ARTCOLO AGGIORNATO

Vengo taggato da un amico virtuale su una bacheca, i colleghi di bufale net hanno pubblicato un articolo su Emma Bonino ritratta in una fotografia che da venerdì sta venendo condivisa moltissimo. Probabilmente, credo che se spulciassimo sulla bacheca della signora da cui parte il post ci sarebbe da lavorare per mesi.

Ma non è questa la mia intenzione. I colleghi definiscono la fotografia e il post che l’accompagna come Disinformazione/Bufala. Non tutti sono d’accordo con il loro modo di porla, che fa sembrare che si sia trattato appunto dell’ennesima bufala, spingendo il lettore pigro da social a sostenere tesi assurde senza aver letto l’articolo.

Cambia l’approccio, la sostanza no

Come BUTAC ho scelto un altro approccio alla questione, ma la sostanza non cambia di molto.

Come stanno le cose?

Il post che accompagna la fotografia è questo:

A proposito di memoria…questa è la Bonino che insegna a praticare aborti con una pompa di bicicletta (aspirazione del feto). Indagata nel 1975 per associazione a delinquere e procurato aborto non è stata processata, perché la Camera non ha dato l’autorizzazione a procedere . Ora è alleata col PD…

Nella fotografia vediamo effettivamente una giovanissima Emma Bonino mostrare come si esegue un aborto usando il metodo Karman, sfruttando l’ausilio di una pompa di bicicletta. Si tratta di un sistema per fare interruzioni volontarie di gravidanza, molto comune anche in ospedale (ovviamente usando una macchina per fare il vuoto invece che una pompa di bicicletta).

La fotografia quindi è vera

La stessa Bonino si autodenunciò pubblicamente in un’epoca in cui l’aborto era vietato. Nulla di quanto mostrato in quella foto corrisponde a una bufala. Il racconto dei suoi fermi e dei suoi arresti è pubblico, qui potete trovare la trascrizione di un articolo dell’Espresso del 1975. È il testo che l’accompagna che contiene quel pizzico di disinformazione politica e d’indignazione che piace tanto ai populisti di casa nostra.

Emma Bonino si costituì alle elezioni del 1975; il resoconto dell’Espresso è molto chiaro:

Emma Bonino racconta ad una stazione radio indipendente di Bra perchè ha improvvisamente deciso di costituirsi. “Per il momento non hanno più bisogno di me”, dice, “c’era da rimettere in piedi la rete di assistenza del Cisa, entrata in crisi dopo l’arresto della Faccio, e questo è stato fatto. Abbiamo messo in funzione cinque centri in Italia, poi abbiamo preso accordi con cliniche jugoslave, svizzere e inglesi per portarvi ad abortire gruppi di donne. E’ perfino strano che in questi quattro mesi di latitanza, nonostante che nelle ultime settimane abbia preso ben poche precauzioni, non mi abbiano arrestato. Ho fatto centinaia di telefonate dal centro Cisa di Milano, in via di Porta Vigentina, il telefono è sotto controllo, eppure non si è presentato nessuno ad esibirmi il mandato di arresto. Sembrava quasi che le autorità se ne fossero dimenticate.

Proprio per costringerle ad applicare questa legge anticostituzionale, ho deciso di costituirmi. Spero che il mio arresto serva almeno a raccogliere altre centomila firme per il referendum”.

La Camera non intervenne sull’arresto

Non ci fu intervento della Camera sull’arresto, (ma due anni dopo ci fu nel negare l’autorizzazione a procedere contro di lei), ma appare chiaro che ci fosse comunque poco interesse ad arrestarla, per evitare di dare ulteriore risalto alla raccolta firme per il referendum sull’aborto. Referendum che si fece proprio per merito dell’impegno di Emma Bonino e dei suoi compagni radicali. L’esito lo conoscete, e ci permette oggi di vivere in una società civile che consente l’aborto secondo regole precise. Sostenere che non sia stata processata quando la stessa Bonino è stata portata in carcere è sbagliato. Come ci fa notare il bravo Ander nei commenti (avevo cercato esiti del processo senza trovarli lasciandomi il dubbio di come fosse andata a finire, sul portale storico della Camera non c’era traccia della questione) nel 1977 la Camera, con Emma Bonino deputata, negò l’autorizzazione a procedere.

«la domanda contro i deputati Pannella, Faccio Adele e Bonino Emma, per concorso – ai sensi dell’articolo 110 del codice penale – nei reati di cui all’articolo 416 del codice penale (associazione per delinquere) e agli articoli 81, 112 nn. 1 e 2, 118 primo capoverso, 546 e 555 del codice penale (aborto di donna consenziente continuato e aggravato) (doc. IV, n. 28). La Giunta propone che l’autorizzazione sia negata». Ebbene, pochi minuti dopo, si pone «in votazione la proposta della Giunta di negare l’autorizzazione a procedere nei confronti dei deputati Pannella, Faccio Adele e Bonino Emma. (è approvata)» (Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, VII Legislatura – Discussioni – Seduta del 19/10/1977, 11415).

Disobbedienza civile

Si trattava di disobbedienza civile in anni (e per battaglie) in cui lo stesso Paese era combattuto.

La disobbedienza civile è una forma di lotta politica, attuata da un singolo individuo o più spesso da un gruppo di persone, che comporta la consapevole violazione di una precisa norma di legge, considerata particolarmente ingiusta, violazione che però si svolge pubblicamente, in modo da rendere evidenti a tutti e immediatamente operative le sanzioni previste dalla legge stessa.

Basta vedere i risultati dei referendum sull’aborto e sul divorzio. Siamo un Paese laico ma l’influenza cattolica, oggi come allora, è una costante della vita politica. Però come spiegava l’Espresso è vero che il governo (non “la Camera”) avesse in quel momento poco interesse all’arresto di Emma Bonino. Politica, è  sempre una questione di voti e preferenze.

Condividere il post contro Emma Bonino è a sua volta politica, significa condividere un attacco a una persona che fece quanto riteneva necessario per aiutare donne che avevano gravidanze indesiderate a evitare i rischi degli aborti clandestini, mettendo in opera una pratica medica nota e sicura. Ha violato la legge per farlo? Sì, certo, e si è costituita per questo. Condividere il post contro Emma Bonino non è solo attaccare lei, ma attaccare la stessa legge sulle interruzioni volontarie di gravidanza.

Avete amici che l’hanno condivisa? Fategli sapere che l’IVG è un diritto per tutte le donne.

Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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