Il bimbo che scopre le città Maya

maicolengel butac 11 Mag 2016
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WILLIAM-MAYA

Come dare una notizia? Le possibilità sono svariate, far leva sul sensazionalismo, riportare i fatti, evidenziarli al meglio.

Purtroppo nei titoloni italiani si nota quasi sempre (anche su testate registrate e “serie”) un uso sempre maggiore dell’effetto attiraclick, e sempre meno vero giornalismo. Ed è un peccato, perché come ben sappiamo sono tanti quelli che oltre al titolo guardano le immagini e poco più, un paese di analfabeti funzionali, pigri e poco curiosi va accompagnato per mano, non abbandonato nella giungla della disinformazione.

Questo il titolo usato dal Corriere della sera ieri.

A 15 anni scopre una città Maya sconosciuta osservando le stelle

Questo il titolo usato dalla CBS:

Boy wonder may have discovered lost Mayan city

In un caso abbiamo un’affermazione: un 15enne ha scoperto una città Maya. Nell’altro invece viene usata una parolina magica, MAY, che cambia nettamente il senso della frase, ponendo un dubbio sui fatti. Nel primo caso la notizia è già tutta nel titolo, o meglio, così sembrerebbe, ma se si evita di fare i pigri e si legge tutto l’articolo facendo lo slalom tra una foto e l’altra si arriva alla conclusione:

Secondo alcuni studiosi la teoria di William potrebbe presto portare a nuove scoperte. Ma non tutta la comunità scientifica è convinta della che si tratti davvero di una scoperta rilevante. Secondo alcuni, se davvero ci fossero i resti di una città nell’area indicata da William, sarebbe solo una coincidenza. William, invece, non ha dubbi e alla sua scoperta ha già dato un nome: «K’aak Chi», ovvero Bocca di Fuoco. La zona, nella penisola dello Yucatan, è ricoperta da una fitta vegetazione e deve ancora essere esplorata, alla ricerca della città di William.

Quindi, PER ORA, nessuna città è stata scoperta per davvero, e la stessa comunità scientifica ha dubbi su quanto sostenga il nostro wonder boy. Ma allora perché il titolo afferma un fatto che poi nelle ultime righe dell’articolo viene messo in dubbio?

Sia chiaro, non voglio sminuire l’intuizione del ragazzino, tutt’altro, la sua può esser davvero una genialata (anche se mi lascia un filo sorpreso che nessuno studioso ci abbia pensato prima).

Ma non comprendo perché qualcuno debba a tutti costi ingigantire la storia, senza avere nulla in mano che dimostri i fatti. Se per caso l’intuizione di William si rivelasse errata credete forse che con la stessa enfasi verranno riportati gli sviluppi sui giornali italiani? Non credo proprio, lo scopo non era raccontare fatti, ma attirare lettori (cosa normale sia chiaro, una testata giornalistica è lì per vendere, non per fare lanugine) ma perché non possiamo imparare da chi invece ha spiegato le cose per bene?

Giusto per mostrarvi che non solo la CBS ha titolato in maniera corretta, qui vedete l’Indipendent:

Forgotten Mayan city ‘discovered’ in Central America by 15-year-old

Science Alert:

A 15-year-old might have just discovered a lost Maya city in the Mexican jungle

E poi cercando per bene salta fuori anche altro, affermazioni importanti, fatte da uno studioso, esperto della civiltà Maya che viene intervistato sul Sidney Morning Herald:

David Stuart, an archeologist who is also famous for his Mayan discoveries as a teenager, described the discovery as “false”.
“The whole thing is a mess – a terrible example of junk science hitting the internet in free-fall,” said Dr Stuart who is the David and Linda Schele Professor of Mesoamerican Art and Writing at the University of Texas at Austin.
“The ancient Maya didn’t plot their ancient cities according to constellations. Seeing such patterns is a Rorschach process, since sites are everywhere, and so are stars.
The square feature that was found on Google Earth is indeed man-made, but it’s an old fallow cornfield, or milpa,” he said.
Dr Stuart avoided blaming William, saying he was “clearly smart and enthusiastic about archaeology and the Maya”, and had talent worth nurturing.
Instead he criticised so-called experts who had publicised his discovery.
“What steams me most here is the irresponsibility of ‘experts’ who sought the media exposure,” he said on his Facebook page.

No, non vi traduco tutto, ve l’ho già detto svariate volte, l’inglese è necessario se volete imparare a navigare nel mare delle informazioni web. Vi bastino queste due affermazioni:

Gli antichi Maya non erano soliti fondare le loro antiche città in base alle costellazioni. Vederla così è come un processo di Rorschach, dato che i siti sono ovunque, e così sono le stelle.
“Quello che mi infastidisce più qui è l’irresponsabilità degli ‘esperti’ che hanno cercato l’esposizione mediatica“, ha detto sulla sua pagina Facebook.

Non credo sia necessario aggiungere altro, solo il tempo e l’esplorazione del territorio ci portanno dire se l’intuizione (casuale) di William sia stata una vera scoperta, o se si sia trattato dell’ennesimo caso di sensazionalismo giornalistico.
maicolengel at butac.it
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