Attualmente Ebola: 12 agosto 2014

PA 12 Ago 2014
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Buongiorno,
eccovi un altro aggiornamento sull’epidemia di Ebola in Africa Subsahariana.
Attualmente non sono presenti nuovi conteggi di casi infetti. L’ultimo aggiornamento risale al giorno 8 agosto. I casi segnalati risultano 1779, di cui 1134 confermati in laboratorio; deceduti 961.
Prima di una piccola analisi sullo Zmapp, osserviamo la situazione paese per paese.

Guinea

E’ il paese più duramente colpito dall’epidemia con 495 casi confermati e 367 morti sospette per Ebola. Di queste 355 sono state accertate in laboratorio. Nei giorni scorsi era stata presa la decisione di bloccare le frontiere terrestri con Liberia e Sierra Leone. Attualmente si è deciso di annullare questa decisione per poter controllare il flusso frontaliero ed evitare passaggi clandestini.

Liberia

È notizia di ieri la decisione di isolare la provincia di Lofa, la terza dall’inizio dell’epidemia. Questa provincia si trova a nord del Paese e l’esercito è stato dispiegato per il mantenimento della quarantena. La decisione è stata decisa dalla task force attualmente al lavoro sul contenimento dell’epidemia.

Sierra Leone

Al via l’operazione Octopus, un organico composto da 1500 fra soldati e agenti di polizia. Scopo della stessa, vigilare sui prodotti e sui materiali provenienti dalle zone infette, oltre a effettuare un controllo sui trasporti e sui luoghi pubblici nelle stesse. In particolare, le città di Kailahun e Kenema saranno interessate da questa operazione. Esse sono situate nell’est del Paese, presso il confine con la Liberia.

Nigeria

I casi confermati sono 10, di cui 2 deceduti. Il primo infetto è un americano-nigeriano che ha trasmesso l’infezione ai nove infermieri che si sono occupati della sua degenza. Uno di questi è la seconda vittima sul suolo nigeriano. Allo stato attuale i malati sono in stato di isolamento, altre 150 persone circa sono tenute sotto controllo, tra cui l’uomo col quale è entrato in contatto.
Ripeto ancora una volta che il contagio è possibile solo attraverso lo scambio di fluidi infetti, non per via aerea. L’esposizione deve essere dunque prolungata e ravvicinata.
Proprio la Nigeria ha oggi chiesto all’industria che produce il Zmapp, la Mapp Biopharmaceutical Inc., di poter accedere al trattamento per curare i pochi casi presenti nel paese. Questo è stato negato, alla stregua di come sia stato negato l’utilizzo del siero negli altri paesi in modo estensivo.
Parallelamente si è invece deciso di trattare il missionario spagnolo infettato in Liberia, ora ricoverato in isolamento presso l’ospedale Carlos III di Madrid.
Cerchiamo insieme di capire il perché di tutto ciò.
Partiamo dal fatto: lo Zmapp è un farmaco in fase sperimentale. Questo significa che la sua produzione è limitata a quantità molto ridotte, la sua efficacia non comprovata. Il tempo è un primo fattore chiave per il contenimento dell’epidemia. Allo stesso modo, non ci si può permettere di immettere un farmaco di cui non si conoscono ancora gli effetti sull’uomo e utilizzarlo indiscriminatamente su 818 persone – numero di casi attualmente presunti o confermati e non deceduti.
I due casi negli Stati Uniti e l’unico in Spagna rappresentano tre ottime occasioni per testare la sua efficacia, ma soprattutto per studiare le eventuali reazioni avverse potenzialmente mortali o invalidanti. Questo perché i tre casi sono ricoverati in reparti specializzati nel trattamento di malattie infettive, con un personale medico preparato. Si può pensare di utilizzare quel poco di siero esistente sotto un rigido e professionale controllo medico, cercando di contrastare ogni possibile effetto collaterale. Sarebbe dunque criminale rilasciare a persone infette, collocate in certi paesi con sistemi sanitari precari, un farmaco di cui non si conosce la possibile teratogenicità – difficile, poiché sono anticorpi monoclonali – né le reazioni avverse.
Vorrei in questa sede ricordare il nome di un farmaco completamente diverso, ma che venne rilasciato senza la corretta sperimentazione: il suo nome è tristemente famoso ed è il Tamoxifene talidomide.(capita a tutti di sbagliare ndr)
Non c’è razzismo, non c’è divisionismo globale fra poveri e ricchi; non c’è alcun tentativo delle multinazionali di eliminare gli africani, né altri voli pindarici che incontrate ormai quotidianamente sui social network, se non addirittura per strada. Qui si tratta di buon senso. La sperimentazione sta andando avanti a tappe serrate, si è deciso di sfruttare questi tre casi che presentavano condizioni molto favorevoli per iniziare la sperimentazione umana. Ma tutto questo ancora richiede tempo.
Il secondo fattore è la necessità di creare un sistema in grado di produrre questo siero su scala industriale. È una cosa attualmente allo studio, ma che per motivi pratici richiede, di nuovo, tempo.
Terzo fattore è l’aspetto legale. Esistono leggi molto rigide nei vari paesi che regolamentano l’approvazione dell’uso di farmaci. Bisogna quindi creare un network diplomatico e legale che possa snellire questo sistema. Al momento, è possibile somministrare un farmaco sperimentale sull’uomo se esistono presupposti di “Atto compassionevole”. Ricordiamo inoltre che lo Zmapp non ha ancora ottenuto il riconoscimento da parte della Food and Drug Amministration.
Ricapitolando, i problemi dietro la somministrazione su larga scala di questo farmaco sono di natura

  • Scientifica. Mancanza di prove di efficacia valide o comunque di assenza di reazioni avverse.
  • Tecnica. Produzione su larga scala, in breve tempo.
  • Legale. Approvazione e messa in commercio.

A oggi sono molte le persone al lavoro, ed è probabile che grazie alle pressioni della comunità internazionale saranno risolte in breve tempo.
A presto, spero con notizie migliori.
PA

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