Quando voglio farmi quat­tro risate rico­sti­tuenti, vado su Goo­gle, digito «Repub­blica» e leggo il primo arti­colo che il motore di ricerca mi pro­pone – o pro­pina: qual è il verbo giu­sto lo decide la dispo­si­zione filo­so­fica del momento. Pec­cato che con Repub­blica a volte mi capita che vado per voler ridere e invece mi vien da pian­gere: a voler vivere peri­co­lo­sa­mente, si paga pegno. Insomma, com’è, come non è, mi si chiede di scri­vere un com­mento sul fatto che fa caldo e, a quanto pare, la rispo­sta non può essere: è estate. Per­ché, mi spie­gano, non è «caldo» e basta, ma è «allarme caldo», nes­sun giu­gno mai come que­sto.