Viene condiviso in questi giorni su Facebook un video, con il logo RepubblicaTV, accompagnato dal commento: “Non vogliono lavorare e bloccano l’ambulanza in codice rosso esigendo che gli regalino la casa, paziente muore”.

Il video è stato condiviso, in primis, dalla pagina Facebook “Prima gli Italiani”, insieme con un’infinità di altri meme e post grondanti razzismo. Andiamo ad analizzarlo.

Nella clip, che dura poco meno di due minuti, si vedono delle persone di colore intente a manifestare in una strada; arriva l’ambulanza e alcuni di loro gli si parano davanti: ci sono vigili e altri che cercano di disperderli.

A pochi secondi dalla fine il video si interrompe e riprende, stavolta col logo de La Vita in Diretta, e si sente una voce dire: “…era urgente, un codice rosso, in attesa di un banale trasferimento, che è stato per lui fatale”.

Viene mostrata per un attimo la parte iniziale di una lettera, indirizzata al “Direttore Sanitario P.O. Loreto Nuovo” di Napoli, datata 17 agosto 2017, nel cui oggetto si lamenta una “ritardata assistenza a paziente in grave pericolo di vita”; il fatto è accaduto, a quanto si legge, il 6 (o 16) agosto alle ore 21.46. Soffermiamoci un attimo su questa data e questo orario: vi sembra che le persone raffigurate nel video siano in abbigliamento estivo, e che possano essere le nove di sera passate? Forse ci troviamo a Capo Nord, durante il periodo del Sole di Mezzanotte?

La realtà, ovviamente, è ben diversa, e ci è bastata una piccola ricerca con Google per scoprirlo.

La pagina Pagella Politica spiega chiaramente che si tratta di una protesta avvenuta a Bari (e non a Napoli) nel gennaio 2015, quando una cinquantina di migranti che vivevano in una tendopoli da alcuni mesi aveva inscenato una manifestazione in strada davanti alla Prefettura. L’ambulanza era stata effettivamente bloccata (per pochi minuti, a quanto pare) ma in nessuno degli articoli dell’epoca linkati si parla di un paziente morto, anzi la Gazzetta del Mezzogiorno riporta che “… un’autoambulanza a sirena spiegata è costretta a fermarsi: il muro umano di quattro profughi sbarra la marcia dei soccorritori. S’indigna anche il resto dei manifestanti. Che interviene per far desistere i quattro. L’ambulanza riprende senza che ci sia bisogno dell’intervento degli agenti antisommossa”.

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Gli ultimi secondi di video, presi da La Vita in Diretta, riguardano un fatto di malasanità e sono stati aggiunti per far credere alla morte del paziente (che, oltretutto, da nessuna parte risulta fosse effettivamente a bordo).

Ah, e chiaramente la frase “Non vogliono lavorare” con cui viene aperto il post è assolutamente gratuita e non c’entra un fico secco con i fatti.

Non intendiamo certo giustificare il comportamento di chi impedisce a un’ambulanza di prestare soccorso (e del resto, a quanto dice l’articolo di cui sopra, a bloccare il mezzo erano stati quattro facinorosi e non tutti i manifestanti); ma questi articoli, messi insieme al solo scopo di indignare, fanno parte di quella schiera di “avvelenatori di pozzi” che a nostro parere costituisce un vero pericolo per la società civile.

Lady Cocca

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