Il CNAO e la disinformazione persistente

Cosa c'è di più polarizzante che far credere che se aiutiamo l'Ucraina a difendersi non potremo aiutare i nostri connazionali a curarsi?

maicolengel butac 27 Apr 2026
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Su BUTAC c’è un articolo che dal 2016 non smette di essere letto e condiviso, e che si intitola: la macchina che cura il 90% dei tumori. Risale al 2016, dieci anni fa, un’altra epoca verrebbe da dire. In dieci anni infatti ci si potrebbe aspettare che la gente sia cresciuta, cambiata, maturata. E invece, grazie alla costante condivisione di malinformazione, per avvelenare il pozzo si insiste nello spacciare cose che non sono.

Oggi trattiamo questo post:

Figli di Putt.. e Bastardi
LO SAPEVATE? A PAVIA ABBIAMO UN CERN CHE SALVA VITE. MA NESSUNO VE LO DICE…
A Pavia, dentro il Policlinico San Matteo, c’è un bunker con muri spessi 6 metri. Dentro c’è un sincrotrone da 25 metri di diametro: la stessa tecnologia del CERN di Ginevra.
Qui si sparano ioni di carbonio contro tumori inoperabili.
Si chiama CNAO – Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica. È l’unico in Italia e uno dei 6 al mondo capace di usare clinicamente gli ioni di carbonio. Cura cordomi, sarcomi ossei, tumori al cervello che la radioterapia normale non tocca nemmeno.
Dal 2011 ha già salvato oltre 4.700 pazienti. Dal 2014 è gratuito con il SSN.
Un ciclo costa € 24.000. Meno di un terzo di molti farmaci biologici.
Costruire l’impianto? Circa € 125 milioni. Con € 80 milioni in più lo stanno ampliando.
ORA LA DOMANDA CHE NESSUNO FA:
Perché in Italia abbiamo UN SOLO centro così?
Perché per mandare armi in Ucraina si trovano subito i miliardi, ma per costruire un secondo CNAO al Sud, o un terzo al Centro, i soldi non ci sono mai?
Perché preferisco finanziare e guadagnare su guerre e altre porcherie invece di curare e salvare le persone?…
Fonte dati: CNAO, Ministero della Salute, Servizio Sanitario Nazionale

Poche righe che dimostrano una sola cosa: che chi l’ha scritto capisce poco di medicina, e nulla di geopolitica.

Partiamo dalle informazioni corrette: come spiegavamo nel 2016 il CNAO esiste davvero ed è una cosa seria. Il post di suo non sta diffondendo una bufala medica, si limita a strumentalizzarla esagerando. Nel nostro articolo di dieci anni fa sfruttavamo le parole di un ingegnere biomedico per spiegare perché ci fosse un solo centro, raccontando come la terapia fosse sperimentale. Non lo è più, come spiegato nello stesso post è entrato nel SSN nel 2014, e nel 2017 è stato inserito nei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, quindi è coperto dal Servizio Sanitario Nazionale per le patologie indicate.

Oggi sono dieci le tipologie di tumori per cui il trattamento è rimborsato dal Servizio sanitario: cordomi e condrosarcomi della base del cranio, tumori del tronco encefalico, sarcomi in varie sedi, meningiomi intracranici, tumori pediatrici, e altri ancora. Il centro tratta circa 600 nuovi pazienti all’anno; il dato di 4700 pazienti trattati è vecchio, andrebbe aggiornato. Ma, appunto, se il tuo tumore può essere trattato con l’adroterapia sarà l’oncologo che ti ha in cura a prescriverti quella cura. Dare a intendere vada bene per tutti è un errore, tipico di chi non capisce molto di medicina. Sul CNAO c’è una sola imprecisione, quando viene detto che è l’unico centro italiano a proporre quella terapia. In realtà esistono centri di protonterapia anche a Trento e all’IEO di Milano. Il CNAO è l’unico in Italia, e uno dei sei al mondo, a usare sia protoni che ioni carbonio. La differenza sta nel fatto che gli ioni carbonio sono lo strumento più potente, in grado di provocare al DNA tumorale un danno tre volte superiore ai raggi X.

Ma quindi dice cose corrette?

Sulla terapia sì, il problema è il resto. Innanzitutto costruire un secondo CNAO non è una questione di volontà politica trattenuta dai profitti di guerra. È una questione di fisica, ingegneria, personale altamente specializzato e tempi lunghi. Il primo CNAO ha impiegato dieci anni dalla fondazione (2001) all’avvio dei trattamenti (2011). E ne fu aperto uno solo proprio perché era una terapia sperimentale e non si sapeva quanto sarebbe stata efficace. La carenza in questo caso però non è di fondi sottratti alla sanità per le armi, ma è di fisici medici, ingegneri, radioterapisti esperti in adroterapia. Professionalità che si formano in decenni, e che non si assumono con una delibera. Professionalità che al momento scarseggiano.

Ma questo non significa che non si facciano passi avanti: dal 2021 è in corso un’espansione da oltre 60 milioni di euro che aggiungerà un nuovo acceleratore di protoni e aprirà alla BNCT, una terapia sperimentale per i tumori più complessi. I soldi ci sono (non abbastanza, probabilmente), ma presentare la situazione come “i miliardi per le armi, mai per la salute” è disonesto intellettualmente, oltre che tecnicamente ignorante.

I soldi all’Ucraina fanno male alla nostra sanità?

E qui c’è tutta l’ignoranza su come funziona il sistema in vigore. Gli aiuti militari all’Ucraina non vengono sottratti al bilancio della sanità. Vengono da capitoli di spesa completamente separati ovvero dal bilancio della Difesa, e in larga parte consistono in materiale bellico già esistente nelle dotazioni delle Forze Armate, non in nuovi stanziamenti di cassa sottratti ad altro. A questo va aggiunto che, in quattro anni di guerra, l’impegno militare italiano verso l’Ucraina è ammontato a circa 3 miliardi di euro totali, ovvero 800 milioni all’anno, pari allo 0,03% del PIL. Secondo il Kiel Institute, l’Italia si colloca al 21° posto su 27 Paesi europei per supporto diretto a Kiev, con appena lo 0,14% del PIL impegnato in aiuti bilaterali dall’inizio del conflitto, ovvero circa 20 euro per cittadino all’anno.

La narrativa polarizzante del “o le armi o gli ospedali” funziona, ma è politicamente falsa. Un secondo CNAO non lo finanzieremmo dismettendo i sistemi missilistici: si finanzierebbe con investimenti strutturali in sanità, formazione del personale specializzato, pianificazione decennale. Tutte cose su cui si può e si deve discutere, ma che non hanno a che fare col conflitto in Ucraina e gli aiuti da parte del nostro governo.

Dare a intendere diversamente è disinformare.

maicolengel at butac punto it

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