Corriere della Sera, Buoni postali e matemagica…

maicolengel butac 12 Ago 2025
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Il 6 agosto sul Corriere della Sera edizione Milano è stato pubblicato un articolo dal titolo:

Crema, compra un vecchio mobile per 200 euro e dal fondo nascosto spuntano buoni postali per 190 mila euro. L’appello: «Cerco i proprietari»

Lo trovate archiviato qui nel caso nel frattempo sia stato rimosso.

L’articolo fin da subito presenta una struttura che ben conosciamo, con una grossa differenza: non viene mai citato lo studio legale a cui si sarebbe rivolto il signore che ha trovato questi buoni. Ma aspettate, vi riportiamo dall’articolo:

All’interno erano custoditi buoni postali fruttiferi emessi tra il 1992 e il 1994. Valevano, in totale, 18 milioni di lire dell’epoca. Gli interessi fanno lievitare la cifra a circa 190 mila euro odierni. Fossero state banconote, la storia non sarebbe mai stata raccontata: molto probabilmente Benzoni, 45 anni, avrebbe ringraziato per sempre la Dea bendata e i precedenti proprietari, distratti, e se li sarebbe intascati senza fare rumore. Invece no. I buoni postali sono nominali, e quindi solo i legittimi intestatari possono incassarli.

Avete letto con attenzione? Buoni postali fruttiferi per un valore di 18 milioni di lire, quindi circa 9mila euro, che in 32 anni si sarebbero magicamente trasformati in 190mila euro. Posso dirlo? Minchia. E dire che ai due che firmano l’articolo, Carlo D’Elia e Davide Maniaci – che credo siano gli autori della beffa – fossero giornalisti avrebbero potuto andare sul sito di Poste Italiane e simularne il valore, che oggi per un buono postale del 1992 trentennale ordinario da un milione di lire è di 5640 euro netti, 6372 lordi:

Quindi per 18 buoni da un milione l’uno sarebbero circa 101mila euro netti. Il problema è che l’articolo riporta una foto di uno dei buoni trovati ed è da centomila lire, quindi non da un milione; gli altri 17 di che valore saranno?

Ma aspettate, ci sono altre stranezze nella storia, perché sempre secondo il Corriere:

Tutti e 18 i buoni erano intestati a due fratelli, Carlo e Francesca De Martino. Ma vista la data di nascita (1907 e 1911) sono molto probabilmente deceduti. Quindi si cercano gli eredi, i cui nomi sono segnati sui titoli di credito. Risulterebbero cointestatari dei buoni con pari facoltà di rimborso. L’elenco è lungo e comprende persone nate in tutta la Lombardia, che probabilmente sono inconsapevoli di poter ottenere un piccolo tesoro. A loro è rivolto l’appello: «Fatevi avanti». Chi pensa di essere erede dei De Martino, può contattare i carabinieri della stazione di Lodi.

Vabbé a parte il “molto probabilmente deceduti” – che un qualsiasi legale potrebbe verificare senza grande fatica o senza la necessità di fare comunicati stampa ai giornali – non è assolutamente normale che sui titoli di credito siano segnati i nomi degli eredi, a meno che non sia un’annotazione fatta dagli stessi acquirenti. Ma allora, anche in questo caso, perché coinvolgere la stampa? Basterebbe un buono studio legale e la storia finirebbe lì. In generale però capite che ci sono troppi buchi in tutta la vicenda? La cosa che a noi fa più sorridere è che tutte le foto del Buono che circolano sono di una qualità che nemmeno uno smartphone del 2010 avrebbe fornito.

Suvvia. E quello nella foto che accompagna gli articoli non è un Buono del 1992/95 ma degli anni Ottanta, vista la serie che si riesce a leggere sullo stesso:

 

Lo vedete nell’angolino in basso a destra? Serie Q/P degli anni Ottanta, non Novanta. Troppe discrepanze per un articolo che viene pubblicato su un quotidiano noto e blasonato come il Corriere. Fossi nella redazione centrale tirerei le orecchie a chi, della redazione locale, ha dato l’approvazione alla pubblicazione. Perché poi, grazie a questo, come sempre altri seguono a ruota, primo fra tutti DAGOSPIA che manco prova a fare una minima verifica dei fatti ma copia tale e quale dal CdS. Unica fortuna, il nome dello studio non viene mai fatto. Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni.

Il dubbio ovviamente è che a inviare il comunicato siano i soliti noti.

redazione at butac punto it

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