La propaganda filorussa in Italia – Darya Dugina

Il servizio pubblico italiano riporta le parole dell'ambasciatore russo in Italia senza alcun contraddittorio

maicolengel butac 26 Ago 2026
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Nel giorno del mio compleanno su RaiNews compare quest’articolo:

Nel lucchese apposta una targa per Darya Dugina, con il sostegno del Comune

L’articolo non è purtroppo una bufala, riporta una notizia reale: la cerimonia per la targa è stata organizzata dall’Associazione per l’amicizia russo-italiana Cuore russo, col sostegno del Comune di Lucca. Il dettaglio che porta all’articolo che state leggendo è che RaiNews ha scelto, nel dare la notizia, di riportare senza alcun approfondimento le parole di Alexey Paramonov, ambasciatore della Federazione Russa in Italia, riprese dal canale social dell’Ambasciata. Vi riporto il paragrafo dell’articolo di RaiNews:

…il diplomatico secondo quanto riportato sui canali social dell’ambasciata, con cui “si è rinsaldato il ‘nerbo dell’amicizia’ tra i popoli della Russia e dell’Italia. Proprio qui, diversi eroi della Russia attuale sono percepiti come fossero i propri; la loro vita e le loro gesta costituiscono un esempio di dedizione all’umanità affinché il bene trionfi sul male. Oggi, al nostro comune ‘pantheon’ si è aggiunto il nome di Darya Dugina”L’ambasciatore Paramonov ha rimarcato come “da una parte c’era una giovane donna erudita, esperta di filosofia e proiettata verso il futuro”, “ispirata ai valori cristiani” e che “si destreggiava con le sottigliezze di Platone e Aristotele” e “dall’altra, gli attuali governanti dell’Ucraina che, con l’avallo dei loro sostenitori occidentali, si richiamano a nazionalisti trogloditi, a carnefici collaborazionisti di Hitler“, che, tra l’altro, “fanno fiaccolate e bruciano sul rogo i libri di Dostoevskij e Tolstoj, abbattono con fervore animalesco i monumenti a Puškin, all’imperatrice russa Caterina II (cultrice di Voltaire e fondatrice della città di Odessa), nonché agli ufficiali e ai soldati dell’Armata Rossa che hanno liberato l’Europa dal nazismo”. “Finora – ha sottolineato – né i politici, né i giornalisti hanno ritenuto opportuno condannare queste azioni criminali. Al contrario, per lo più cercano di giustificare le azioni terroristiche di Kiev, associandole all’attuale fase del conflitto in Ucraina”.

Tutto questo riportato nudo e crudo, senza alcun contraddittorio. Sia chiaro, io comprendo che RaiNews volesse dare la notizia, è nel loro diritto di cronisti, ma quando oltre alla notizia vengono riportate le parole dell’ambasciatore di un Paese che al momento è formalmente in guerra con un Paese europeo, quelle parole diventano automaticamente un comunicato propagandistico non firmato, pubblicato senza alcun filtro giornalistico su un sito che fa capo al servizio pubblico.

Non è cronaca, è amplificazione gratuita della propaganda che lo stesso Ministro Crosetto ha ammesso essere parte di una guerra ibrida cominciata anni fa.

Il contraddittorio di BUTAC

Ad oggi non esiste una certezza su cui sia stato materialmente l’esecutore dell’attentato, e sarebbe meglio rimarcarlo: né le intelligence russe né quelle europee hanno portato prove in un verso o nell’altro, ed occorre essere chiari al riguardo.

Darya Dugina

Dugina viene descritta unicamente come una donna erudita ispirata ai valori cristiani, ma andrebbe aggiunto che Dugina era sotto sanzioni di USA, Regno Unito e Australia per il suo ruolo nella disinformazione filo-Cremlino. Era la direttrice di United World International, sito che il Dipartimento del Tesoro USA collegava al Project Lakhta, l’operazione russa di interferenza informativa attiva anche nelle elezioni americane dal 2014, e scriveva con lo pseudonimo Darya Platonova per Tsargrad e RT, media di propaganda del Cremlino sanzionati nell’UE. Tra le altre cose definì gli ucraini subumani da conquistare.

Ovviamente questo non significa che meritasse di morire, nessuno lo merita, un’autobomba resta un attentato terroristico da condannare, ma l’articolo (o meglio, la velina) pubblicata da RaiNews omette troppi dettagli dando voce a chi, al momento, rappresenta un Paese che non è un amico dell’unione dei Paesi di cui facciamo parte. E non è BUTAC a dirlo, ma il nostro Ministro della Difesa.

I roghi dei libri

Paramonov poi sfrutta una delle carte della disinformazione russa, un’immagine forte, quella del rogo dei libri, proprio come in Farheneit 451, evocando l’immagine del falò pubblico in stile Bücherverbrennungen naziste, perché è utile alla sua narrazione contro gli ucraini. Ma le cose anche qui non sono come le racconta. È vero che ci sono autori che al momento sono stati banditi in Ucraina e i cui libri sono stati portati al macero, ma la richiesta del governo è stata di rimuovere autori che supportassero l’invasione russa, non tutti gli autori russi. E nessuno li ha bruciati in piazza, sono stati portati al riciclo. È vero che oggi in Ucraina è più difficile trovare in generale letteratura russa, e che praticamente tutti i libri in russo sono spariti dalle biblioteche municipali, ma più per un senso patriottico che per una vera censura come quella descritta da Paramonov.

I monumenti abbattuti

Nessuno nega che in Ucraina si sia deciso di rimuovere e abbattere monumenti russi e sovietici a Odessa, Dnipro e altrove. Ma si tratta di un processo ufficiale di “derussificazione”, avviato per legge dal Parlamento ucraino, con dibattito pubblico interno e opinione tutt’altro che unanime (a Odessa un sondaggio dava circa metà cittadini favorevoli alla rimozione, altri per il mantenimento con contesto storico). Quello però che va aggiunto all’equazione è che in contemporanea l’esercito russo, secondo Mykola Tochytskyi, ministro della Cultura ucraina, avrebbe distrutto oltre mille siti del patrimonio culturale ucraino con l’obbiettivo di sradicare dai territori occupati tutto ciò che rappresenta l’Ucraina.

Concludendo

L’articolo di RaiNews è di quelli che andrebbero riscritti di sana pianta, e probabilmente anche i possibili servizi TV che ne sono stati tratti, includendo nella narrazione tutto quanto spiegato qui sopra, e magari una spiegazione – che noi non abbiamo – del perché nel lucchese, con il sostegno del Comune, debba esserci una targa a ricordare Dugina.

redazione at butac punto it

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