PANNOLONI-POLLO

Su molte testate online è apparso da qualche giorno un articolo piuttosto orrorifico riguardo le disumane condizioni di lavoro nell’industria americana per la lavorazione del pollame, ecco ad esempio cosa ne dice Il Giornale:

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Il rapporto Oxfam

Questo articolo, come gli altri, sostanzialmente si basa sul rapporto che Oxfam, movimento globale contro la povertà e per la giustizia sociale, ha pubblicato riguardo le condizioni di lavoro negli stabilimenti USA per la lavorazione del pollame.

Questo rapporto, a quanto dice Oxfam, è il risultato di tre anni di indagini da parte del loro gruppo di lavoro e di altre organizzazioni loro partner, effettuate soprattutto tramite interviste ad operai ed ex-operai dell’industria in questione, avvocati, medici, e “Workers Centers”, cioè istituzioni che supportano i lavoratori delle classi più basse che per vari motivi non sono iscritti a nessun sindacato.

Oxfam punta il dito in particolare verso le quattro principali catene USA che si occupano di questa lavorazione: Tyson Foods, Pilgrim’s, Sanderson Farms e Perdue Farms.

Da quanto si legge l’industria del pollame negli USA è a livelli dickensiani:Sketches-by-Boz-Seven-Dials-631.jpg__800x600_q85_crop gli operai e le operaie sono costretti a lavorare in condizioni disumane, in balia di sorveglianti sadici che impediscono loro persino di andare in bagno oltre a deriderli, insultarli e chi più ne ha più ne metta.

Parecchi operai sono costretti ad indossare dei pannoloni, altri si sono fatti i loro bisogni addosso, altri infine devono bere pochissimo per reprimere lo stimolo a urinare, con conseguenti gravi problemi di salute; soprattutto le donne sono penalizzate, specialmente quelle che si trovano nel periodo mestruale o in stato di gravidanza.

Cosa c’è di vero?

Tipicamente, un impianto per la lavorazione del pollame è complicato ed ha molte parti in movimento che necessitano di funzionare senza intoppi, quindi il problema di permettere ad un lavoratore di andare in bagno senza fermare la linea di produzione esiste e non è di facile soluzione, tanto più che si tratta generalmente di stabilimenti molto grandi con pavimenti resi scivolosi dall’acqua e dal grasso su cui bisogna muoversi con precauzione: inoltre gli operai indossano tute e guantoni che devono essere tolti e rimessi, cosa che richiede un certo tempo. Le aziende quindi hanno studiato un sistema di rimpiazzi: l’operaio che deve assentarsi lo segnala al supervisore il quale chiama un sostituto, detto assistente di linea, che prende il suo posto durante la sua assenza.

Purtroppo, a detta di Oxfam, questo sistema esiste solamente in pochi stabilimenti, e la maggioranza dei lavoratori è costretta a muoversi in una sorta di girone dantesco.

Le reazioni delle aziende chiamate in causa non si sono fatte attendere: Tyson Foods, in un comunicato stampa, fa notare che

“…since Oxfam America has declined to share the real names and locations of those making the allegations, it’s difficult for us to address them or gauge their validity. We can tell you we’re committed to treating each other with respect and this includes giving workers time off the production line when they need it. Restroom breaks are not restricted to scheduled work breaks and can be taken at any time. Our production supervisors are instructed to allow Team Members to leave the production line if they need to use the restroom. Not permitting them to do so is simply not tolerated”.

“… dato che Oxfam America si è rifiutata di comunicare i veri nomi e località di coloro che hanno fatto queste affermazioni, ci è difficile affrontarli o verificare la loro validità. Possiamo dire di essere impegnati a trattare tutti con rispetto, anche dando ai lavoratori il tempo di staccarsi dalla linea di produzione quando ne hanno bisogno. Le pause per andare in bagno non hanno un orario fisso e possono essere prese quando sono necessarie. I nostri supervisori alla produzione devono permettere agli operai di lasciare la linea di produzione quando devono andare in bagno, e ogni comportamento contrario non è assolutamente tollerato”.

Perdue Farms, dal canto suo, risponde che:

“…our associates receive two 30-minutes breaks during each eight-hour shift. They typically work 2 to 2½ hours, have a 30-minute break, work another 2 to 2½ hours and have another 30-minute break, then work the remainder of the shift. If an associate is unable to wait for the scheduled break and needs to use the restroom, they are to be given permission to leave the line as soon as someone can cover for them.  If a department is short-staffed that day, there may be times it is difficult to provide immediate coverage.  If an associate has a health or other reason why they need more frequent restroom breaks, they can visit the onsite Wellness Center for support services or talk with Human Resources to request an accommodation for their condition”.

“… i nostri operatori hanno diritto a due pause di 30 minuti durante ogni turno di otto ore. Normalmente lavorano da 2 a 2 ore e mezza, hanno una pausa di 30 minuti, lavorano altre 2 ore – 2 ore e mezza, hanno un’altra pausa di 30 minuti e quindi lavorano fino al termine del turno. Se un operatore non può aspettare fino alla pausa stabilita e ha bisogno di usare il bagno, gli viene concesso di assentarsi non appena qualcuno può sostituirlo. Se un dipartimento si trova a corto di personale, ci possono essere occasioni in cui è difficile provvedere una sostituzione immediata: se un operatore ha problemi di salute o altro per cui necessiti di pause più frequenti, può recarsi al Centro Medico dello stabilimento per ricevere supporto, o rivolgersi all’Ufficio Personale per mettersi d’accordo”.

Sanderson Farms, nonostante il rapporto di Oxfam dica di non aver ricevuto risposta da loro, ha emesso un comunicato stampa in cui si dice che:

“… Our policies require all processing plant employees to take regularly scheduled paid breaks, as well as a meal break.  In addition to those mandatory breaks, employees take restroom breaks during work time whenever necessary, and the Company does not deny any person the use of restroom breaks.  Indeed, companies are required by law to grant their employees access to restrooms.  Sanderson Farms strictly follows Occupational Safety and Health Administration (OSHA) standards stating that restroom facilities must be available to employees upon need.

It is true that our employees work on a processing line that does not stop when an employee must leave the line for any reason, including restroom breaks.  For this reason, every department in our processing plants is staffed with “floating” employees who are responsible for replacing an employee who needs to leave his or her station for any reason”.

“… Le nostre politiche aziendali danno a tutti i lavoratori dei nostri stabilimenti delle pause regolarmente pagate, come pure una pausa pranzo. Inoltre, i lavoratori possono andare in bagno durante le ore di lavoro se necessario, e la Compagnia non nega a nessuno l’uso delle toilettes: la legge impone ad ogni azienda di offrire ai propri lavoratori l’accesso ai bagni. Sanderson Farms segue strettamente gli standard di OSHA (Occupational Safety and Health Administration) che stabiliscono di mettere toilettes a disposizione dei dipendenti quando ne abbiano necessità. E’ vero che la catena di produzione dei nostri stabilimenti non può fermarsi quando un lavoratore deve assentarsi per qualsiasi ragione, quindi ogni dipartimento è fornito di “assistenti di linea” che sono responsabili di rimpiazzare un operaio in caso di necessità”.

Sanderson fa inoltre notare che:

“…if a supervisor or manager violates Company policy in this or any other regard, Sanderson Farms provides workers with multiple opportunities to vocalize complaints or concerns beyond their direct supervisors.  Employees have the ability to go directly to plant managers, or to employee relations managers that are available at every facility.  Employees also have the option of expressing their concerns without fear of reprisal through an anonymous tip-line or by providing written comment following regularly scheduled training classes conducted at all facilities”.

“… se un supervisore o un manager viola la politica aziendale in questo o in altri campi, Sanderson Farms da’ ai lavoratori molte opportunità per comunicare le proprie lamentele o preoccupazioni senza rivolgersi direttamente ai supervisori. Gli operai hanno la possibilità di recarsi dierttamente dal direttore di stabilimento o dai manager per le relazioni con i dipendenti, che si trovano in ciascun stabilimento. Gli operai hanno inoltre l’opzione di esprimere le loro preoccupazioni senza timore attraverso segnalazioni telefoniche anonime o rilasciando commenti scritti al termine delle sessioni di training che vengono condotte periodicamente”.

Per quanto riguarda Pilgrim’s, le nostre ricerche in rete non hanno trovato nessuna risposta alle affermazioni di Oxfam.

CONCLUSIONI

E’ ovvio che le aziende presentino i loro stabilimenti come il luogo migliore in cui lavorare, e le loro affermazioni vanno prese un po’ con le molle: non si può negare però che il punto debole del rapporto, secondo noi, sia l’assoluto anonimato dietro cui si nascondono i testimoni. Dire “Virginia del North Carolina” o “Fred del Texas”, equivale a togliere autorevolezza alle testimonianze presentate: tanto varrebbe citare il famoso “cuggino” di Elio; inoltre, come farà mai la direzione dell’azienda a rimediare a situazioni incresciose di cui magari non sia a conoscenza, se non sa dove questi soprusi sono avvenuti, e nei confronti di chi?

Leggendo il rapporto di Oxfam sembra che gli operai dell’industria del pollame siano specialmente immigrati, poco specializzati, che non hanno ben chiari i propri diritti (solo il trenta per cento di loro è iscritto ad un sindacato), persone quindi che più di tutte possono essere oggetto di soprusi da parte di sorveglianti prepotenti o poco scrupolosi.

Non si può parlare, quindi, di una bufala vera e propria, ma piuttosto di toni forse un po’ troppo drammatici che, poi, le testate online nostrane hanno ripreso con la solita approssimazione.

Lady Cocca

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