L’importanza delle definizioni: tornado o uragano?
Toriamo di nuovo sull'importanza delle definizioni, soprattutto quando si tratta di argomenti scientifici

Per molti di voi si tratta di questioni di “lana caprina” o, per usare un modo di dire meno antiquato, spaccare il capello in quattro, ma ci sono occasioni che riteniamo importanti proprio per evidenziare come un certo giornalismo un tanto al chilo contribuisca all’analfabetismo funzionale del nostro Paese.
Il servizio del TG1 del 18 luglio 2026 titolava:
In Europa eventi meteo estremi, dagli uragani in Francia agli incendi in Spagna
E anche oltreoceano, tra Canada e Stati Uniti, si registrano forti disagi meteorologici: una cappa di aria irrespirabile ha toccato Chicago e New York, a causa dell’emergenza roghi in Ontario
E nell’apertura del servizio Anna Paola Ricci ripeteva che:
La Francia è stata attraversata da uragani e temporali che hanno provocato due vittime ma è anche l’emblema di un clima impazzito con sette dipartimenti in allerta per il caldo torrido e altri quindici per il pericolo uragani…
Ma come segnalava il nostro lettore – grazie come sempre delle vostre segnalazioni, ci aiutano moltissimo specie durante l’estate, quando il tempo da dedicare al blog è meno del solito – non si trattava di uragani ma di un tornado (per ora solo uno).
La cosa “buffa” è che lo stesso servizio riprende un video uscito sui social sul tornado francese che ha tra i sottotitoli proprio la scritta:
A72: une tornade et un camion se renverse!

Come spiegato da Le Parisien il 16 luglio:
Une tornade s’est formée au nord de Saint-Étienne tandis que des orages violents balayaient la Loire jeudi. Les intempéries ont provoqué d’importants dégâts matériels mais aucune victime n’est à déplorer.
Che tradotto:
Giovedì, a nord di Saint-Étienne, si è formato un tornado mentre violenti temporali si abbattevano sulla regione della Loira. I temporali hanno causato ingenti danni materiali, ma non sono stati segnalati feriti.
Perché la differenza è importante? Beh, ovviamente la risposta è che usare la corretta terminologia significa divulgare scienza, mentre usare terminologia a caso significa trasmettere informazioni sbagliate a un pubblico che il giorno dopo le ripeterà in spiaggia, al bar, in passeggiata. Come diceva Zio Ben:
…da un grande potere deriva una grande responsabilità…
Firmare servizi del TG1 dovrebbe essere un lavoro di una responsabilità immensa, visto che si tratta di una delle voci del principale organo d’informazione pubblica del Paese. Chi ricopre una posizione del genere sta facendo da mediatore culturale per il grande pubblico, spiegando in maniera semplice e comprensibile a tutti cosa succede nel mondo. Farlo con un’approssimazione “un tanto al chilo” significa non avere a cuore la qualità dell’informazione.
Ma cosa cambia tra uragano e tornado?
Ce ne eravamo già occupati a gennaio 2026, quando la confusione era tra tifone e uragano, in quel caso spiegavamo che:
Il termine uragano si applica ai cicloni tropicali che si formano nell’Atlantico e nel Pacifico nord-orientale. Il termine tifone, utilizzato erroneamente dal TG3 e ripreso da RaiNews, indica invece i cicloni tropicali del Pacifico nord-occidentale. Nell’Oceano Indiano e nel Pacifico sud-occidentale si parla semplicemente di cicloni tropicali. Quello che ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria invece era un ciclone extratropicale mediterraneo, cioè una vasta area di bassa pressione come quelle che passano regolarmente alle nostre latitudini. Forte, anomalo per intensità, alimentato da un Mediterraneo troppo caldo, ma non tropicale.
Siccome la Francia non si trova “nell’Atlantico e nel Pacifico nord-orientale” non può essersi abbattuto un uragano sul loro territorio. Anche perché un uragano ha un diametro che va dalle centinaia a oltre mille chilometri, dura giorni, e si sposta lentamente lungo rotte prevedibili con ore o giorni di preavviso. In Europa non se ne formano: le acque dell’Atlantico settentrionale sono troppo fredde e la latitudine è sbagliata.
Un tornado è una cosa completamente diversa: nasce da un temporale, quando una colonna d’aria in rotazione si estende dalla base della nube fino al suolo. È largo da poche decine a qualche centinaio di metri, dura minuti – nel caso di Saint-Étienne circa un quarto d’ora – e colpisce un’area molto ristretta. Per questo può fare danni concentrati e violentissimi.
Quindi chiamare “uragano” un tornado non è solo un errore di vocabolario, bensì un errore di scala. Significa raccontare agli spettatori un fenomeno che dura giorni e si vede arrivare, quando in realtà si sta parlando di un evento che dura minuti e coglie di sorpresa.
Concludendo
Su BUTAC lo diciamo da oltre un decennio: usare le parole corrette quando si comunica è importantissimo. Può capitare di fare errori quando si parla a una platea dal vivo, nessuno lo nega, ma quando si prepara un servizio, che necessita di qualche ricerca prima della messa in stampa o in onda, i “dettagli” come questo dovrebbero sempre farla da padrone. In un servizio del TG come in un articolo di giornale, in un libro di divulgazione come in un manuale di scuola. Le imprecisioni portano a una lenta (ma nemmeno più di tanto) deriva verso il Cialtronevo.
maicolengel at butac punto it
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Immagine di testa di Nikolas Noonan su Unsplash