascritto quanto dice:

Quello che è accaduto è gravissimo, ma magari toglie le fette di prosciutto dagli occhi di chi ancora fa finta di non vedere. Birmingham seconda capitale britannica, non parliamo di una cittadina da 500 persone, seconda capitale britannica. Il sindaco è musulmano, ecco, a Birmingham hanno vietato di esporre pubblicamente la bandiera inglese. A Birmingham per ora ci sono riusciti, è come se a Milano vietassero di esporre la bandiera italiana… E lo fanno per non offendere gli stranieri sul territorio. Ecco, questo è l’Islam. Questo è quello che vogliono fare in Occidente. E allora dico agli amici inglesi: organizziamo la manifestazione, veniamo da tutta Europa, riempiamo Birmingham di bandiere inglesi, tedesche, francesi, italiane. Non avete capito, v’abbiamo sgamato, non ci riuscite!

I fatti, quelli corretti

Prima di tutto la falsità più grossa, ripetuta a pappagallo da tutti: Birmingham da maggio 2026 opera in “no overall control”, ovvero nessun partito ha la maggioranza. Il partito con più seggi è Reform Uk (23 su 101) seguito da verdi (19) Labour (17) Conservatori (16) indipendenti (13) Lib Dem (12) e il Partito dei lavoratori (1). La poltrona di leader del Consiglio comunale è vacante dal 7 maggio 2026. L’unica carica islamica nel consiglio comunale è quella di Lord Mayor, Zaker Choudhry, una carica cerimoniale senza alcun potere decisionale. La richiesta di bandire l’esposizione di bandiere porta la firma di Jane Baston che non è musulmana, e fa parte dei Verdi. Il fatto che più articoli o servizi riportino tutti lo stesso identico errore fa pensare ovviamente che stiano copiano dalla stessa fonte, perché per verificare che Choudhry non ha alcun potere bastavano pochi secondi, gli stessi che servivano per verificare la composizione del Consiglio Comunale, ma c’erano tutti gli ingredienti perfetti per far venire l’acquolina in bocca ai responsabili marketing delle testate: con titoli così si sbanca negli ambienti populisti-sovranisti.

Poi c’è un “dettaglio” riportato erroneamente: sia il servizio di TgCom24 che Carabella – che riprende TgCom fidandosi ciecamente (ma anche altri hanno fatto uguale) – riportano la decisione come se fosse un diktat quasi dittatoriale, quando al momento è solo una richiesta all’Alta Corte, richiesta che è stata presentata il 26 agosto, e finora (31 agosto) l’Alta Corte non si è espressa al riguardo.

Infine vanno letti i motivi per cui è fatta la richiesta, che non sono esattamente quelli riportati da TgCom24 e a cascata dagli altri. La richiesta non è di vietare le bandiere, ma di vietarle dai luoghi in cui sono state affisse senza autorizzazione. Sì, perché vedete, la storia va indietro di un anno. Quando alcuni residenti vicini ai movimenti di destra del Paese hanno appeso bandiere britanniche su pali della luce senza aver avuto alcuna autorizzazione. Per un po’ nessuno è intervenuto, fino a che è stata presentata una richiesta per capire come mai fosse stata data “carta bianca” a questa operazione (detta appunto Raise the Flag) e si è scoperto che carta bianca in realtà non era stata data. Il Consiglio comunale quindi ha inviato dei dipendenti comunali a rimuovere le suddette bandiere, dipendenti che in certi casi sono stati fisicamente attaccati da chi le bandiere le aveva appese. Da lì si è arrivati alla richiesta di cui parlano i giornali italiani. Vi pare sia la stessa storia?

Se io domani appendo bandiere italiane ai pali della luce della mia città, tempo una settimana il Comune le fa togliere, e se beccano che le ho appese io probabilmente mi fanno pure pagare una multa. Lo capite che c’è una grossa differenza con quanto è stato narrato?

Operation Raise the Colours

Il Giornale – ma sarà un refuso – poi fa riferimento all’Operazione Rise the Colours, che in realtà si chiama Operation Raise The Colours, ed è qualcosa di cui parlavamo su queste stesse pagine nel 2025:

Bandiere come simboli di pregiudizio, non di orgoglio – e con una distinta aria di minaccia. Benvenuti in Inghilterra, anno 2025

Una dinamica globale

La stessa dinamica si ripete un po’ ovunque nel mondo. E sì, dovremmo preoccuparcene. Anche in Italia è nato il Movimento delle bandiere. Ma da noi, per ora, pare che i giornali non abbiano molta voglia di affrontare l’argomento, né di collegarlo a ciò che sta accadendo altrove.

Non è una coincidenza che questa “trasformazione della bandiera in arma identitaria” stia avvenendo quasi ovunque e nello stesso momento. È abbastanza evidente che a spingere questa deriva siano gli stessi ambienti che diffondono altri tipi di propaganda. Lo scopo non cambia mai: metterci gli uni contro gli altri, convincerci che il nemico venga da fuori, costringerci a chiuderci dentro, a isolare i confini e noi stessi. Così, lentamente, abbandoniamo quel vento di libertà che aveva soffiato sull’Europa con la caduta delle frontiere interne all’Unione.

Sì, perché questa faccenda delle bandiere monta da oltre un anno, e non ha nulla che può farci ben sperare, come scrivevo nel 2025:

Non è un caso se le immagini che ancora oggi ci inquietano di più – a meno di non essere neonazisti o nostalgici del ventennio – appartengono al secolo scorso, quando bandiere con croci uncinate e aquile imperiali venivano agitate per “purificare la patria”.

In Australia, negli Stati Uniti o nel Regno Unito questo fenomeno si è manifestato meno, ma noi e i tedeschi non dovremmo dimenticare quel passato tragico e recente. I nostri nonni l’hanno visto in diretta, e non è stato un bel periodo.

Quelle bandiere sventolavano insieme a promesse di ordine e grandezza, ma alla fine hanno portato solo distruzione e morte.

Oggi si fatica a dirlo apertamente, ma il meccanismo che stiamo rivedendo è lo stesso: si parte da un tricolore, si invoca la “difesa dell’identità nazionale”, si parla di “ripulire le strade”, e pian piano si arriva a giustificare l’odio. La differenza col passato è che oggi le piazze sono virtuali: la violenza, per fortuna, non è (ancora) nelle mani, ma nelle parole.

Oggi le testate giornalistiche non vanno sull’esplicito, ma lasciano il lavoro sporco a chi, come Carabella, incita alla ribellione.

Sperando che qualche giornale un po’ più serio spieghi i fatti nella maniera corretta, mettendo in guardia da quest’uso ambiguo delle bandiere. Uso da cui noi di BUTAC cerchiamo di mettervi in guardia da oltre un anno, giusto per completezza:

maicolengel at butac punto it

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