Sergio Bramini

Sia sui giornali che sulla stampa ha fatto molto scalpore la storia di Sergio Bramini, che sta rischiando di perdere la casa per via del fallimento della sua ditta, che, a quanto riportano i giornali (e Le Iene), avrebbe un credito di 4 milioni di euro dallo Stato.

La storia mi ha incuriosito, ho visto il servizio delle Iene, ho letto i tanti articoli apparsi sui giornali, e ho fatto molta meno fatica di quella che credevo a ricevere tutte le informazioni sul caso. La storia che raccontano i media manca di tutto quello che è la verifica dei fatti su come si sia arrivati a quella situazione. Tutti fanno leva sulla facile indignazione della gente e sul fatto che alla maggioranza delle persone poco interessa andare a fondo delle questioni. So che non mi renderò simpatico, ma quanto segue è necessario.

Perchè vi dicevo che non ho dovuto faticare molto? Ma perché una spiegazione, perfettamente logica, è pubblicata sullo stesso sito de Le Iene, nella pagina di approfondimento al servizio. La copia in PDF di quanto il Tribunale di Monza ha scritto alle Iene, il 24 aprile 2018.

Per i più pigri…

…il sunto di quanto riportato nel documento:

Lo sloggio è effettuato perché sull’abitazione del signor Bramini pende un’ipoteca dal 2001, aperta per dare garanzia su un mutuo mai restituito. Quindi fallimento ICOM e sloggio dalla casa non hanno un collegamento diretto. La casa è ora di proprietà di una banca, a cui 17 anni fa si era rivolto lo stesso Bramini. Il tribunale di Monza è il referente per la causa di sloggio concernente debiti del signor Bramini. Quello di Milano per l’istanza di fallimento della ICOM. I crediti non sono 4 milioni dallo Stato, ma crediti con enti locali, che pertanto non possono coprire direttamente il debito con lo Stato. La legge non prevede preferenze per un caso piuttosto che un altro, va applicata, anche di fronte al caso umano. Lo sloggio forzato è causato dall’ostruzionismo del signor Bramini al concedere le visite dei potenziali acquirenti. Non vi fosse stato quell’ostruzionismo sarebbero probabilmente rispettate le promesse del sindaco (che aveva parlato di libero accesso per le visite di acquirenti – nel servizio delle Iene – e dal momento della vendita un preavviso di tre mesi per andarsene). Dulcis in fundo, l’art.68 della Costituzione sfruttato a fini politici da ben due esponenti di diversi partiti recita:

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

Da nessuna parte si parla di sloggio per debiti. Quindi cercare di eleggere a domicilio o ufficio la casa del signor Bramini non serve assolutamente a niente. Se non a far perdere ulteriormente tempo alla macchina statale che, ricordiamo sempre, si muove per merito delle nostre tasse. Ogni minuto perso in cose inutili è un minuto sprecato per la collettività. Il tutto per un po’ di notorietà in più, per un posto al sole se si torna a votare.

Per i lettori di BUTAC:

Vi riporto qui tutta la lettera del Tribunale, nulla rende meglio del testo originale. Ma il PDF lo trovate qui. I grassetti sono miei:

Con riferimento a notizie e giudizi espressi su organi di comunicazione circa la vicenda giudiziaria inerente il sig. Sergio Bramini, e ad integrazione di quanto già portato alla vostra attenzione nella nota del 6.4.2018, ritengo necessario, per garantire completa e adeguata informazione sulla vicenda, evidenziare i riscontrati profili che caratterizzano le procedure pendenti rispettivamente presso il Tribunale di Milano e il Tribunale di Monza, quali acquisiti presso i due uffici.

Pende avanti il Tribunale di Milano dal 2011 il fallimento di 1COM Milano s.r.f in Hquid., società di capitali facente capo al sig. Sergio Bramini e di cui lo stesso era amministratore (non si tratta di fallimento personale dei sig.Bramini).

Avanti al Tribunale di Monza pende dal 2013 il giudizio di pignoramento della casa in Monza nella titolarità della moglie separata, cui Sergio Bramini trasferiva la proprietà in sede di separazione consensuale poco prima del fallimento.

Il pignoramento è stato autonomamente azionato da una Banca, cui Bramini nel 2001 aveva concesso ipoteca sulla casa a garanzia di mutuo in favore della ICOM, successivamente non più restituito, garanzia che dà diritto al creditore di agire direttamente sul bene ipotecato.

L’esecuzione immobiliare concerne anche credito del Fallimento ICOM di € 200.000 nei confronti di Bramini personalmente, in forza di transazione esecutiva del 2014 – proposta dallo stesso Bramini e poi inadempiuta e tuttora contestata – a definizione di giudizio promosso dal Fallimento nei confronti dello stesso per assunte responsabilità come amministratore (per realizzare tale credito il Fallimento è intervenuto nel pignoramento immobiliare).

La procedura esecutiva pendente presso il Tribunale di Monza si svolge in applicazione di normativa vigente che, a fronte di crediti impagati, consente di agire esecutivamente sui beni mobili e immobili dei debitori, prevedendo la liberazione dell’immobile pignorato anche prima della vendita. Si evidenzia che il divieto di sloggio dalla “prima’* casa può valere solamente quando a procedere sia Equitalia (oggi Agenzia Entrate Riscossione), mentre nel caso del sig. Bramini si tratta di procedura esecutiva ordinaria (azionata da una Banca, con intervento del Fallimento).

Nello specifico si sta procedendo ad azione di sloggio del sig.Bramini e della sua famiglia dalla casa di Monza, in quanto, dopo iniziale impegno a consentire le visite di persone interessate all’acquisto, c’è stata un’attività ostruzionistica dello stesso ad ogni iniziativa in tal senso. Una sola persona sinora è riuscita a visitare l’immobile; l’unica asta celebrata è andata quindi deserta per mancanza di offerte. Non si contano le diffide e intimazioni a non procedere oltre, quali inviate dal legale dei Bramini al custode giudiziario negli ultimi sei mesi.

Questo Ufficio non è di certo insensibile al dramma che investe le famiglie, tutte le famiglie, e sono circa 1.000 ogni anno coinvolte nelle procedure esecutive immobiliari di questo Tribunale, costrette ad uscire dalle proprie case: tale problema non può essere posto a carico del Tribunale, che deve applicare la legge senza trattamenti preferenziali, ciò pur comprendendosi la vicenda umana del sig. Bramini e della sua famiglia.

Per quanto emerge dagli atti delle procedure, va peraltro osservato che, se vengono prospettati da parte del già amministratore di ICOM consistenti crediti della società prima del fallimento (circa € 4 milioni), emerge anche che sono crediti vantati verso enti locali (non verso l’amministrazione statale), come tali non immediatamente compensabili con debiti della fallita verso lo Stato, crediti allo stato accertati nell’ordine della metà, in quanto in parte già ceduti a creditori di Icom prima del fallimento, in parte oggetto di contestazione, in parte accertati giudizialmente come inesistenti, profilandosi in termini inferiori al passivo fallimentare (nell’ordine di € 3.500.000). Va detto che l’accertamento di crediti e debiti è rimesso al Tribunale fallimentare di Milano e non già al giudice di Monza, cui non compete alcun ambito di intervento in proposito.

In ogni caso tali crediti sono inidonei a paralizzare l’azione dì esecuzione in corso, ove confluiscono le pretese della banca mutuante, che agisce sull’immobile in forza di ipoteca, e quelle del Fallimento, creditore del sig, Bramini personalmente. Nè compete alla magistratura trovare soluzioni innovative rispetto al mancato pagamento delle somme dovute dagli enti pubblici, in quanto non ne ha i poteri.

Quanto all’asserita violazione dell’art.68 della Costituzione, in riferimento a iniziativa di senatore di porre nell’abitazione oggetto di esecuzione il suo ufficio parlamentare sul territorio, va detto – come già diffusamente argomentato dal giudice del procedimento – che la norma costituzionale prevede preventiva autorizzazione della Camera di appartenenza solo per l’esecuzione di perquisizione personale o domiciliare, di arresto, o di provvedimento altrimenti privativo della libertà personale, quale non può ritenersi un provvedimento civile di esecuzione su beni mobili o immobili, in applicazione di norme dello Stato.

Non può pertanto che esprimersi forte preoccupazione per condotte di contrasto all’azione giudiziaria fatte proprie anche da chi riveste alte cariche istituzionali, con valenza delegittimante nei confronti dei giudici, tenuti ad applicare normative indefettibili, il cui avvio è rimesso all’iniziativa dei creditore e in funzione della prevista tutela giuridica della sua posizione.

il Presidente del Tribunale Laura Cosentini

Trovo curioso notare che il documento sia datato 24 aprile, ma nel servizio delle Iene, andato in onda il 29 aprile, di tutto quanto spiegato qui sopra non si faccia alcun cenno. Ma anzi, si insiste sul credito di 4 milioni da parte dello Stato, e si insegue un giudice che sui quei 4 milioni non può dire nulla. Lui ha emesso un decreto di sloggio seguendo la normativa in vigore. Applicando la legge. Capisco benissimo perché non abbia molto da dire alla Iena. Il video delle Iene in realtà è stato registrato quasi tutto prima d’aver ricevuto la lettera con le informazioni sul caso da parte del Tribunale di Monza. Sarebbe bastato spiegarlo in apertura di servizio, ma purtroppo, come avete potuto capire, tutto il girato avrebbe avuto decisamente meno senso e meno appeal per il pubblico che vuole potersi indignare.

maicolengel at butac punto it

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