È davvero un giugno nella media?
I dati scelti per dimostrare che ci troviamo in "un giugno nella media" dimostrano invece che ci troviamo in uno dei due giugno più caldi degli ultimi undici anni

Su La Verità del 26 giugno Franco Battaglia titola:
È un giugno nella media. Chi non ci crede controlli i dati delle stazioni meteo
L’articolo completo lo potete trovare su PressReader e inizia così:
Quando voglio farmi quattro risate ricostituenti, vado su Google, digito «Repubblica» e leggo il primo articolo che il motore di ricerca mi propone – o propina: qual è il verbo giusto lo decide la disposizione filosofica del momento. Peccato che con Repubblica a volte mi capita che vado per voler ridere e invece mi vien da piangere: a voler vivere pericolosamente, si paga pegno. Insomma, com’è, come non è, mi si chiede di scrivere un commento sul fatto che fa caldo e, a quanto pare, la risposta non può essere: è estate. Perché, mi spiegano, non è «caldo» e basta, ma è «allarme caldo», nessun giugno mai come questo.
A noi di difendere Repubblica interessa poco: non abbiamo simpatie per la testata, come non ne abbiamo per La Verità e il suo modo di fare informazione sul clima. Perché non è basandosi su quanto dicono Repubblica o La Verità che si verifica la scienza dietro gli allarmi sull’emergenza climatica.
La cronaca
L’articolo di Battaglia sfrutta un caso tragico di cronaca arrivato dalla Francia per attaccare Repubblica e negare che sia un giugno particolarmente caldo:
…come dicevo prima, chiedo a Google: «Repubblica caldo». E voilà, puntuale come la morte, arriva la soddisfazione col titolo di Repubblica: «Due bambini morti in Francia per l’ondata di caldo». Una tragedia, e non c’è proprio niente da ridere. Senonché, non bisogna pensare molto per farsi venire in mente la domanda: come mai l’ondata di caldo ha salvato tutti gli altri – bambini, anziani, persone deboli – della zona? Ecco, quando si legge l’articolo si scopre subito che la mamma aveva lasciato i due bambini nell’auto, nel parcheggio al sole di un supermercato, e nel frattempo faceva la spesa. Insomma, l’ondata di calore – vera o presunta – non c’entra. Esposto al sole, l’abitacolo chiuso di un’auto raggiunge rapidamente temperature che possono essere fatali se ci si permane qualche minuto di troppo.
E qui comincia la malinformazione, perché Battaglia racconta cose senza averle verificate: anche se in un primo momento era circolata la storia dei bambini lasciati in macchina dalla madre durante la spesa, gli inquirenti hanno poi spiegato che la macchina era parcheggiata nel vialetto di casa, non nel parcheggio di un supermercato, e risulta che i bambini si fossero introdotti nell’auto all’insaputa della madre mentre la stessa stava scaricando la spesa. Sia chiaro, questo non ha nulla a che fare col discorso “colpa dell’ondata di caldo” o meno, ma è la dimostrazione dello scarso approfondimento nel trattare parte della vicenda.
La scienza
Nell’articolo vengono mostrati dei grafici, questi:

Grafici che lo stesso Battaglia ci spiega aver ricavato dai numeri di Meteostat:
…mi accontento di esplorare gli anni del nuovo millennio, dal 2000 al 2026 e, comunque, mi tocca annotare i dati uno alla volta, ma alla fine ce la faccio. Nella figura 1 potete vedere da soli qual è stata la temperatura massima registrata a Milano Linate nei mesi di giugno dal 2000 a oggi, e potete decidere da soli se il caldo di questo giugno sia misurato percettibilmente maggiore di quello di uno qualunque degli anni precedenti. Siccome non basta solo la temperatura massima, ma sarebbe utile sapere quanti sono i giorni «caldi», ho deciso di contare quanti, in ogni mese di giugno, sono stati i giorni con temperatura massima superiore a 27 gradi e quanti con temperatura massima superiore a 30. Anche qui, potete decidere da soli.
Abbiamo fatto lo stesso, scaricando i dati dal 1 al 28 giugno 2026 (data in cui sto scrivendo), partendo come ha fatto Battaglia dal 2000. La prima cosa che abbiamo scoperto, ma che Battaglia non dichiara – e questo, per uno scienziato, è grave – è che i dati Meteostat di quella stazione meteo non sono affatto omogenei. Negli anni 2000-2014 la copertura giornaliera è spesso incompleta, in certi casi drammaticamente: nel 2001 il dato di temperatura massima è disponibile per appena 2 giorni su 28. È legittimo chiedersi come Battaglia abbia potuto tracciare nella sua Figura 1 una linea continua per tutti i 26 anni, se la fonte che cita gli forniva, per buona parte del periodo, poche manciate di osservazioni al mese. Dal 2016 in poi, invece, la copertura è completa o quasi: ed è proprio qui, sui dati più solidi, che il quadro racconta l’esatto contrario di quanto scrive lui. Nel 2026, al 28 giugno, i giorni con temperatura massima sopra i 30°C sono già 17 su 28, ovvero il secondo valore più alto di tutta la serie disponibile, superato solo dal 2022 (19 giorni); e la temperatura massima assoluta toccata, 36,1°C, è la più alta tra tutti gli anni con dato completo. Non è “un giugno nella media”: è, sui dati che lui stesso ha scelto come fonte, uno dei due giugno più caldi degli ultimi undici anni.
Concludendo
Non credo sia necessario procedere oltre: i dati sono verificabili da chiunque all’indirizzo che vi ho dato poco sopra. Anche voi dovrete, come ho fatto io, leggere i dati mese per mese. Volendo anche andando indietro fino al primo anno di cui sono stati raccolti, il 1973.
No, non è un giugno come un altro.
maicolengel at butac punto it
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Immagine di testa di Immo Wegmann su Unsplash