Mi avete segnalato un articolo apparso su Il Fatto Quotidiano l’anno scorso che non avevamo mai trattato, complici le vacanze estive. Sta evidentemente ricominciando a girare nell’ottica complottistica alla base del no alle vaccinazioni pediatriche come strategia elettorale.

Non ci dilungheremo molto, perché titoloni come questo:

Gli Usa scelsero l’italia come cavia per la grande crociata sui vaccini

crociata sui vaccini

sono mero sensazionalismo complottaro da prima pagina, diffuso seguendo una precisa linea editoriale. Usare il termine cavia nell’occhiello della prima pagina serve ad attirare l’attenzione, quasi come se fossimo un esperimento che potrebbe avere conseguenze positive come negative. L’articolo è solo per gli utenti a pagamento, l’ho letto nella sua versione cartacea gentilmente reperita in rete da lettori. Si tratta di una ricostruzione di fatti, narrata con toni un filo complottari: il senso dell’articolo è prendere le distanze dal decreto e insinuare il dubbio che ci siano stati dietro solo e unicamente interessi economici. L’opinione di medici e scienziati evidentemente non conta nulla. Curioso che con la Lorenzin negli Stati Uniti ci fossero proprio anche medici e scienziati…

Il problema nasce prima del 2014

Vediamo di capirci, BUTAC è un signor nessuno, ma nel 2013 ero già impegnato a trattare argomenti legati al mondo dell’antivaccinismo. Non ho contatti con gli USA tali da poter essere stato informato di politiche scelte per gli anni a venire, ma già nel 2013 cercavo aiuto per contrastare la disinformazione in quel campo. Questo nel suo piccolo dovrebbe già rendere lampante che nel 2013 (e quindi anche nel 2014) era chiaro avessimo un problema di calo delle coperture vaccinali, e di aumento della disinformazione novax. Quale miglior terreno per studiare il fenomeno e cercare di arginarlo? Quale miglior Paese dove mettere in atto nuove strategie?

Complotto segreto?

Una delle cose che mi fanno più sorridere è che ogni volta che l’articolo del Fatto (o suoi cloni) vengono fatti girare in rete si vede gente cadere dalle nuvole, gridare al complotto. Invece non siamo di fronte a uno scoop, non lo siamo oggi, come non lo eravamo nel 2017.

La notizia della designazione è di pubblico dominio dal 29 settembre 2014, come dimostra questo comunicato stampa di AIFA:

L’Italia capofila per le strategie vaccinali a livello mondiale

Sia chiaro, onestamente a nome di chi combatte la battaglia per la corretta informazione sulle vaccinazioni pediatriche devo dire che la Lorenzin e il suo Ministero potevano fare tanto di meglio ben prima della proposta di decreto legge. La comunicazione sulle vaccinazioni fino a due anni fa è stata gestita più da mamme preoccupate e da blogger in pigiama che da chi dal 2014 ha in meno le redini (e probabilmente i fondi) per migliorare la situazione. Si sono svegliati tardi, e forse non nel miglior modo possibile. Ma almeno l’hanno fatto. Leggo i proclami politici di questi giorni e ho i brividi al pensiero di cosa succederà alle buone politiche vaccinali che sono state finalmente implementate.

Vorrei che tutti teneste sott’occhio quest’immagine:

Numeri di casi di morbillo riportati tra giugno e novembre 2017 – L’Italia è nei 10 paesi al mondo con più casi, subito dopo la Cina ma davanti a Malesia, Bangladesh, Congo e Tailandia.

Una cosa che questa cartina però non riporta in maniera sufficientemente dettagliata è l’incidenza di casi in rapporto alla popolazione. Basti pensare a quanti vivono in Cina o in India rispetto a quanti siamo in Italia per capire che la situazione è davvero seria. Inoltre, come spiega l’Organizzazione mondiale della sanità:

In general, the number of reported cases reflects a small proportion of the true number of cases occurring in the community. Many cases do not seek health care or, if diagnosed, are not reported. In addition, there is a one to two month lag time in reporting. For these reasons, the data provided on this page under-represents the true number of cases, particularly those occurring in the last one to two months.

Ovvero i numeri riferiscono solo una piccola parte dei casi reali, molti non chiedono l’aiuto di un medico, o il caso pur diagnosticato non sempre viene riportato al WHO. Per questo si pensa che i numeri diano una sottostima dei dati corretti.

Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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