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Il Giornale ci regala due articoli al prezzo di uno, o meglio un articolo pubblicato due volte a distanza di venti minuti, tutt’ora presente sul sito, cambiano solo i titoli e la lunghezza del testo, ma la notizia è esattamente la stessa!

In quello delle 13:12 ci raccontano:

La denuncia dell’ex Ministro della Difesa Mario Mauro riguardo a un’ondata di profughi provenienti dal Kosovo e che potrebbero raggiungere le coste italiane in breve tempo non può che suscitare serie preoccupazioni. Secondo l’ex Ministro, “i primi sbarchi potrebbero avvenire fra due o tre settimane – denuncia l’ex ministro della Difesa, Mario Mauro, a Libero – con il risvolto un po’ grottesco di una invasione aiutata anche dalle forze militari nato che certo pensano anche a salvare le vite di quei poveracci”.

In quello delle 13:33

L’ordine è stato impartito tempo fa, ma solo ora viene alla luce. “I primi sbarchi potrebbero avvenire fra due o tre settimane – denuncia l’ex ministro della Difesa, Mario Mauro, a Libero– con il risvolto un po’ grottesco di una invasione aiutata anche dalle forze militari nato che certo pensano anche a salvare le vite di quei poveracci”.

Gli articoli portano due diverse firme, rispettivamente Giovanni Giacalone e Sergio Rame, ma sono a loro volta opinioni e supposizioni su un terzo articolo riportato da LiberoQuotidiano, evidentemente non disponibile in versione web. La cosa è poco importante, a noi interessa capire la fondatezza di quanto riportato, e quale sia il vero allarme in merito.

Tra il Kossovo e l’Albania ci sono almeno 150mila immigrati bloccati che vogliono raggiungere i Paesi dell’Unione europea. “Sono chiuse le frontiere del Nord di Croazia, Ungheria e Austria – spiega Mauro a Libero – la rotta dei profughi si è bloccata in Serbia e Macedonia puntando ora sull’Albania dove non ci saranno barchette per trasportarli sulle coste italiane in Adriatico, ma vere e proprie navi in grado di portare migliaia di persone”. Al generale Miglietta sarabbe, infatti, arrivato l’ordine di procedere all’aiuto umanitario accompagnando gli immigrati in Italia e assistendoli anche con la fornitura di mezzi di trasporto militari.

Il sito dell’organizzazione delle nazioni unite cita altri dati, si parla di un totale di 130mila rifugiati arrivati finora nel 2016, di cui  120mila han preso la via della Grecia che può portare alla zona in esame.

migrants

Il Giornale ci spiega che il tutto avviene nell’ambito della missione Kfor, così dice l’ex ministero della difesa Mario Mauro, ministro per meno di un anno (da aprile 2013 a febbraio 2014 sotto il governo Letta), filosofo, leader di un partito che al momento ha 1 seggio in Senato ed 1 consigliere regionale eletto. Evidentemente l’uomo giusto con cui parlare di quelli che sembrano segreti di stato. Si perché la notizia a quanto riporta il Giornale è di un “ordine impartito tempo fa” ma che solo ora viene alla luce. Aspettate un secondo, l’ordine è datato, solo ora qualcuno ne parla, Mauro, con una precisione nel racconto un filo sospetta: I primi sbarchi potrebbero avvenire fra due o tre settimane. 

Odio quando invece di usare date precise si resta generici, mi da l’idea del classico pezzo stilato che potrà andare bene in svariate altre occasioni, a voi no? Ma andiamo a vedere da dove potrebbero arrivare tutte le informazioni di cui sono in possesso. Non è difficile, basta andare a vedere sul sito del Senato per accorgersi che circa un mese fa il generale Miglietta aveva fatto una relazione in Senato sull’attuale situazione dei movimenti di migranti nelle regioni balcaniche. Ed è dal resoconto di quell’audizione che si deve partire, quello è lo “stato dell’arte”  per quanto ci riguarda. Il comandante della missione Kfor non credo abbia dato informazioni errate al Senato, mi fido delle sue parole.

Miglietta nella sua lunga esposizione ci spiega svariate cose. Non è mia intenzione riportarvi tutto, se volete esiste un resoconto, o volendo il video completo dell’audizione.  Ma posso fare un velocissimo sunto. Tre sono le minacce evidenziate da Miglietta.

  • La prima minaccia è connessa alla mancanza di prospettive future, che ha spinto, tra il 2014 e il 2015, circa 170.000 kosovari ad emigrare illegalmente in paesi dell’Unione europea, chiedendo asilo politico.
  • La seconda minaccia è connessa all’enorme flusso di migranti a cui è sottoposta la penisola balcanica. Centinaia di migliaia di profughi, nel corso del 2015, sono transitati lungo la rotta dei Balcani occidentali seguendo la direttrice Grecia-Macedonia-Serbia, con punte massime che, nel mese di ottobre, hanno raggiunto i circa 4.000 afflussi giornalieri.
  • La terza minaccia è connessa al più ampio problema del proselitismo e reclutamento a favore del fondamentalismo islamico. È infatti noto che, nell’area europea, i Balcani sono terra di forte attività di reclutamento e che migliaia sarebbero coloro che sono andati a combattere tra le fila del califfato islamico.

Nell’audizione Miglietta spiega tutto in maniera molto approfondita, v’invito ad ascoltarla.

Ma da qualche parte c’è menzione che la NATO abbia dato un “ordine”? Non c’è traccia! Miglietta spiega benissimo le cose, riporto dal resoconto:

Anche il contingente KFOR si troverebbe dinnanzi a dei problemi. Infatti, sebbene l’assistenza umanitaria non rientri nel mandato della missione, di certo i soldati NATO, qualora le istituzioni kosovare o le organizzazioni internazionali lo dovessero richiedere, interverrebbero in virtù del possesso delle capacità necessarie per agire con efficacia. Un intervento del genere, peraltro, rischierebbe di drenare quelle risorse umane necessarie per l’assolvimento dei compiti strettamente militari, tra cui ve ne sono alcuni intangibili, come quello di essere pronti ad intervenire in Bosnia a supporto della missione dell’Unione europea. Inoltre, l’operato di KFOR sarebbe complicato da diversi fattori, tra cui i principali sono l’esistenza di numerosissime limitazioni nazionali (come, ad esempio, l’esistenza di nazioni all’interno di KFOR che non permettono l’impiego dei loro veicoli per il trasporto di personale civile). Al fine di ovviare a tali problematiche, KFOR ha quindi richiesto alla propria catena di comando NATO di ricevere, da parte dei rappresentanti permanenti delle nazioni contributrici, la necessaria copertura politica all’eventuale intervento per operazioni di assistenza umanitaria e il superamento dei caveat nazionali.

Quindi è Miglietta stesso che in base alle tre minacce evidenziate sopra ha chiesto come comandante del KFOR di avere un autorizzazione scritta, che attesti la copertura politica, in caso siano costretti ad intervenire per assistenza umanitaria, visto che le stesse non rientrerebbero tra i compiti assegnati alla forza multinazionale.

Non è la NATO ad imporlo. Ma l’uomo che comanda le forse preposte proprio per quella ragione.

Sempre dal resoconto vi riporto le conclusioni di Miglietta:

Con particolare riferimento alla partecipazione nazionale al contingente, (Miglietta) osserva poi che essa offre al Paese l’opportunità di capitalizzare gli sforzi sostenuti fino ad ora in Kosovo dalle Forze armate, mantenendo un ruolo di riferimento per l’indirizzo della politica di sicurezza e stabilizzazione nei Balcani. La presenza di KFOR costituisce infatti un indubbio elemento di stabilità non solo per il Kosovo ma per l’intero quadrante sud-occidentale dei Balcani, di fondamentale importanza per i Paesi europei e per l’Italia, anche in considerazione della vicinanza geografica. Conclude rilevando che i processi di normalizzazione richiedono comunque tempi molto lunghi e almeno un paio di cambi generazionali, laddove la Comunità internazionale preme, invece, per avere risultati immediati: due “filosofie” che sarà difficile conciliare appieno.

Non si parla di sbarchi in Italia, ma sicuramente è possibile, nessuno lo nega ci sono già stati, siamo un paese che per larga parte del suo territorio confina col mare, dentro quella vaschetta che chiamiamo Mediterraneo, noi e la Grecia siamo li in mezzo, loro a far ciao ciao, noi a tirare calci. Ma siamo sicuramente due degli approdi più facili ed in vista. Questo non significa che dobbiamo accogliere tutti i migranti, questo non significa debbano restare in Italia, significa solo che qui è dove andrebbero smistati BENE, senza saltare procedure, senza lasciar correre. Chi ha diritto all’accoglienza ben venga, ma gli altri andrebbero fermati, identificati, rimpatriati. Purtroppo è molto più facile a dirsi che a farsi.

In conclusione, non è la NATO a metter a rischio nulla, ma la situazione attuale in alcune aree, situazione di cui la NATO (di cui vorrei sempre ricordare facciamo parte anche noi) non ha colpa alcuna, parte delle minacce evidenziate oltretutto riguardano possibili immigrazioni da un paese che non è in guerra, come il Kosovo,

Nel caso serva qui trovate il bollettino sulla situazione dei rifugiati in arrivo.

Spero di esser stato esauriente.

maicolengel at butac.it

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