La “terapia OGM” e i titolisti di Repubblica
Una scelta di termini fatta appositamente per attirare l'attenzione, a scapito dell'accuratezza

Sono anni che denunciamo la pessima abitudine di un certo giornalismo di sfruttare i titoli per fare sensazionalismo o clickbait. È il caso del titolone scelto da La Repubblica il 18 aprile 2026 per parlare di una notizia tragica:
Taranto, muore durante infusione di una “terapia Ogm”: Tiziana Maniscalco aveva 50 anni
Subito dopo leggiamo:
Tragedia all’ospedale Moscati dove la paziente si stava sottoponendo a una innovativa cura contro la leucemia con materiale geneticamente modificato proveniente da Amsterdam
La notizia è vera, ma nel titolo si usa il termine “terapia Ogm” che non vuol dire nulla, a parte dare il proprio contributo alla disinformazione appunto sugli OGM tanto cara a certi ambienti. La terapia che Tiziana Maniscalco stava seguendo è una terapia sperimentale per il trattamento della leucemia, terapia che prevede un’infusione di linfociti autologhi:
I linfociti autologhi sono globuli bianchi che sono stati rimossi dal paziente, attivati a contrastare il tumore e, quindi, reintrodotti nel paziente.
Il principio su cui si basa questa terapia è quello di contrastare il tumore, utilizzando il sistema immunitario del paziente.
La ASL di Taranto tra le altre cose ha spiegato che:
Si tratta del trattamento CAR-T, una possibilità di cura per pazienti con patologie oncoematologiche (leucemia, linfoma, mieloma) che sono andati incontro a ricaduta dopo una o più terapie convenzionali.
Le CAR-T richiedono una complessa preparazione che ha inizio con il prelievo di linfociti del paziente, poi separati dal resto degli elementi del sangue attraverso una procedura chiamata aferesi.
Nessuno degli scienziati usa il termine “OGM” in casi come questi, sfruttarlo serve solo ad alimentare la demonizzazione del termine. Se lo facessero, “OGM” si applicherebbe a metà della medicina moderna, perché è vero che i linfociti vengono modificati geneticamente, ma l’uso del termine OGM è improprio e fuorviante.
La cosa che ci sta più a cuore sottolineare è che – seppur in tutti i titoli si faccia comunque riferimento alla terapia a cui si stava sottoponendo la povera donna – ad oggi non c’è alcuna prova che quella sia stata la causa del decesso. Potrebbero essere state complicazioni legate alla malattia stessa, senza che la terapia debba per forza essere stata la causa.
Per capire le cause serve un’indagine, che è stata appunto aperta, con cinque medici indagati (come è prassi in questi casi, anche questo non significa, per il momento, alcuna colpevolezza).
Concludendo
Titolare come ha fatto Repubblica è un po’ come titolare “muore affogato da una sostanza chimica” quando poi leggendo l’articolo scopri che è caduto in mare e la sostanza chimica era semplicemente acqua salata. Nulla di sbagliato, ma qualcosa di decisamente sensazionalista.
Anche questa è disinformazione.
maicolengel at butac punto it
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Immagine di testa di Hush Naidoo Jade Photography su Unsplash