Blast from the past – Rampini e il risarcimento alle due donne islamiche
La cronaca che arriva dagli USA ci racconta di un maxi-risarcimento a due donne a cui la polizia tolse lo hijab; ma si tratta di una class action da 3600 persone...

Non è la prima volta che ci occupiamo di “imprecisioni” della stampa italiana. Oggi lo facciamo partendo da un articolo di due anni fa; una volta che la segnalazione ci è arrivata e ho visto il servizio a cui faceva riferimento, però, non me la sono sentita di liquidare la questione solo come “notizia vecchia”. Stiamo comunque parlando di una notizia pubblicata sul Corriere della Sera, una delle più antiche e premiate testate giornalistiche italiane, non sul giornaletto di quartiere.
La segnalazione, senza link – quante volte dobbiamo ricordarvi che i link velocizzano il nostro lavoro, e che non sempre è facile trovare quello che voi avete appena visto online? – ci invitava ad analizzare un servizio di Corriere TV di Federico Rampini, servizio che è andato in onda l’8 aprile 2024.
Servizio che comincia con Rampini che dice:
La città di New York, la città dove vivo e pago le tasse da 15 anni ormai, vi consegno questa perla; la città di New York pagherà 17,5 milioni di di dollari a due donne di religione musulmana che furono arrestate nel 2018 e nel corso dell’arresto la polizia di New York per scattare delle foto di identità osò togliere lo hijab…
Non vado oltre con la trascrizione, il tono a mio avviso lo si capisce già da questo inizio e a noi tanto basta per scrivere la veloce analisi che segue. Veloce anche grazie al fatto che, essendo passati due anni, il web è pieno di articoli facilmente rintracciabili che spiegano i fatti, molto meglio di quanto non faccia Rampini. Il piccolo problema è che alcune delle notizie su quelle testate sono uscite prima che Rampini pubblicasse il suo video.
E no, non stiamo parlando di giornaletti di quartiere.
Payouts will total about $13.1 million after legal fees and costs are deducted, and could increase if enough of the more than 3,600 eligible class members submit claims. Each recipient will be paid between $7,824 and $13,125.
The settlement resolves a lawsuit filed in 2018 by Jamilla Clark and Arwa Aziz, who said they felt shame and trauma when police forced them to remove their hijabs for their mugshots the prior year in Manhattan and Brooklyn, respectively.
Che tradotto:
Al netto delle spese legali, i risarcimenti ammonteranno a circa 13,1 milioni di dollari e potrebbero aumentare qualora un numero sufficiente degli oltre 3.600 membri aventi diritto alla class action presentasse una richiesta di risarcimento. Ciascun beneficiario riceverà un importo compreso tra 7.824 e 13.125 dollari. L’accordo pone fine a una causa intentata nel 2018 da Jamilla Clark e Arwa Aziz, le quali affermavano di aver provato vergogna e trauma quando la polizia le aveva costrette a togliersi l’hijab per le foto segnaletiche l’anno precedente, rispettivamente a Manhattan e a Brooklyn.
C’è una certa differenza tra sostenere che la città di New York pagherà 17,5 milioni a due donne e spiegare che 3600 firmatari di una class action riceveranno tra i 7824 e i 13125 dollari a testa. La stessa differenza che passa tra il fare giornalismo e cercare la facile indignazione.
La cosa che lascia sbalorditi è che, dopo la premessa iniziale, Rampini dice che è voluto andare un po’ più nel dettaglio di questa notizia che, confessa, lo colpisce un po’ personalmente, in quanto a New York si pagano tasse alte… è voluto andare nel dettaglio, ma come dicevamo l’articolo di Reuters è del 5 aprile, il video di Rampini è uscito l’8, e anche “andando più nel dettaglio” non si è reso conto che quei soldi erano da dividere tra 3600 persone, no, l’unica cosa che ha ritenuto di spiegare ai propri follower è che la decisione è stata presa dal consiglio comunale di New York che, a detta sua, è in mano a una lobby dell’estrema sinistra del Partito Democratico.
Poi arriviamo alla chiusura del servizio, dove Rampini ci racconta che quei 17,5 milioni di dollari non andranno interamente alle due donne:
…eh no – dice Rampini – tredici milioni di quella somma vanno agli avvocati, è la terza componente di questa storia molto newyorchese è la lobby degli avvocati…
Eppure basta leggere il Guardian, sempre del 5 aprile, per trovare ancora una volta il dato riportato da Reuters. E la storia comunque andrebbe spiegata, perché Rampini omette di raccontare i fatti nella loro interezza. Fatti che andrebbero spiegati per evitare la facile indignazione di chi adora amplificare queste notizie per spingere sul solito populismo anti immigrazione.
Il risarcimento non riguarda il fatto che una donna con lo hijab non possa essere identificata: riguarda come è avvenuto lo spoglio. Non in una stanza riservata, ma in uno spazio pubblico, davanti a una dozzina di agenti e una trentina di uomini in stato di arresto. Per una donna musulmana togliersi lo hijab in pubblico equivale, sul piano della dignità e della privacy, a una perquisizione corporale: si può fare, ma con le stesse cautele che chiediamo per qualsiasi perquisizione. La procedura corretta esiste ed è semplice: l’identificazione avviene in privato, con una agente donna. Non è un privilegio religioso, è la stessa soglia minima di rispetto che si dovrebbe garantire a chiunque.
Per completezza qui potete trovare altri articoli che raccontavano la vicenda newyorchese prima del servizio di Corriere TV: New York Times, CBS News, BBC News, CNN, Courthouse news service.
So che a tanti di voi interessa poco una notizia del 2024, ma per BUTAC è una questione di principio. Ricordiamo che Rampini è lo stesso che nel 2023 definì NVIDIA azienda semisconosciuta, come si può ancora leggere nell’articolo originale (ma il Corriere della Sera era corso ai ripari già all’epoca, perlomeno sul titolo).
redazione at butac punto it
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Immagine di testa di Nada su Unsplash