La settimana scorsa si è parlato molto del caso di Angelo Peveri, BUTAC è stato taggato in più discussioni dove si affrontava la questione, ma prima di rispondere ho ritenuto importante approfondire i fatti.

La narrazione passata da alcuni TG non mi convinceva più di tanto e purtroppo non mi sbagliavo. TgCom24 nel suo servizio video, ritrasmesso sui TG Mediaset, ci aveva raccontato i fatti così (li trascrivo testualmente perché ritengo sia importante la narrazione):

Angelo Peveri è stato condannato in via definitiva a 4 anni e sei mesi di carcere per tentato omicidio per avere ferito un ladro che assieme a due complici aveva tentato l’ennesimo colpo nella sua impresa di costruzioni a Sarmato, Piacenza. Erano circa le 21:30 quando è scattato l’allarme, Angelo Peveri ha imbracciato il fucile ed è corso verso la sua ditta dove ha trovato tre uomini ha sparato 4 volte, in aria, ma uno di loro lo ha aggredito, a quel punto ha fatto fuoco colpendolo…

Questo è il sunto di quanto sarebbe avvenuto a Angelo Peveri secondo TgCom. Questa è la narrazione che milioni di telespettatori che attendono di essere informati dal Tg hanno ascoltato e preso per buona.

Ma i fatti sono andati davvero così?

No, i fatti sono andati in maniera diversa, come dimostra la condanna definitiva inflitta a Peveri dal giudice. Vediamo di fare chiarezza in merito. Riportava il Corriere:

Il 5 ottobre del 2011 alcuni ladri entrarono in un cantiere sul fiume Tidone dove l’impresa di Peveri stava eseguendo alcuni lavori: scatta il dispositivo di allarme che fa accorrere sul posto il titolare della ditta e un suo operaio romeno, George Botezatu. Peveri è armato di un fucile a pompa, spara tre colpi (in aria, sosterrà lui durante l’indagine) ma ferisce uno dei ladri in fuga a un braccio. Poco dopo sempre uno di loro torna nell’area del cantiere per recuperare la sua auto ma viene bloccato dall’imprenditore e dall’operaio. Le indagini della procura di Piacenza hanno stabilito che l’intruso fu immobilizzato, costretto a inginocchiarsi ed ebbe la testa sbattuta contro i sassi. Peveri a quel punto avrebbe esploso un colpo di fucile da distanza ravvicinata, poco più di un metro.

Quindi, i ladri arrivano, Peveri li coglie sul fatto e senza che loro lo minaccino spara, colpendone uno a un braccio. I ladri scappano. Successivamente uno dei tre torna per recuperare la propria auto abbandonata nei dintorni del cantiere, e viene catturato da Peveri, che prima lo blocca con l’aiuto di un dipendente e poi gli spara. Questa non è legittima difesa, che nemmeno l’avvocato di Peveri infatti ha mai invocato. Ed è per questo che è arrivata una condanna. Che un servizio di TG la racconti nella maniera riportata sopra, omettendo il passaggio tra i ladri che scappano e quello che torna per recuperare la macchina, omettendo l’immobilizzazione a terra, evitando di spiegare che gli spari erano stati direzionati ad altezza uomo e che la seconda aggressione non sia stata da parte del ladro a Peveri ma al contrario è post-verità, ottima per giustificare le parole del ministro dell’Interno che ha espresso solidarietà all’imprenditore.

C’è un’altra cosa da dire, che a me fa un po’ sorridere (ma forse ci sarebbe da piangere). Con l’eventuale riforma per la legge sulla legittima difesa non sarebbe cambiato assolutamente nulla: il magistrato avrebbe condannato comunque Angelo Peveri. E per fortuna, perché così non fosse saremmo davvero nel Far West. Se leggete narrazioni che sostengono il contrario siete di fronte ad abili ciarlatani che stanno menando il can per l’aia.

Ultimo dettaglio, come riporta Lettera21, ai carabinieri risultano 40 denunce per furto e non 91. Meno grave? Giudicate voi, ma non sono 91.

Non sto assolutamente giustificando i ladri, e trovo che alcuni servizi dei giorni scorsi che hanno gettato una luce pietista sul soggetto siano a loro volta errati. Poco conta se i ladri cercassero di rubare per disperazione o avidità, ladri erano e meritano il carcere. Ma Peveri ha sbagliato in quel che concerne le sue responsabilità ed è giusto che anche lui sia punito.

maicolengel at butac punto it

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