La Bustina di Minerva e il maestro del trolling

maicolengel butac 2 Ott 2026
article-post
Aggiungi Butac tra le tue fonti preferite su Google

Oggi ce la caviamo in meno di due secondi: la Bustina di Minerva sull’IA firmata da Eco nel 2010, che sta venendo condivisa sui social oggi è un falso al 100%. Un falso che ho visto condividere da professoroni conviti di essere l’élite del paese, un falso che dimostra in pochissimo tempo quanto ripetiamo da anni: tutti possiamo cadere nelle bufale, anche le più facili da verificare, nessuno è immune, anche tu che sei convinto di essere superiore.

Il testo della falsa “bustina”:

La macchina che avrà letto tutto.
Mi è capitato di leggere che alcuni ricercatori americani stanno lavorando a programmi capaci non di trovare parole in grandi archivi, cosa che Google già fa con risultati talora miracolosi e talora comici, ma di rispondere a domande formulate in linguaggio normale. Non so se la notizia sia vera, perché Internet ci consente ormai di verificare una notizia falsa consultando altri dieci siti che l’hanno copiata dalla stessa fonte; ma poniamo che sia vera. Da quando esistono i calcolatori si fantastica sulla macchina intelligente e, poiché noi siamo intelligenti e abbiamo passioni e nevrosi, immaginiamo che una macchina, per esserlo davvero, debba prima o poi innamorarsi, ribellarsi o uccidere i propri costruttori. È il modello di HAL 9000, e funziona benissimo al cinema. Sospetto invece che la macchina veramente interessante non sarà quella che vorrà ucciderci, bensì quella che saprà continuare una frase. Immaginiamo che fra quindici o vent’anni esista un apparecchio collegato, attraverso qualche evoluzione della rete telefonica, a immense biblioteche elettroniche nelle quali siano stati riversati milioni di libri, giornali, enciclopedie e naturalmente sciocchezze. Gli faremo una domanda e quello costruirà una risposta. Google, almeno per ora, ci dice dove potrebbero stare le risposte e ci costringe ancora a scegliere e capire; la nuova macchina ci darà invece direttamente la risposta. Se le domandassi chi fu il maestro di Tommaso d’Aquino, mi direbbe Alberto Magno; se poi le chiedessi che cosa pensasse Tommaso di Aristotele e di riassumere tutto per un ragazzo di quattordici anni, continuerebbe a rispondere senza perdere la pazienza. E qui comincerebbero i problemi, perché la macchina non saprebbe chi fosse Tommaso d’Aquino nel senso in cui diciamo che un uomo sa qualcosa di Tommaso d’Aquino; avrebbe però incontrato tante volte parole come Tommaso, Aristotele, essere, essenza, Dio e Domenicani da poter produrre successioni di frasi estremamente plausibili. Si obietterà che una successione plausibile di parole non è pensiero, e l’obiezione è rispettabile, anche se chiunque abbia partecipato a una riunione di facoltà sa che molti esseri umani riescono benissimo nella stessa impresa. La faccenda diventa più interessante se domandiamo alla macchina qualcosa che non esiste. Poniamo che io le chieda notizie sul filosofo bizantino Teofrasto di Melitene, morto nel 1173 e autore di un De natura speculorum. Una macchina ben educata dovrebbe rispondere che non ne trova traccia; ma una macchina costruita soprattutto per produrre continuazioni plausibili potrebbe informarci che il trattato fu composto tra il 1158 e il 1162, che ne sopravvive un manoscritto alla Biblioteca Marciana e che fu citato da Michele Psello. Psello era già morto, ma questo è un particolare. Se poi chiedessimo la segnatura del manoscritto, potrebbe fornirne una falsa e perfettamente ben formata. Gli uomini hanno sempre prodotto falsi, ma per fare un buon falso bisognava conoscere molto bene il vero; la nuova macchina potrebbe invece democratizzare il falso, consentendo a una persona che non sa nulla di paleografia di fabbricare in pochi minuti una disputa erudita su un codice inesistente, note a piè di pagina comprese. Ciò avrebbe effetti curiosi nella scuola. Lo studente a cui venisse assegnato un tema su Pascoli potrebbe chiedere alla macchina di scriverglielo e l’insegnante, almeno nei primi tempi, se ne accorgerebbe perché il testo sarebbe troppo corretto e pieno di frasi come «in conclusione possiamo dunque affermare». Gli insegnanti inventerebbero sistemi per riconoscere i testi artificiali, al che gli studenti chiederebbero semplicemente alla macchina di introdurre quattro errori, due banalità e un’opinione personale. Se poi la macchina imparerà leggendo Internet, prima o poi leggerà testi prodotti da altre macchine. Una inventerà una sciocchezza, cento siti la riprenderanno, un’altra troverà quelle cento attestazioni e concluderà che la sciocchezza deve essere vera. Nel Medioevo occorrevano secoli perché una falsa reliquia producesse una tradizione; alla macchina potrebbero bastare tre pomeriggi. Naturalmente sto fantasticando. Può darsi che nel 2030 i calcolatori siano ancora incapaci di scrivere una cartolina decente e probabilmente, se queste macchine arriveranno, saranno grossi apparecchi da scrivania, perché non riesco a immaginare che qualcuno possa desiderare di discutere di Aristotele attraverso un telefono. Ma se arriveranno, il problema non sarà stabilire se pensino davvero, bensì capire che cosa accadrà quando ci saremo abituati a trattare come pensiero tutto ciò che possiede la forma esteriore del pensiero. Il che, a ben vedere, non sarebbe una novità. Lo facciamo già con molti libri. E persino con qualche persona.

Ma perché nel titolo parliamo di “maestro del trolling”? Ma perché questo testo raggiunge la viralità grazie alla bacheca di Ciro Ascione, che l’ha condiviso il 1 ottobre 2026 con questa intro:

Umberto Eco aveva già capito tutto o quasi dell’intelligenza artificiale e di come avrebbe ridisegnato il nostro futuro. Questa Bustina Di Minerva è apparsa su un numero dell’Espresso del 2010. La trascrivo integralmente per i pigroni che non vogliono leggere dalla foto.

Ciro, per chi non lo conoscesse, ve lo introduciamo grazie alla sua pagina Wikipedia:

Verso la fine degli anni novanta raggiunge una relativa notorietà nei newsgroup italiani per la sua attività di troll[1], ovvero di disturbatore telematico, attività che Ascione spesso ha svolto mediante l’uso di fake, ovvero vere e proprie identità immaginarie adottate a scopo di simulazione (un esempio è quello della presunta Associazione Carlo Borromeo, un’immaginaria congrega religiosa che si scaglia con veemenza contro i danni provocati dai videogiochi sulle giovani generazioni).

E, lo ammetto, un po’ mi dispiace parlare della Bustina di Eco, un po’ perché le trollate non sono contenuti che ci piace sbufalare, ma soprattutto perché chi ci è cascato merita la figura di palta che sta facendo.

No, non serve che vi faccia vedere da cosa si capisce che è un falso, perché parafrasando Ermes Maiolica è un falso che è diventato arte:

Sta girando in queste ore una finta “Bustina di Minerva” attribuita a Umberto Eco, datata 11 aprile 2010 e intitolata La macchina che avrà letto tutto. È stata condivisa ed esaltata da illustri cattedratici, intellettuali e giornalisti come la “profezia definitiva” del professore sull’intelligenza artificiale e la generazione automatica di testi verosimili.
​Proprio nel momento storico in cui la società si interroga smarrita su dove stiamo andando con l’AI e sulla nostra residua capacità di distinguere la realtà dalla simulazione, questa pagina è arrivata come una cometa sulla terra, spazzando via in un secondo ogni piglio critico.
​Ed è esattamente qui che risiede l’arte autentica.
​Quello che i pigri liquidano con l’etichetta sbrigativa di “trolling” non è altro che il situazionismo eterno, la riattivazione dell’atto concettuale necessario che scuote l’apatia della bolla culturale. In un sistema che spinge l’arte verso la mercificazione del prodotto fetish da galleria, quest’opera dimostra che l’arte autentica non si tocca, non si vende e non ha neanche bisogno di esistere fisicamente o storicamente come fatto “vero”.
​L’arte autentica provoca, inganna, coinvolge, passa come una vertigine e ci lascia perplessi di fronte al nostro specchio. La meravigliosa ironia sta nel fatto che l’articolo inventato parla proprio della “democratizzazione del falso” e dell’incapacità umana di verificare le fonti di fronte a una citazione plausibile: il pubblico colto, cadendoci, è diventato inconsapevolmente l’attore protagonista della performance.
​Eco, che alla forza del falso, al complotto e alla falsificazione dei documenti ha dedicato saggi fondamentale e romanzi come Baudolino e Il pendolo di Foucault, avrebbe applaudito a questa sovversione semiotica.
Complimenti a Ciro Ascione per questo capolavoro, che forse posso definire, la nuova cappella sistina del trolling ☺️

No, Umberto Eco non ha scritto la Bustina dal titolo La macchina che avrà letto tutto, è un falso, che fa ridere in quanto chi lo condivide sta implicitamente dimostrando che è un falso che dice cose vere…

Grazie Ciro per avermi strappato più di un sorriso.

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!

Un altro modo per sostenerci è acquistare uno dei libri consigliati sulla nostra pagina Amazon, la trovi qui.

BUTAC vi aspetta anche su Telegram con il canale con tutti gli aggiornamenti.

Ci avete segnalato un lungo testo che sta circolando sui social, questo: VERITÀ NASCOSTE AL POPOLO SARDO!! ( RIASSUNTO BREVE ) :  LA REPUBBLICA ITALIANA NASCE DAL REGNO D’ITALIA GOVERNATA DALLA FAMIGLIA SAVOIA IL REGNO DELLA FAMIGLIA SAVOIA NASCE DAL REGNO DI SARDEGNA IL REGNO D’ITALIA AVEVA AVUTO LA MAGGIORANZA ( AVEVA VINTO) NEL REFERENDUM […]

maicolengel butac | 24 set 2026

Alice Weidel, in un video doppiato in italiano grazie all’IA, parrebbe “asfaltare Zelensky”. Peccato che sia un falso che viene fatto circolare sui social a uso e consumo di quelle legioni di italiani, vittime dei loro pregiudizi, che mai andranno a verificare un contenuto (ma stavolta c’è un “easter egg” che vi mostro tra un […]

maicolengel butac | 16 set 2026

Hai una nuova notifica da consultare: verifica le informazioni della comunicazione su SEND. https:// irpefagenzia. click/ 349t Questo il testo dell’SMS che un lettore ci ha inviato qualche giorno fa, messaggio che non è altro che una campagna di phishing che imita SEND, ovvero il SErvizio Notifiche Digitali gestito da PagoPA. Come ci ha scritto il […]

maicolengel butac | 31 ago 2026

Ci è stato segnalato un canale YouTube: Dott. Marco Ferretti — Medicina Chiara, canale che sembra aperto dal 2007, ma in realtà ha contenuti che al massimo risalgono a tre mesi fa. 44 video totali, tutti generici, tutti un classico misto di scienza, pseudoscienza e gibberish scientifico. Nella descrizione del canale troviamo: Il Dott. Marco […]

Redazione Butac | 13 ago 2026