GLP-1, allarmismo e pseudoscienza

Su BUTAC abbiamo già parlato di trattamenti antiobesità che fanno riferimento al GLP-1, ne abbiamo parlato segnalando che molte pubblicità “da social” sfruttano il nome GLP-1 ma in realtà sono normalissimi integratori alimentari senza alcun vero principio attivo anti obesità. Truffe che facevano leva sul nome del prodotto invece che sui suoi ingredienti.
Per questo, quando ci è stato segnalato un servizio andato in onda su un canale nazionale, abbiamo inizialmente pensato di essere di fronte alla stessa identica cosa. Ma non era così.
La trasmissione è Indovina chi viene a cena. Il servizio, commentato dal solito dottor Berrino e andato in onda il 12 maggio 2026, dipinge i i farmaci antiobesità appartenenti alla classe degli agonisti del GLP-1 in maniera decisamente critica. Ma la stessa Società Italiana dell’Obesità dalle pagine di ANSA critica a sua volta il servizio di RaiTre, con queste parole:
Non siamo davanti solo ad informazioni palesemente false. Particolarmente grave appare anche il tentativo di accostare lo sviluppo dei farmaci antiobesità a presunti interessi convergenti con l’industria del cibo ultraprocessato. L’obesità è una malattia multifattoriale complessa, determinata da fattori genetici, metabolici, ambientali, sociali e comportamentali. Ridurre tutto a una narrazione semplificata di ‘lobby contro lobby’ non solo è scientificamente scorretto, ma rischia di delegittimare decenni di ricerca clinica e farmacologica sviluppata per offrire nuove possibilità terapeutiche a milioni di persone. La riprova sono le migliaia di pazienti che vediamo ogni giorno e che ci chiedono come mai queste terapie non siano rese disponibili dal SSN…
Come dicevamo la voce che commenta in studio insieme alla giornalista Sabrina Giannini è quella del Dott. Franco Berrino, già epidemiologo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, oggi noto soprattutto per posizioni ai margini del consenso scientifico su alimentazione e medicina. Non è un endocrinologo, non è un diabetologo, non è uno specialista in obesità. La sua posizione sui GLP-1 viene presentata senza contraddittorio scientifico, come se rappresentasse la comunità medica. È importante ribadire per l’ennesima volta che il Dott. Berrino è un oncologo e riporta la sua personale opinione, che non rappresenta quella della comunità scientifica italiana o internazionale. Dare a intendere diversamente è disinformare.
Cosa dice la trasmissione e cosa dicono i dati
Gli effetti collaterali
La puntata insiste molto sugli effetti collaterali gravi: pancreatite, ostruzione intestinale, perdita di massa muscolare, e lo fa con toni che danno a intendere che siano effetti collaterali molto frequenti e sistematicamente nascosti ai pazienti. Ma la realtà dei fatti è molto più sfumata di come viene raccontata nel servizio: il rischio di pancreatite acuta ad esempio esiste, come riporta il bugiardino, ma è raro e gestibile se il paziente viene monitorato nella maniera corretta dal medico che ha firmato la prescrizione. Allo stesso modo la perdita anche di massa magra è un effetto reale, ed è oggetto di ricerca attiva, discussa apertamente dalla comunità scientifica, non qualcosa di tenuto nascosto per paura del giudizio dei potenziali clienti. La narrazione che viene portata avanti pare suggerire che le aziende stiano deliberatamente nascondendo informazioni rilevanti per i pazienti. Ma è assolutamente normale che alcuni effetti collaterali vengano aggiunti dopo l’uscita del farmaco: la farmaco-vigilanza post- commercializzazione serve proprio a questo, e l’aggiunta di effetti collaterali significa appunto che il sistema funziona, non l’opposto. Perché questo nel servizio non viene spiegato?
L’avvocato della class action
Nel servizio poi viene dato spazio a un avvocato di uno studio legale americano, avvocato che racconta di rappresentare circa tremila persone con cause in corso contro i produttori di questi farmaci. Ma anche qui la trasmissione si limita a riportare la sua voce, senza alcun contraddittorio. Così chi ascolta da casa si convince che, se se ne parla, significa che queste tremila persone hanno sicuramente avuto un danno a causa del farmaco. Ma questo è scorretto: il fatto che siano aperte tremila cause legali non significa che ci siano, o ci saranno, tremila condanne. Negli Stati Uniti le class action sono uno strumento legale di cui si abusa molto, è noto, e il fatto che uno studio scelga di aprire una class action non significa che l’azienda oggetto della richiesta sia automaticamente colpevole. Vorremmo ricordare che una class action qui in Europa durante la pandemia ha fruttato milioni all’avvocato tedesco che l’ha portata avanti, avvocato che nel 2025 è stato condannato per truffa.
L’effetto rebound
Quando parla di effetto rebound la trasmissione cita un dato reale, dato per i potenziali acquirenti del farmaco. Se si sospende il trattamento con semaglutide si riprende circa il 60% del peso che si era perso. Tutto confermato da uno studio dell’Università di Cambridge. Il problema però è come questo dato corretto viene presentato, perché partendo dai numeri reali si cerca di dare a intendere che seguire questo trattamento non valga la pena. Ma è una conclusione sbagliata. Pensiamoci un attimo: nessuno si azzarderebbe a sostenere che l’insulina sia un farmaco inutile solo perché il paziente che smette di prenderla vede risalire la sua glicemia. Il concetto è lo stesso: se sei una persona obesa con problemi di salute legati all’obesità, e con questo farmaco puoi tenere sotto controllo il tuo peso, questo farmaco può essere di grande aiuto per la tua condizione.
La sperimentazione
Quando si parla delle reazioni avverse non dichiarate si lascia intendere che per le aziende non sia conveniente fare sperimentazione su una massa di individui, ma che sia meglio fare il “minimo indispensabile” per ottenere l’approvazione e solo successivamente seguire la farmacovigilanza post commercializzazione, allargando di fatto la sperimentazione all’intera popolazione che a quel punto starà facendo uso del farmaco. Ma anche qui si sta dando a intendere una cosa sbagliata. Il semaglutidie è stato approvato dopo dei trial clinici su decine di migliaia di pazienti. EMA e FDA non approvano i farmaci sulla base di pochi dati, i rischi sarebbero altissimi.
La critica che serviva fare
Ma quindi tutto il servizio è da buttare? No, tutt’altro. C’è infatti una critica importante che viene mossa, soprattutto grazie alle interviste ad alcuni farmacisti: il farmaco viene prescritto a molti soggetti più per esigenze estetiche che terapeutiche, e questo non va bene. Sarebbe stato bello se il servizio si fosse concentrato su questo dettaglio interessante di cui sono responsabili, evidentemente, i medici che scelgono di prescriverlo anche a soggetti che non sono obesi. Ma andrebbe anche fatta un’altra domanda: i farmacisti sono in grado di giudicare “a occhio” un paziente per il suo grado di obesità? Non ne sarei così sicuro, sono un obeso, a dieta, e ogni volta che uso il termine obeso chi ho di fronte mi corregge: se grosso, ma non sei obeso, e invece lo sono, e non è un dato che dipende dal sentimento ma da un indice che tiene conto di diversi fattori. Io so di essere obeso, me l’ha detto il mio medico curante e la nutrizionista che mi segue, e lo dicono le tabelle, anche se la mia farmacista insiste nel dirmi che secondo lei non è così.
Il punto è questo: l’obesità è una condizione clinica definita da parametri oggettivi, non dall’occhio del farmacista. Se chi dispensa il farmaco non è in grado di riconoscere un obeso, il problema delle prescrizioni inappropriate è più complesso, e più serio, di come viene raccontato nel servizio.
Concludendo
La trasmissione avrebbe potuto fare vero e proprio servizio pubblico spiegando quando un paziente è obeso e quando no, approfondendo magari quando ha senso prendere questo tipo di farmaci e quando invece sarebbe meglio limitarsi a una buona dieta (sempre sotto il controllo di chi è titolato a occuparsi del nostro stato di salute). O ancora avrebbe potuto limitarsi a una critica contro il marketing aggressivo (per ora mi pare limitato agli Stati Uniti) per commercializzare il prodotto; invece ha scelto la strada del racconto allarmistico affidando il parere scientifico a un esperto già criticato da svariati suoi colleghi, senza presentare alcun contraddittorio. Questo a mio avviso non è degno del servizio pubblico che mi aspetto da una trasmissione pagata con le tasse di tutti.
maicolengel at butac punto it
Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!
Un altro modo per sostenerci è acquistare uno dei libri consigliati sulla nostra pagina Amazon, la trovi qui.
BUTAC vi aspetta anche su Telegram con il canale con tutti gli aggiornamenti.
Immagine di testa di i yunmai su Unsplash