L’ombra MAGA su Lepore

Ci sono prove che gli attacchi delle ultime settimane contro il sindaco di Bologna arrivino direttamente dagli USA?

maicolengel butac 27 Ago 2026
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Nelle ultime settimane, specie quella scorsa, abbiamo visto tantissime testate giornalistiche italiane parlare della mia città, Bologna. O meglio parlare di attacchi che il sindaco Lepore avrebbe subìto.

La Repubblica:

Si allunga l’ombra Maga sulla campagna social contro il sindaco Lepore

Il Fatto Quotidiano:

Lepore a La7: “Migliaia di profili fake dagli Usa contro di me dopo la manifestazione per Fakir. Farò denuncia alla Polizia Postale”

Al punto che al Sindaco dopo varie minacce è stata assegnata la scorta, ed è stata fatta un’interrogazione parlamentare per fare luce sui finti profili che l’hanno attaccato.

L’antefatto

Il 19 luglio 2026 Abderrahim Fakir, 42enne di origini marocchine, muore mentre due agenti lo stavano immobilizzando a terra durante un fermo di polizia. Il giorno dopo il sindaco Lepore convoca un presidio in piazza Nettuno. La manifestazione, in gran parte pacifica, degenera in serata: un gruppo di manifestanti si dirige verso la Prefettura e la Questura, vengono lanciate bottiglie e bombe carta, la polizia risponde con idranti e lacrimogeni.

Da qui parte la mobilitazione contro Lepore: accusato dal centrodestra, a partire dal ministro Piantedosi, di aver “trasformato una tragedia in una polemica”, e sommerso da migliaia di messaggi d’odio e minacce di morte, tali da portarlo a sporgere denuncia e a ottenere la scorta.

La mobilitazione ha sfruttato anche pretesti falsi: tantissimi profili vicini al centro destra e anonimi hanno sostenuto che, ad esempio, per il capotreno Alessandro Ambrosio, ucciso in stazione a Bologna il 5 gennaio, non si fosse fatto nulla. È falso: la manifestazione si è tenuta il 7 gennaio, il sindaco vi ha partecipato, e il Comune si è costituito parte civile al processo.

Gli attacchi

Lepore, come quasi tutti i sindaci del PD che hanno amministrato la mia città, subisce attacchi anche violenti da parte dei tifosi della fazione opposta. Non è una novità, succede credo in tutte le città italiane da quando la politica è diventata una battaglia social. Ci sono gli screenshot degli attacchi e delle tante minacce che l’hanno raggiunto. Nessuno lo può negare. Ed è sicuramente documentabile che una larga fetta di questi commenti arrivi da profili anonimi: anche questo succede da oltre un decennio. L’avvento dei social ha fatto sì che i politici si siano lentamente spostati a fare politica online, e i detrattori si siano messi ad attaccarli nella stessa maniera. Meno piazze reali, più piazze virtuali, potremmo dire.

Tra i profili dei detrattori troviamo profili aperti da poche ore o giorni (“Nuovo profilo Facebook”), nomi che sono giochi di parole o personaggi di fantasia, Matt Murdock (sì, Daredevil), Drizzt Do Urden (un elfo di Dungeons & Dragons), Natho Predesthy, Andrea Andrea, Peppe Peppino e anche location incoerenti con il dibattito politico locale (Brasile, Baviera, Hawaii).

Il fatto che siano anonimi e si celino dietro nickname di fantasia di per sé non è prova che si tratti di account falsi. Quello che è assolutamente documentabile è che c’è stato quello che potremmo definire un coordinamento di attacco, ma fa parte di come si fa politica nel nostro Paese (e non solo) da oltre un decennio. Fratelli d’Italia ha fatto un post sulla propria bacheca social che rimandava a un modulo Google per chiedere le dimissioni del sindaco, tutto alla luce del sole.

I numeri

Partiamo col dire che il motivo per cui si parla di account falsi è l’aritmetica dei like: la pagina Fratelli d’Italia Bologna, quando ha lanciato la petizione, aveva circa 11mila likes, ora sono quasi 15mila.

Il post in cui si chiedono le dimissioni ha raggiunto 26700 reazioni (quasi due volte e mezzo i follower), quello in cui si mostrava la piazza e gli scontri ne ha raggiunte 66100, sei volte i follower. Solitamente un post organico raccoglie reazioni da una frazione dei follower, non da un multiplo. Sui primi 250 like di questi post, solo circa il 10% risultava geolocalizzato a Bologna, oltre il 60% dichiarava una località diversa, ben oltre il 4-5% di traffico anomalo che dichiara Meta stessa come fisiologico.

Da qui si arriva all’accusa che una parte del dibattito contro Lepore sia artificiale, fatto apposta per gonfiare la percezione dell’ostilità nei suoi confronti. E questo coincide con quello che appunto vediamo da oltre dieci anni nel dibattito politico online; il primo in Italia a capire e sfruttare queste dinamiche è stato Grillo, seguito a ruota da Salvini con la sua Bestia.

Ma quindi i MAGA?

Quindi, il dato è solido, abbiamo un volume di interazioni sproporzionato rispetto ai follower, una quota anomala di profili con indicatori di inautenticità. E infine abbiamo un traffico proveniente dagli USA che è fuori scala rispetto alla media europea. Lo dicono gli strumenti tecnici per queste analisi, come Talkwalker e Crowdtangle.

Il problema è l’interpretazione che viene data ai numeri. Si parla di traffico USA perché per gli Stati Uniti i metadati geografici sono disponibili e analizzabili, mentre per altri Paesi (Russia e India, ad esempio) non lo sono alla stessa maniera. Quindi vediamo l’anomalia americana perché è l’unica che i nostri strumenti sono in grado di misurare, non perché sia necessariamente l’unica ad esserci, né la più rilevante. Ma sul fronte regia non esiste una singola traccia che ci sia appunto un’ombra MAGA sugli attacchi a Lepore. Titolare come se fosse cosa accertata significa disinformare.

Per verificare la tesi da un’altra angolazione, ho potuto accedere al materiale raccolto da Alex Orlowski, cofondatore di StopHate&Fake e esperto di sicurezza informatica, che ha mappato con un tool di audience-overlap i profili che hanno commentato e messo like ai post di FdI Bologna e di Lepore nelle settimane calde.

Il risultato, sui 795 profili che il tool è riuscito a identificare: nessuno risulta localizzato negli Stati Uniti. 229 sono in Italia, una manciata sparsa tra Svizzera, Germania, Spagna, Belgio e Sud America. E i commenti stessi, quando li si legge, non sono il prodotto di una fabbrica di troll in lingua inglese: sono “Dimettiti”, “DIMETTITI”, “Vergognati”, applausi e faccine, il repertorio classico del linciaggio da bar italiano sotto un post di un sindaco, non testo tradotto da chissà dove.

Va detto con la stessa onestà con cui ho riportato i dati poco sopra: questo dataset ha un limite grosso. Il 70% dei profili censiti da Orlowski non ha un dato-Paese disponibile, e sono spesso proprio i profili più freschi o più chiusi – gli stessi che destano sospetto – a sfuggire a questo tipo di arricchimento automatico. Quindi “non troviamo USA” non equivale a “non c’è nessun USA”: significa che, nella fetta di dati che siamo riusciti a verificare, non lo vediamo.

Concludendo

Sì, nessuno nega che ci sia una campagna di amplificazione artificiale contro Lepore, ed è documentata bene. No, non c’è la prova che sia MAGA a orchestrarla. C’è un’ipotesi, magari da approfondire, non una notizia già confermata. Chi scrive “si allunga l’ombra Maga” come se fosse un fatto acclarato sta facendo dell’interpretazione giornalistica travestita da cronaca. Ma più di tutto, a noi interessa sottolineare che niente di tutto questo è nuovo. L’amplificazione artificiale del consenso o del dissenso attorno a un politico è una tecnica che si usa da oltre dieci anni, a prescindere dal colore politico di chi la subisce o di chi la orchestra.

Quanto riportato sopra è stato scritto anche grazie a una collaborazione che ho da qualche tempo con Alex Orlowski, esperto di sicurezza informatica e fondatore di WaterOnMars, a livello personale, con cui siamo tra i fondatori di StopHate&Fake.

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