EBOLA-1710-14

Buongiorno.

Torniamo con un altro aggiornamento sull’epidemia di Ebola, di cui sempre più si sente parlare in questi giorni.

Partiamo dalle belle notizie. Il Senegal è tornato un paese Ebola-Free: sono passati infatti 42 giorni dall’ultimo caso diagnosticato nel paese! Discorso analogo può essere fatto per la Nigeria: [EDIT] se entro martedì non vi saranno nuovi casi di contatti con persone CONFERMATE come “infette”, anche lei potrà essere considerata Ebola-free.

Qualora anche la Nigeria fosse da escludere, gli stati in cui si sono registrati casi (e SOLO casi) di Ebola risulterebbero

  • Africa Subsahariana
    • Guinea
    • Liberia
    • Sierra Leone
  • Stati Uniti
  • Spagna

Secondo il CDC di Atlanta in collaborazione con il WHO, i casi in Africa Subsahariana ammontano a 8973 infetti con 4484 deceduti, dato aggiornato al 12 ottobre 2014. Qui una scheda informativa completa del CDC di Atlanta [AGGIORNAMENTO 18/10/2014] Mi rendo conto che i report del CDC di Atlanta sono indietro di quattro giorni. Per maggiori informazioni e aggiornamenti più puntuali, vi rimando al sito del WHO.

È necessario fare sempre una precisazione sugli altri paesi colpiti dall’infezione.

Nella Repubblica Democratica del Congo si sono registrati nuovi casi Ebola questa settimana, ma sono di un altro ceppo di Ebola. Si parla di una piccola epidemia non legata a quella in corso negli altri paesi.

In Spagna, la trasmissione del virus è avvenuta a causa di un allentamento nelle misure di contenimento. È un errore umano compiuto dall’infermiera, che risulta tutt’ora contagiata. A proposito, alla paziente è stato somministrato lo Zmapp; ora sta meglio.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, a Dallas è successo un piccolo pasticcio. Nello specifico, due infermiere hanno avuto contatti con il paziente zero; sono risultate infette e subito messe in isolamento. Purtroppo, una delle due ha avuto il tempo di prendere un aereo mentre manifestava già i primi sintomi della malattia. Le autorità hanno subito intercettato le 121 persone che si trovavano a bordo dello stesso aereo e sono tutti sotto osservazione.

Questa situazione richiede tempismo, da parte delle strutture sanitarie, nell’isolare i possibili casi infetti e per prevenire un focolaio epidemico. Vorrei però interrogarmi sul perché di questi due casi infetti.

Al momento posso solo fornire delle semplici speculazioni a riguardo. Come già avvenuto in Spagna, è probabile che si siano sottovalutate le norme di isolamento, e che il personale non avesse una effettiva esperienza nell’uso di queste pratiche. In ogni caso, bisogna intervenire per rendere più semplici e stringenti i sistemi di contenimento. Il personale sanitario deve inoltre essere formato ed aggiornato. Mi sembra assurdo che a una persona possa venire in mente di prendere un aereo nonostante conosca i sintomi e il rischio.

E ora, due dati veloci.
L’incubazione della patologia varia tra i 2 e i 21 giorni, ma il paziente risulta contagioso solo alla manifestazione dei sintomi. Il contagio può avvenire attraverso liquidi corporei di varia natura: saliva, lacrime, sangue, feci, etc. Il liquido infetto deve comunque superare la nostra cute per proseguire nel contagio. Il che significa che il virus può passare attraverso tagli o bruciature sulla pelle, ma anche attraverso gli occhi, la bocca; non si esclude la via sessuale. Il passaggio è difficile e sicuramente non è un passaggio per via aerea: in questo caso, il passaggio avverrebbe respirando la stessa aria dell’infetto, cosa che NON avviene con Ebola.
È interessante come il contagio possa avvenire anche prima della manifestazione dei sintomi, e cioè per via sessuale. Il virus Ebola può risiedere anche nello sperma, dunque il contatto sessuale è l’unico modo di infettare una persona prima che il paziente infetto manifesti i sintomi.

Non so voi cosa facciate in aereo, ma io in genere leggo un libro o guardo un film, quindi non c’è da preoccuparsi.

Per concludere questa piccola analisi è interessante notare che il contagio possa anche avvenire sempre attraverso lo sperma anche fino a tre mesi dopo la risoluzione della patologia.

Per quanto riguarda gli altri paesi, tutti i casi sospetti si sono dimostrati poi altre patologie. Mi sovviene il caso di ieri, avvenuto in Francia. Si tenga a mente che i primi sintomi della malattia sono estremamente aspecifici e sono condivisi da altre patologie anche tipiche dell’Africa Subsahariana, come la malaria.

Guardando l’epidemia dal punto di vista globale, la situazione nei paesi occidentali è ancora sotto controllo. Non bisogna farsi prendere dal panico. Vedremo ancora altri casi, accompagnati dall’ingiustificato allarmismo dei media e dei ciarlatani su Internet. Vi invito a informarvi prima di scendere a conclusioni affrettate. Io sarò qui con uno sguardo il più oggettivo possibile sulla situazione.

L’ultimo punto che vorrei trattare è il più importante e a un tempo largamente ignorato. La situazione in Africa Subsahariana nei paesi sopra indicati è critica: si rischia veramente un collasso delle strutture sanitarie già carenti in molte zone, nonché delle strutture sociali. Da tutte le parti partono appelli per un maggiore intervento con mezzi, uomini e strutture per prevenire una epidemia di proporzioni mai viste prima. Se non si correrà subito ai ripari, considerando Ebola, si avranno circa 1.5 milioni di infetti entro la metà del 2015 in quella zona del mondo. Solo allora la possibilità di una pandemia globale sarà davvero concreta, e sarà già molto tardi. Se si arriverà a questi numeri, l’epidemia durerà molti anni.

È necessario intervenire… ma come? I vaccini non sono ancora pronti, così come lo Zmapp. Il primo vaccino disponibile in grandi quantità sarà disponibile probabilmente dal 2016. [AGGIORNAMENTO 18/10/2014] I vaccini saranno disponibili a Gennaio 2015, con una scorta di 20.000 dosi per il Chimpanzee adenovirus 3. I vaccini hanno iniziato la sperimentazione umana fuori dall’Europa, mentre a Lusanne e Ginevra inizierà la sperimentazione umana fra una o due settimane. Nel frattempo, cosa si può fare?

Un interessante articolo pubblicato su Scientific American (qui la versione in italiano su Le Scienze) riprende le proiezioni matematiche da poco pubblicate dal CDC americano e da EuroSurveillance. In queste proiezioni, troviamo proposto come rimedio l’isolamento di almeno il 50% della popolazione nei paesi infetti – Liberia e Sierra Leone in primis – per evitare nuovi casi di contagio. Si tratta di un modello fortunatamente solo teorico, che mostra con la matematica come risolvere il problema. Può essere il punto di partenza per elaborare una strategia di isolamento efficace di determinate aree epidemiche per contrastare il dilagare della malattia. Come questo sia possibile senza ledere i diritti dell’uomo, io non lo so.

Spero di essere stato esauriente. E ricordate: se avete dubbi, qui da noi potete trovare risposte basate sui dati reali.

A presto,

PA