I dati sulla criminalità e la percezione
La nostra percezione della criminalità nel nostro Paese corrisponde ai dati reali, o viene direzionata da media e politici?

Non passa settimana senza che ci vengano segnalati casi di criminalità sul territorio nazionale, casi che dovrebbero dimostrare come nel nostro Paese siamo sempre meno sicuri. Si tratta di un leitmotiv che ormai sentiamo ripetere da oltre una decina d’anni, specie da politici vicini alla destra, ma non solo.
Perché succede questo? La ragione principale è che molti, tra chi fa politica e chi opera nei media, hanno deciso di sfruttare a piene mani il detto “la paura fa novanta” e cavalcarla ogni volta che possono, anche quando in realtà i dati gli danno torto.
E due post sul tema, pubblicati sulle mie bacheche a seguito di un articolo di Federico Fubini che il 17 agosto sul Corriere spiegava queste cose, mi hanno purtroppo dimostrato (non che ce ne fosse bisogno) quanto la percezione sia falsata anche in chi si ritiene razionale.
Partiamo dai numeri
…quelli veri però, relativi al primo semestre 2026, che il Ministero dell’Interno ha da poco pubblicato.
Rispetto allo stesso periodo del 2025 vediamo come gli omicidi volontari siano calati del 15%, i furti dell’11%, le rapine del 12%, mentre truffe e frodi informatiche sono calate del 9%. Non male, no?
Infine in femminicidi, secondo i dati del Viminale, sono calati del 37% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Su questo numero però vanno fatte alcune precisazioni: il reato autonomo di femminicidio (art. 577-bis c.p.) è entrato in vigore solo il 17 dicembre 2025, quindi il confronto tra le due annualità non è del tutto omogeneo: delle 34 vittime del 2026, 26 sono classificate come omicidio volontario e 8 come femminicidio.
Sugli omicidi potremmo dire che sono in calo da oltre un secolo: tra il 1891 e il 1895 se ne contavano circa 2000 l’anno, tra il 2020 e il 2024 (probabilmente complice anche la pandemia) sono scesi a poco più di 300 l’anno. Dati che trovano appunto conferma anche nei numeri ISTAT.
Sia chiaro, non è tutto rosa e fiori: le estorsioni, ad esempio, sono raddoppiate negli ultimi anni, da 5400 a 12mila casi, e purtroppo va sottolineato che sul fronte delle violenze sessuali – dove il dato sembra essere calato del 7% rispetto al 2025 – siamo però il Paese che ha il tasso di denuncia più basso, e questo non significa che siamo il Paese più sicuro, ma un Paese dove le donne purtroppo non sempre denunciano quanto subiscono.
Ma a voi sembra che le cose siano completamente diverse, siete convinti che mai come ora avvengano stupri, furti nelle abitazioni e atti di volenza gratuita.
Il “numero oscuro” (usato male)
La prima cosa che mi è saltata agli occhi in seguito ai miei post è che tanti sono convinti che i dati siano quelli perché la gente, magari sfiduciata dalle istituzioni, non denuncia più.
Il numero oscuro significa proprio questo: quei reati che, non venendo denunciati, non vanno a comporre le statistiche ufficiali e quindi restano sommersi. Nessuno nega che questo dato esista: come avete visto, ci ho tenuto a sottolineare come nei casi di violenze sessuali in Italia ci sia al momento una propensione inferiore alla denuncia rispetto ad altri Paesi. Quindi occorre tenerne conto, è un concetto solido in criminologia, ma va usato con i dati alla mano, non come jolly per ribaltare qualunque statistica scomoda.
Nel caso degli omicidi il problema non si pone, la scomparsa di una persona salta agli occhi, e un cadavere non è così facile da nascondere. L’ISTAT quindi ritiene che in quel campo i numeri siano esaustivi del fenomeno, senza possibilità di smentita. ISTAT che ha pubblicato l’ultimo rapporto in merito a giugno 2025, rapporto che spiega meglio il dato sul “numero oscuro” facendo un confronto tra il 2015-16 con il 2022-23, che trovate qui.
Confronto che ci porta a questi numeri:
- Aggressioni: propensione a denunciare quasi raddoppiata, dal 19,9% al 40,6%; qui l’aumento è netto e reale.
- Furti in abitazione, furti di veicoli, borseggi, rapine: propensione sostanzialmente invariata.
- Scippi: la denuncia è addirittura diminuita, dall’88,9% al 68,2%.
- Reati informatici: denunce in crescita, dal 18,4% al 24,1%, ma restano tra i meno denunciati in assoluto.
Come potete vedere in quasi nessun reato osservato la propensione a denunciare è diminuita al punto da spiegare un aumento nascosto della criminalità. Dove cambia, cambia perlopiù verso una maggiore denuncia, fatta eccezione per gli scippi, che sono comunque un reato di scarsissimo numero oscuro data l’alta base di partenza.
Ma quindi?
Visti i numeri, la domanda che viene da farsi è: perché così tanti hanno una percezione all’opposto? Una percezione che li porta magari a votare per chi chiede misure d’emergenza contro una criminalità che in realtà è in calo. La risposta, come su BUTAC cerchiamo di spiegare da anni, è solo una, e l’avevamo anticipata a inizio articolo: politici e media hanno deciso di cavalcare paure e sensazionalismi, consci che sono quelli che muovono le masse, infischiandosene completamente di riportare correttamente i fatti e facendo crescere nella popolazione questa sensazione di insicurezza e pericolo che serve a vendere giornali, nonché raccattare visualizzazioni e consensi politici.
La paura porta le leggi
Il problema è che questo meccanismo viene poi sfruttato non solo per fare (dis)informazione e (pseudo)politica, ma anche per scrivere leggi che seguono il singolo caso di cronaca, senza una seria analisi dei problemi alla base. Leggi che convincono il cittadino di un’emergenza anche quando la stessa non sussiste. Fubini lo spiegava bene nel suo articolo sul Corriere, con esempi pratici.
Negli ultimi anni sono stati fatti ben undici provvedimenti in materia di sicurezza basandosi sull’eco mediatica del singolo caso, otto dei quali fatti sotto forma di decreto-legge, lo strumento che la Costituzione riserva ai casi legati a “necessità e urgenze”; e ci teniamo a evidenziare che non si tratta di un fenomeno in particolare della destra, come alcuni dei nostri lettori credono con convinzione, si tratta di un fenomeno che riguarda tutta la politica italiana. Ogni fazione, ogni partito ha imparato che così facendo si intercetta più facilmente il consenso. Rispondere all’emozione del momento (la paura) è sempre più visibile rispetto a una riforma strutturale silenziosa, anche quando i dati disponibili dimostrano che le priorità dovrebbero essere altreunsplas.
Concludendo
Io non metto in dubbio che in certe zone del Paese la percezione di un aumento della criminalità (ad esempio lo spaccio, o la maggior presenza di individui che vivono al di fuori della legge) corrisponda ai fatti. Ma l’analisi dei fatti ci dimostra che a livello nazionale nel nostro Paese la sicurezza è aumentata in molti campi. Quelli in cui bisogna ancora lavorare – come quello sulle violenze sessuali – vengono invece contrastati proprio da chi sostiene che siamo un Paese insicuro, perché purtroppo, spesso, quelli che remano contro l’educazione affettiva nelle scuole sono gli stessi che poi s’indignano quando leggono di uno stupro. Incapaci però di rendersi conto che più si fa cultura sul rispetto e sul consenso, più è probabile che gli episodi di abuso o violenza vengano denunciati prima che si verifichi un episodio ancora più grave. Ma io non sono un esperto di criminologia o psicologia del crimine, mi limito a riportare dati che altri hanno raccolto al mio posto. Sperando che qualcuno li legga e faccia le dovute considerazioni.
maicolengel at butac punto it
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Immagine di testa di niu niu su Unsplash