Oggi ci toccano non una, ma ben due bufale spaziali!
(Visto che è tempo di saldi, anche noi ci mettiamo a fare il 2×1)

Un sito ci propone due “sconcertanti anomalie“, una sulla Luna e una su Marte. In breve, su Google Moon sarebbero visibili delle “misteriose” strutture triangolari. L’ipotesi portata dai complottari, è che si trattino di basi segrete, forse umane forse aliene. Ipotesi sostenuta anche dall’ex agente FBI Ben Hansen, che cita rapporti -di fine anni ’50- che ipotizzano la costruzione di basi sul nostro satellite.
Su Google Mars, invece, sarebbe visibile una “misteriosa” struttura curiosamente simile alle tombe giapponesi del periodo Kofun. Pareidolia o resti di un antica civiltà marziana?

Andiamo per ordine.

Le “basi” lunari non sono altro che artifici grafici causati dal sistema su cui si basa Google Moon (e Maps e Earth e Mars in generale). Le mappe di Google Moon non sono formate da un’unica gigantesca immagine, ma da tante immagini distribuite su vari livelli, o tiles. Man mano che si ingrandisce l’area selezionata, Google Moon passa al livello d’immagini più adatto al livello d’ingrandimento.
Infatti, si può notare che questi punti appaiono quasi all’improvviso, ovvero quando Google Moon passa al livello d’immagini a più alta risoluzione. Caso vuole che a questo livello siano applicati più filtri, in modo da rendere le foto più vivide e dettagliate. Questi filtri, però, causano dei disturbi, soprattutto nelle zone dove c’è un confine netto tra luce ed ombra. Infatti, si può notare come questi puntini appaiono un po’ ovunque, non solo nella zona delle fantomatiche basi.
Allora, perché sono disposti a triangolo? Un po’ per caso, un po’ perché è usuale l’apparire di forme geometriche in questo tipo di disturbi.
Se volete una spiegazione più dettagliata, potete leggervi questo bel post.

Ma non dimentichiamoci di Ben Hansen, ex-agente FBI contattato dall’Huffington Post. Hansen è uno dei presentatori del programma Fact or Faked: Paranormal Files. Una specie di Mistero all’americana. Quindi, non proprio la persona più super partes, in questo contesto.
Shame on you Huffington Post, shame on you.

Passando invece alla “tomba” marziana, siamo davanti ad un classico caso di pareidolia. La foto è anche -relativamente- vecchia. Venne scattata a gennaio 2011 dalla fotocamera HiRISE, montata sul Mars Reconnaissance Orbiter. Già allora, i tecnici dell’Università dell’Arizona avevano notato la curiosa forma della struttura geologica, molto somigliante ad un punto esclamativo. Per questo, la chiamarono The Exclamation Mark.
Nel 2011, la foto divenne virale. Molti complottari credettero che il “punto esclamativo” fosse la prova dell’esistenza degli alieni, e adesso ritorna sotto forma di tomba giapponese.
Mi dispiace, miei cari Fox Mulder de’ noantri, ma il fatto che somigli ad una tomba Kofun è un semplice caso, una pareidolia appunto.

L’origine della struttura è ancora incerta: potrebbe essersi creata in seguito a fratture di faglie o a causa dell’innalzamento di quest’ultime, oppure potrebbe essersi formata dopo milioni di anni di erosione. Ma, si tratta senza ombra di dubbio di una struttura naturale e non artificiale.

Credetemi, l’I want to believe scorre potente anche in me, ma non mi lascio abbindolare dalla prima foto che trovo su Google!

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