La parabola di David Reimer

Approfondiamo una tristissima storia che viene utilizzata per dimostrare il contrario di quello che dimostra...

maicolengel butac 17 Giu 2026
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Sotto al nostro articolo in cui parlavamo del ministro Valditara e della propaganda gender è arrivato un commento che mi ha convinto della necessità di un articolo su una storia che, a distanza di anni – ed evidentemente per disinformare – riesce ancora a essere usato nel dibattito sull’identità di genere; il problema è che viene usato malamente. Giugno è il mese del Pride, pertanto ho ritenuto interessante trattare questo caso nel solito modo, usando le fonti e i fatti.

Chi era David Reimer?

Reimer nasce come Bruce Peter Reimer il 22 agosto 1965 a Winnipeg, e nasce biologicamente come maschio. Durante la prima infanzia, a otto mesi, a lui e a suo fratello gemello fu riscontrato un problema di minore entità al pene, problema che però il medico ritenne sensato trattare con la circoncisione. Su Bruce l’operazione andò male, e il piccolo si ritrovò l’organo lesionato in maniera grave. Su consiglio dello psicologo, il dottor John Money della Johns Hopkins University, Bruce fu dunque allevato come se fosse una bambina, di nome Brenda.

Il sessuologo Milton Diamond, nel suo saggio del 1997 (in cui Reimer non viene nominato per proteggerne l’anonimato), riporta quanto Bruce/Brenda gli aveva detto durante le sessioni di analisi fatte insieme. Bruce/Brenda nel saggio è John/Joan:

Joan’s realization that she was not a girl jelled between ages 9 and 11 years. John relates:

“There were little things from early on. I began to see how different I felt and was, from what I was supposed to be. But I didn’t know what it meant. I thought I was a freak or something; … I looked at myself and said I don’t like this type of clothing, I don’t like the types of toys I was always being given, I like hanging around with the guys and climbing trees and stuff like that and girls don’t like any of that stuff. I looked in the mirror and sees my shoulders are so wide, I mean there is nothing feminine about me. I’m skinny, but other than that, nothing. But that is how I figured it out. but I didn’t want to admit it, I figured I didn’t want to wind up opening a can of worms.”

Che tradotto:

La consapevolezza di Joan di non essere una ragazza si consolidò tra i 9 e gli 11 anni. John racconta:

“C’erano piccole cose fin da subito. Ho iniziato a capire quanto mi sentissi e fossi diversa da come avrei dovuto essere. Ma non sapevo cosa significasse. Pensavo di essere una specie di mostro;… Mi guardavo e dicevo che non mi piaceva questo tipo di vestiti, non mi piacevano i tipi di giocattoli che mi venivano sempre dati, mi piaceva stare in giro con i ragazzi e arrampicarmi sugli alberi e cose del genere e le ragazze non piaceva niente di tutto ciò. Mi sono guardato allo specchio e ho visto che ho le spalle così larghe, cioè, non c’è niente di femminile in me. Sono magro, ma a parte questo, niente. Ma è così che l’ho capito. ma non volevo ammetterlo, ho pensato che non volevo finire per aprire il vaso di Pandora”

Il paper di Diamond e Sigmundson, pubblicato nel marzo 1997 su Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine, fu una bomba. Per quasi trent’anni la comunità medica aveva accettato acriticamente le conclusioni di John Money, che aveva presentato il caso come una dimostrazione che l’identità di genere fosse interamente plasmabile dall’esterno.

Diamond dimostrò che era tutto falso. Money all’epoca era una figura molto autorevole nella comunità accademica, e aveva costruito la sua reputazione proprio sulla teoria della neutralità psicosessuale alla nascita. Lui sosteneva che i bambini nascerebbero senza un’identità di genere definita, e che questa si formi esclusivamente attraverso educazione e condizionamento sociale. Il caso Reimer era la sua prova regina.

Peccato che lo stesso Money sapesse perfettamente che Bruce non si era mai adattato all’identità femminile che gli era stata imposta. Gli stessi genitori smontavano regolarmente la sua tesi, raccontandogli episodi che negavano la sua teoria e dimostravano invece il profondo disagio in cui “Brenda” viveva. Lo sapeva ma continuò per anni a pubblicare il caso come un successo, omettendo i dati che non gli convenivano.

C’è un dettaglio che raramente viene menzionato quando si racconta questa storia, ma che è importante per capire il contesto in cui operava Money. Durante le sessioni con i gemelli, lo psicologo li sottoponeva a quello che lui stesso chiamava “rehearsal sessuale”, esercizi in cui i due bambini erano costretti a simulare posizioni sessuali l’uno con l’altro, con la giustificazione che servisse allo sviluppo sano della sessualità infantile. Money fotografava queste sessioni. David, da adulto, le descrisse come abusive. È lo stesso uomo la cui teoria ha dominato la medicina per trent’anni.

Brenda a 15 anni decise di diventare David, e tornare a vivere come uomo; subì una doppia mastectomia, due interventi di falloplastica e svariate iniezioni di testosterone. Era il 1980. La storia divenne pubblica quando Diamond nel 1997 pubblicò il saggio di cui sopra. Nel 2004 David si tolse la vita con un colpo di pistola, e due anni prima anche suo fratello gemello, Brian, si era suicidato dopo essere caduto in depressione.

La malinformazione

Il caso Reimer, a distanza di 22 anni dalla sua morte, viene sfruttato ampiamente da chi vuole negare le transizioni di genere, sostenendo sia la dimostrazione che l’identità non possa essere altro che quella biologica alla nascita e che quindi le transizioni di genere nei minori non sarebbero altro che pericolosi condizionamenti.

Ad esempio, l’articolo del 2022 pubblicato sul blog di Nicola Porro, dal titolo: La tragica storia di David Reimer, il bambino cresciuto come una bambina; nel sottotitolo spiegano che si tratta di “Una storia vera, un esperimento finito male: il sesso biologico non è qualcosa che si possa manipolare a piacimento fin dalla giovane età”.

Il problema però è diverso: il caso Reimer parla di una persona a cui, senza che ne abbia coscienza, viene imposto di crescere con un’identità di genere che non è la sua. Le persone trans invece chiedono di essere riconosciute per come si percepiscono internamente, in piena coscienza.

Reimer è la vittima di chi pensava di poter sovrascrivere l’identità percepita con interventi medici e condizionamento, la stessa logica applicata, paradossalmente, a chi oggi vuole impedire le transizioni. Chi, come il blog di Porro, sfrutta la storia di Reimer per contestare le transizioni di genere sta malinformando.

Concludendo

Quindi, come avete visto, questo caso viene riesumato sistematicamente non perché sia la dimostrazione di qualcosa, ma perché è utile a una specifica narrazione. Quella stessa narrazione che ha portato il nostro Ministro dell’Istruzione a parlare di “propaganda gender” nelle scuole italiane. Quando invece la storia dovrebbe insegnarci due cose: la prima è che la malinformazione striscia dove meno ce l’aspettiamo e quindi occorre essere sempre vigili. La seconda è ribadire un concetto su cui in questi giorni ho visto notevoli polemiche online, ovvero una critica al “principio d’autorità”: Money era ritenuto lo psicologo più autorevole nel suo campo, e nessuno per circa trent’anni ha osato mettere in dubbio le sue teorie. Ma come vi abbiamo dimostrato erano basate solo sulle sue parole e su esperimenti che non rispettavano alcuna etica (e neppure il metodo scientifico). Avere tante pubblicazioni a proprio nome non significa essere infallibili.

maicolengel at butac punto it

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