Blondet e i blogger responsabili dei commenti

maicolengel butac 5 Gen 2017
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Maurizio Blondet è ormai una presenza abituale qui su Butac, non so se sia per sua pigrizia o per scelta consapevole ma anche stavolta parliamo di sottile manipolazione dei fatti.

L’articolo che circola parla di censura sul web, ed è così titolato:

Facebook vi protegge dalle notizie dannose. E Mentana, da Grillo.

Come tanti di quelli che abbiamo visto circolare in questi giorni era ovviamente critico sulle possibili iniziative contro il dilagare della disinformazione. Iniziative però che non sono affatto partite (se si eccettua un test americano per il pulsante antibufala, che però in Italia non ha visto la luce). Ma Maurizio questo evidentemente non lo sa, e ci tiene a regalare ai propri lettori una prima notizia indignatissimo. Infatti pare che il suo blog, linkato su Facebook, in certi casi dia come risultato una schermata di avviso:

Ho fatto una prova e il suo link al momento viene tranquillamente condiviso su Facebook, nessuno lo sta censurando, solo che il social network ha dei filtri che si appoggiano a liste in continua evoluzione, questi filtri (spesso per colpa di pubblicità dannosa presente sui link inseriti, o di sistemi non leciti con cui il link è stato condiviso) bloccano in parte la navigazione, chiedendo all’utente se è sicuro di voler seguire il link o meno. Lo stesso servizio di hosting usato può causare problemi, a volte Facebook blocca tutti i link provenienti da un hosting se lo stesso è risultato infettato da qualche virus. Sono misure temporanee (se il problema viene risolto) e ne sono state vittime svariati siti negli anni, anche a noi è successo, senza che per questo ci lamentassimo sul blog. Non è censura, anche perché come si vede chiaramente dallo screenshot, pubblicato dallo stesso Blondet, basta clikkare su Segui il link (immagine tagliata, ma è il pulsante blu a fianco del Torna indietro) per andare comunque a leggere l’articolo linkato.

Ma a Maurizio fare la vittima piace.

E guarda caso il suo articolo non finisce qui, racconta un’altra sciocchezza, grossa anch’essa, perché è sempre questione di capire se non comprende o spera che i suoi lettori non comprendano, in entrambi i casi a mio parere la manipolazione che viene fatta è grave.

D’altra parte, ci tengo a scagionare Facebook: ha cominciato ad eccedere in prudenza, perché la Cassazione italiana ha appena sancito che il provider è responsabile penalmente e civilmente (paga i danni) per i commenti diffamatori dei partecipanti. “I siti sono responsabili per i commenti dei lettori”, come ha riassunto Repubblica, che ha dato la notizia martedì. Era il caso di un lettore di un sito che aveva lasciato un commento contro Carlo Tavecchio, diffamatorio: benchè il diffamatore si fosse firmato, il sito è stato considerato responsabile in solido e quindi condannato a pagare a Tavecchio 60 mila euro.

Questa è pura disinformazione, raccontata a lettori evidentemente poco capaci di sbugiardarlo e che si fidano del suo faccione. È vero, il responsabile di un blog è stato ritenuto responsabile dalla Cassazione. Ma lo è stato in quanto applicava moderazione preventiva ai commenti del suo blog, cerchiamo di comprendere: il proprietario del blog sapeva benissimo quali commenti venivano pubblicati, visto che prima della pubblicazione necessitavano della sua approvazione; non solo, era stato anche informato del commento lesivo via mail, ma se ne è infischiato. Da qui la decisione della Cassazione sulla sua responsabilità.

Facebook non fa moderazione preventiva, come non lo facciamo su Butac e come non lo fa la stragrande maggioranza dei blog. Sì, moderiamo, come lo fa Facebook con i report e le segnalazioni. E se qualcuno domani mi scrivesse in privato dicendomi che un commento è offensivo della sua persona (e io verificassi che è così) lo eliminerei.

Ma tutto questo Maurizio ai suoi lettori non lo spiega, perché disinformare è un arte, fare la vittima una scelta.

maicolengel at butac punto it

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