Berrino, cosmetici e disinformazione
Un nuovo intervento del dottor Franco Berrino alla TV pubblica ci lascia ancora una volta con la voglia di dare contesto e qualche informazione in più...

Ci ritroviamo, a distanza di poco tempo, a parlare del dottor Franco Berrino, ospite ancora una volta di Indovina chi viene a cena su Rai 3. La puntata di questa settimana parlava in particolar modo di prodotti cosmetici.
Va fatta un’importante premessa: Indovina chi viene a cena ha dedicato un lungo servizio ai manicure party per bambine e ai rischi degli smalti semipermanenti. Il tema è serio, alcuni dei rischi citati sono reali, e il problema dell’applicazione di semipermanenti su bambine, senza adeguata preparazione dell’unghia e in assenza di regolamentazione specifica per i minori, è legittimo. Quindi bene che se ne parli.
Peccato che nel servizio si usino termini come “pratica omicida” e “bombe nucleari”. Queste non sono categorie scientifiche, sono termini adatti a fare audience e allarmare, inutili per informare. Ma a questo modo di informare la TV ci ha abituato da anni.
Il problema però viene quando poi si rientra in studio con l’esperto Berrino, che nella puntata di Indovina chi viene a cena viene introdotto come voce autorevole sugli interferenti endocrini nei cosmetici, sugli smalti, sulla sterilità maschile, sull’argento nei dentifrici.
Ma chi è Berrino?
Un epidemiologo e nutrizionista, laureato in Medicina con specializzazione in Anatomia patologica, che ha lavorato all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano dal 1975 al 2015, dirigendo il Dipartimento di Medicina preventiva e predittiva. Un curriculum solido, nel suo campo. Che però non è la dermatologia, non è la tossicologia dei cosmetici, non è l’endocrinologia. È l’epidemiologia oncologica nutrizionale. Dettaglio che la trasmissione non ritiene necessario specificare. Sia chiaro, sono in buona compagnia: anche il Corriere della Sera lascia che parli di tante materie mediche come esperto, senza mai specificare che non ha una specializzazione nelle stesse. Qualcuno potrebbe dire che nemmeno noi di BUTAC ce l’abbiamo, ma non non siamo qui per pontificare, bensì, come sempre, semplicemente per verificare le fonti.
Le feste di compleanno
Vorrei partire dalla frase che Berrino dice rispondendo a una battuta della conduttrice, che gli chiede:
…ma tra una festa di compleanno a base di di dolci più o meno processati e manicure party, lei cosa consiglierebbe?
Questa la risposta di Berrino:
Le feste di compleanno mi preoccupano di più perché lì veramente prendiamo veleni di ogni tipo di veleno principale che è lo zucchero, e poi quelli delle lattine sempre tornando ai bambini…
Perché per Berrino lo zucchero è il grande nemico da combattere. Insieme allo zucchero negli anni ha sostenuto che i grandi nemici bianchi fossero anche latte e farina 00, da Il Fatto Alimentare:
Berrino è una persona nota, le cui teorie sul latte e su altri temi hanno trovato in questi anni spazio presso il pubblico della rete attirato più dai titoli ad effetto che dalla realtà scientifica. Il Fatto Alimentare ha già riportato qualche anno fa una retromarcia di Berrino che affermava: “la farina bianca 00 era un veleno“. La bizzarra tesi era stata smentita ufficialmente anche dal suo responsabile Vittorio Krogh, direttore della Struttura complessa di epidemiologia e prevenzione dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano intervistato da Il Fatto Alimentare.
Sia chiaro, siamo perfettamente d’accordo con Berrino che tanti giovani oggi assumano zucchero in quantità spropositate, ma demonizzare a priori un ingrediente non è scientifico; andrebbe spiegato come e perché limitarne l’uso, magari facendo riferimento a studi.
Cinque giorni senza cosmetici
Berrino racconta che basterebbe stare senza cosmetici per cinque giorni per vedere una riduzione evidente di ftalati e bisfenoli nel corpo umano, ed esiste uno studio che lo sostiene. Peccato che lo stesso studio (che in realtà parla di sette giorni, non cinque) nelle sue conclusioni spieghi che i dati non vanno letti come prova diretta di beneficio clinico immediato: il trial misura biomarcatori urinari di esposizione, non comparsa o riduzione di malattie.
Cosmetici, parabeni e tumore al seno
Dice Berrino:
È stato fatto uno studio su delle ragazze che hanno smesso per 28 giorni di usare le creme contenenti parabeni e ftalati. Si sono sottoposte a una agobiopsia mammaria prima e dopo questa interruzione, e lì si è visto che cambiano moltissimo l’attività di certe vie di segnale nelle nostre cellule normali, e in particolare che le vie di segnale che portano alla proliferazione cellulare diminuiscono in modo spiccato se si tolgono i cosmetici, e questo fa sospettare che questi cosmetici abbiano a che fare con l’insorgenza del tumore al seno.
Peccato che FDA abbia più volte dichiarato che, ad oggi, non ci siano prove che i parabeni non siano sicuri, e non vi è alcuna dimostrazione di una relazione di causa ed effetto tra parabeni e tumore al seno. Queste cose vanno spiegate, perché altrimenti si sta riportando il parere di un singolo scienziato come se fosse quello della comunità scientifica internazionale, e non è qualcosa che si può definire servizio pubblico. Inoltre, come spiegato da AIRC:
A oggi non esistono ricerche che abbiano dimostrato con esperimenti con animali di laboratorio una relazione tra parabeni e cancro né del seno né di altro tipo. I prodotti che li contengono, e che rispettano i limiti consentiti dai regolamenti nazionali e internazionali, possono quindi essere considerati sicuri, fino a prova contraria.
Il caso dei parabeni costituisce un chiaro esempio di quanto sia difficile smentire sui media ricerche scientifiche di scarsa qualità, quando vengono fortemente pubblicizzate dagli stessi autori, in particolare se riguardano la sicurezza dei consumatori. Ancora oggi i media parlano infatti della presunta e non provata pericolosità dei parabeni, nonostante le numerose ricerche effettuate.
La ricerca sui parabeni continua senza sosta e gli esperti stanno valutando questi composti da diversi punti di vista per cercare di comprendere nel dettaglio il loro possibile impatto sulla salute umana e arrivare a dati certi sull’eventuale legame tra parabeni e cancro.
Nel frattempo è fondamentale ricordare che le autorità scientifiche e sanitarie internazionali lavorano costantemente in difesa dei consumatori, emanando leggi e restrizioni all’utilizzo di quelle sostanze che – sulla base delle ricerche più recenti – possono rappresentare un pericolo per la salute.
L’argento nei dentifrici
Dice Berrino:
Meno male che è stato regolato anche l’argento, ma non è stato vietato del tutto. È ancora ammesso in piccolissime quantità nei dentifrici e nei colluttori, che è stupido, perché i dentifrici sono cose che una persona usa tutti i giorni. Se usi sempre quel dentifricio lì, comunque ti prendi queste sostanze, queste nanoparticelle di argento, che interferiscono con la sintesi degli ormoni sessuali.
Il problema però è anche qui che Berrino presenta come fatto accertato qualcosa che la letteratura scientifica classifica come ancora da accertare. Attualmente l’interferenza dell’argento a concentrazioni come quelle presenti nei dentifrici con la sintesi degli ormoni sessuali non è dimostrata nell’uomo. Sia chiaro, è un’area di ricerca aperta e tutto è possibile, ma uno scienziato dovrebbe attenersi ai dati, o presentare studi che dimostrino quanto sostiene, invece che dare per certo qualcosa che oggi certo non è. Anche questo a nostro avviso non è servizio pubblico.
Concludendo
Non è compito di un blog fatto da volontari l’analisi parola per parola di quanto viene detto nella televisione pubblica: sarebbe compito degli stessi amministratori della cosa pubblica cercare di dare un buon servizio a chi segue questo genere di trasmissioni. Anche la settimana scorsa ci siamo limitati a un’analisi superficiale che però mostra chiaramente uno specifico pattern: Berrino prende sistematicamente dati reali, studi esistenti e preoccupazioni legittime, li decontestualizza – saltando i limiti metodologici e confondendo associazione con causalità, ipotesi con certezze – e li presenta così al pubblico generalista, che non ha gli strumenti per fare queste distinzioni.
Il risultato finale è un’informazione che sembra scientifica ma non lo è. Che questo avvenga all’interno di una trasmissione del servizio pubblico per noi è un grave errore.
redazione at butac punto it
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Immagine di testa di Edz Norton su Unsplash