Il sottile filo ro(u)sso

Il fact-checking di un'intervista di Michele Santoro a Benedetta Sabene, tra critiche legittime e narrazioni parziali

maicolengel butac 12 Mag 2026
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Tra le tante segnalazioni ricevute ultimamente una riguarda una giornalista italiana, o meglio la narrazione che questa giornalista porta avanti da un po’ , narrazione espressa al meglio in una chiacchierata video con Michele Santoro, con cui collabora da tempo.

Il video lo potete trovare nella sua interezza qui.

Il filo russo

Come ripetiamo da tempo la propaganda funziona al meglio quando non è evidente che è, appunto, propaganda. Basta mescolare critiche legittime con omissioni strategiche, presentando il tutto come fatti conclamati. Ed è questo lo schema che vediamo nell’intervista a Benedetta Sabene, giornalista con oltre 70.000 follower su Instagram, fatta da Michele Santoro con cui lei collabora sulla piattaforma Servizio Pubblico.

Il doppio standard e la critica legittima

L’intervista è per presentare l’ultimo libro di Sabene: Geopolitica del potere, e comincia con quella che possiamo sicuramente concordare sia una critica sensata, legata al doppio standard che si è visto nel commentare l’invasione russa in Ucraina con quanto avvenuto in Palestina. È una critica legittima, documentata, anche se la domanda di Santoro suona un po’ come il professore che stravede per l’allieva e le serve la domanda su un piatto d’argento:

Santoro: Il libro in fondo è un svelamento di tutte le bugie che ci vengono raccontate quando si tratta di geopolitica, no? Per esempio, qual è la principale?

Sabene: Beh, ovviamente la principale che è saltata agli occhi di tutti, soprattutto dei giovani, è il doppio standard tra l’Ucraina e Gaza, perché quando ci fu l’invasione della Russia nei confronti dell’Ucraina, appunto, l’Europa si è subito prodigata a inviare armi a non essere neanche intenzionata a una soluzione diplomatica, alla resistenza, no, alla cosiddetta resistenza ucraina oltranza del popolo contro l’autocrate, e nel momento in cui invece, due anni dopo, l’esercito israeliano ha assediato una striscia di terra di pochi chilometri quadrati piena di bambini, perché metà della popolazione di Gaza è composta da bambini, nessuno ha osato dire nulla.

Avremmo qualche dettaglio da aggiungere, visto che quanto successo in Ucraina non ha visto un evento scatenante di cui possiamo addossare la responsabilità agli ucraini, mentre gli eventi a Gaza seguono gli attacchi palestinesi del 7 ottobre 2023. Ma siamo d’accordo che in generale la risposta dei governi (e delle popolazioni) occidentali nei due casi è stata diversa. Il problema sta in quel che viene dopo.

Il Donbas secondo Sabene

Sempre parlando di questo doppio standard, però, si passa poi a nominare il Donbas:

Sabene: Una delle cose peggiori, infatti, è proprio eh la discriminazione totale tra le vite che contano e le vite che non contano. In Ucraina in realtà l’abbiamo visto già da prima perché molti dicono che questo doppio standard tra ucraini e palestinesi deriva da questo razzismo sistemico per cui gli ucraini, essendo biondi con gli occhi azzurri, suscitano più empatia rispetto ai popoli arabi. Io non sono d’accordo fino a un certo punto perché in Donbas, quando Poroscenko, il governo, il presidente ultranazionalista ucraino, bombardava bambini ucraini biondi con gli occhi azzurri, nell’Est nessuno si è mobilitato, nessuno si è strappato le vesti durante la guerra civile del Donbas.

Ecco, questa è una narrazione falsata, che omette il ruolo della Russia nella guerra del Donbas dal 2014 in poi. Ruolo ben documentato da OCSE, ONU e svariati giornalisti investigativi indipendenti. Omissione che applicata a quel contesto non è semplice dimenticanza, ma riscrittura dei fatti. Per come la racconta Sabene, il conflitto in Donbas vede da un lato un presidente ultranazionalista che cerca di “difendere” un territorio che vorrebbe staccarsi dal Paese, e quindi di conseguenza vengono bombardati e uccisi civili. Su BUTAC di queste cose ne abbiamo parlato più e più volte, cercando di non omettere dettagli; per una visione d’insieme rimando a quest’articolo riassuntivo di qualche settimana fa.

E non è affatto vero che in Occidente non si parlasse di quei bambini, lo si faceva eccome, riportando però principalmente i comunicati delle agenzie russe. Il tema dei bambini del Donbas è stato infatti uno dei pilastri della narrativa filorussa dal 2014, usato per giustificare prima l’intervento russo indiretto e poi l’invasione del 2022. Ad oggi non risultano documentati attacchi sistematici ucraini a obiettivi civili come scuole od ospedali nel periodo citato da Sabene, cosa che invece l’esercito russo ha fatto in modo ampiamente documentato dal febbraio 2022.

Pale e asini

Uno dei cavalli di battaglia di tanti filorussi è denunciare come i media occidentali abbiano sistematicamente sminuito l’esercito russo, rappresentandolo come prossimo alla resa. E in effetti una parte del giornalismo italiano ci ha messo del suo: si è trattato perlopiù di ricostruzioni ingenue o distorte sulle difficoltà militari russe.

Il Foglio nel novembre 2022 titolava “Sul campo di battaglia neanche il freddo sta con Putin” sui soldati senza calzini; Il Messaggero nel marzo 2023 scriveva di russi che combattono con le pale e carri armati della Seconda guerra mondiale.

C’è stato un filone narrativo in cui la Russia sembrava sempre sul punto di collassare e la controffensiva ucraina sempre sul punto di essere decisiva. Siamo nel 2026, e le cose non sono cambiate molto. Sia chiaro, la critica che fa Sabene verso queste narrazioni è a sua volta legittima, il problema però sta nell’uso che Sabene ne fa, lasciando intendere che tutta la narrazione sull’aggressione russa fosse distorta. Quando invece la cattiva qualità di alcuni articoli non invalida tutto quanto c’è di documentato: l’invasione su larga scala, i crimini di guerra accertati, le deportazioni di civili ucraini, soprattutto bambini.

La Germania e il riarmo

Sabene dice:

…bisogna denunciare i crimini di Putin eccetera per far supportare alle persone non tanto il popolo ucraino, ma il piano di riarmo europeo e la guerra che torna prepotentemente nelle nostre economie. La riconversione industriale in chiave bellica, cosa che in Germania sta avvenendo con preoccupante velocità. La Germania si sta riarmando nel 2026. Abbiamo visto che le altre due volte non è andata benissimo.

Sembra una battuta infilata là, così a caso. Ma non è così: siamo di fronte a retorica spacciata come analisi storica. La Germania del 2026 che aumenta le spese difensive in risposta a un’invasione russa ai confini dell’Europa non ha nulla in comune con i contesti che hanno portato al riarmo in prossimità alle due guerre mondiali. Accostare quei casi serve solo a delegittimare qualsiasi risposta militare europea, e quella delegittimizzazione fa molto comodo proprio alla Russia.

Epstein e il Mossad

Poi si passa a parlare di Epstein Files, altro argomento che qui su BUTAC abbiamo trattato più volte. Nell’intervista Sabene afferma che nei famosi Epstein Files ci sarebbero prove di un legame tra Epstein e il Mossad, e lo afferma con queste parole:

Ci sono diversi documenti proprio degli Epstein Files che sono stati rilasciati che legano Epstein al Mossad. Non è una teoria del complotto, ci sono proprio documenti che possono essere visionati. Io ovviamente non posso essere sicura al 100%, però è evidente che ci sia un legame tra Epstein e probabilmente servizi segreti e che tutto ciò che è avvenuto su quell’isola, in molti pensano che fosse proprio una grande gigantesca operazione di compromat, contro politici, figure importantissime dell’establishment americano.

Interviene Santoro:

Cioè accumuliamo dei materiali che poi possiamo usare come ricatto nei confronti degli uomini più potenti della Terra…

Parto col dire che sostenere prima che “non è una teoria del complotto” e poi dire “non posso essere sicura al 100%” è un po’ una paraculata. O ci sono le prove che dimostrano una cosa e chi parla le ha verificate, o non ci sono e allora non si può essere sicuri al 100%. E ad oggi quelle prove non ci sono. Come spiegava il Post a febbraio 2026:

Secondo queste teorie Epstein avrebbe mantenuto relazioni con politici e imprenditori famosi, organizzando feste a cui faceva partecipare anche ragazze minorenni, con lo scopo di ricattarli e di estrarre concessioni a favore del Mossad (o della CIA, secondo altre versioni).

Non ci sono prove di tutto questo negli Epstein files, anche se si è molto parlato di un documento dell’FBI (l’agenzia investigativa statunitense) del 2020, in cui è citata una fonte anonima che si dice «convinta che Epstein fosse un agente cooptato dal Mossad».

Sia chiaro, nessuno nega i tantissimi contatti tra Epstein e Ehud Barak, un politico israeliano che fu primo ministro tra il 1999 e il 2001, contatti che sono ampiamente dimostrati nei “documenti che possono essere visionati”, ma la cosa finisce lì. Ci sono speculazioni, illazioni e teorie circolate online, presentarle come “documenti visionabili” è il passaggio che trasforma un’ipotesi non dimostrata in un fatto accertato. Fare questo per noi equivale a disinformare.

COVID e preparazione

Circa a metà dell’intervista poi Sabene racconta:

…uno stato di guerra normalizzato, come fu normalizzato poi a un certo punto il lockdown per il Covid, le zone rosse, addirittura oggi si parla per quanto riguarda la questione energetica degli spostamenti, quindi attenzione a guidare, a prendere l’auto, addirittura gli spostamenti aerei, il telelavoro, lavorare da casa. È come alcuni complottisti dicevano durante il Covid, ci raccontavano che il Covid era un po’ un’esercitazione generale per vedere quanto la popolazione poi fosse propensa ad obbedire all’autorità in caso di di guerre o di altre situazioni. Quindi non penso sia proprio così, però comunque è interessante vedere come le modalità siano molto simili.

Avete letto bene, vero?

non penso sia proprio così, però comunque è interessante vedere modalità molto simili

È un modo per introdurre un’idea senza doverla difendere: se scrivo che non ci credo, ma la racconto lo stesso, la narrazione passa. Se qualcuno la contesta, posso dissociarmi senza fatica; se qualcuno la raccoglie, il messaggio è passato.

Per noi di BUTAC questo non è fare informazione, ma giocare sporco.

Concludendo

A nostro avviso l’intervista riesce ad alleggerire le responsabilità russe e delegittimare la “narrazione occidentale” sull’Ucraina quel tanto che basta a far felici i putiniani di casa nostra, senza che altri si rendano conto della cosa. Sia chiaro, non stiamo accusando Sabene, o Santoro se è per questo, di essere un agente di qualcosa, ma cerchiamo di spiegare come questo sistema argomentativo produca gli stessi effetti della propaganda. Che ci sia o meno dell’intenzionalità, quella, come sempre, lasciamo siate voi a giudicarla.

maicolengel at butac punto it

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Immagine di testa di Mathias Reding su Unsplash

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