Epstein: come un crimine reale diventa mitologia
Buttarsi sul complottismo invece chesui fatti accertati fa male a tutti, in primis alle vittime

Dopo la pubblicazione di un carosello Instagram sugli Epstein Files, BUTAC ha ricevuto centinaia di commenti che mostrano una cosa molto chiara: su questa vicenda circola ancora molta confusione tra ciò che è documentato e ciò che appartiene alle teorie del complotto.
Sia chiaro, ancor prima di pubblicare quel contenuto immaginavamo che avrebbe generato reazioni accese; non ci aspettavamo, però, la quantità di commenti che ci accusano di essere “complici”, di “minimizzare”, di nascondere deliberatamente la verità su una rete di satanisti che governerebbe il mondo. Commenti come SÌ, SIAMO GOVERNATI DA SATANISTI o esistono letteralmente riferimenti a sacrifici rituali e cannibalismo ci dicono una cosa precisa: molti lettori stanno leggendo documenti diversi da quelli che abbiamo letto noi, o, più probabilmente, non stanno leggendo i documenti affatto ma si affidano a ricostruzioni circolate online, spesso prive di riscontri nei testi originali.
Questo articolo serve a fare chiarezza, non a difendere qualcuno: Epstein era un criminale, i reati di cui è stato accusato e condannato sono gravissimi e documentati, ma la chiarezza, in questo caso, è necessaria. Il complottismo non aiuta le vittime, anzi: spesso le danneggia.
Cosa sono davvero gli Epstein files
Con l’espressione “Epstein Files” si indicano in realtà diversi documenti giudiziari: deposizioni, e-mail, agende e atti processuali emersi nel corso degli anni nelle indagini e nei procedimenti legati a Jeffrey Epstein e alla sua collaboratrice Ghislaine Maxwell.
Molti di questi documenti provengono dalla causa civile intentata da Virginia Giuffré contro Maxwell e sono stati resi pubblici da un tribunale federale americano.
Ad oggi questi documenti mostrano una realtà già gravissima: un sistema di abusi su ragazze minorenni, facilitato da una rete di relazioni sociali, economiche e politiche costruita da Epstein nel corso di decenni.
Quello che non mostrano, però, è altrettanto importante: nei documenti pubblici non esiste alcuna prova di rituali satanici, sacrifici o di una cabala globale che governerebbe il mondo.
Non è affatto vero che ci sia un 98% di file mancanti come qualcuno sostiene nei commenti: i documenti resi pubblici sono gli atti di una causa civile specifica, e la maggior parte dei documenti rilevanti è già stata pubblicata o analizzata da anni. Le nuove desecretazioni hanno soprattutto:
- reso leggibili nomi prima coperti;
- confermato elementi già noti;
- aggiunto dettagli alle testimonianze.
Al massimo potremmo dire che un po’ meno della metà del materiale in possesso del Dipartimento di Giustizia americano non è stato pubblicato, ma la spiegazione data dallo stesso dipartimento è che parte non sono altro che duplicati di materiale già rilasciato e altre sono coperte da privilegi legali o tutela delle vittime. Su 6 milioni di pagine ne sono state pubblicate 3,5 milioni circa.
I satanisti
Una delle accuse più ricorrenti nei commenti sotto al nostro post riguarda proprio il satanismo che staremmo negando: si sostiene infatti che nei files sarebbero chiaramente riportate testimonianze di “sacrifici rituali” e appunto satanismo, qualcuno parla pure di cannibalismo. Ma è tutto falso. Questa narrativa non nasce dagli Epstein files, ha radici che vanno più indietro: partono dalle teorie complottiste diffuse da QAnon, movimento complottista americano nato nel 2017 che sostiene l’esistenza di un’élite globale di pedofili e adoratori di Satana che controllano i governi. QAnon ha inquinato la lettura degli Epstein files, usando i documenti come prova di qualcosa che nei documenti non c’è.
Il meccanismo è quello che ben conosciamo, quello della malinformazione: si parte da un fatto reale – gli abusi su minorenni, i tentativi di influenzare la politica – e lo si usa come punto di partenza su cui aggiungere tutto il resto: satanismo, cannibalismo, rituali esoterici. Senza che ci sia bisogno di prove perché “le prove sono quelle che non ci vogliono far vedere”. Purtroppo è un sistema chiuso, assolutamente impermeabile alle verifiche: qualunque smentita diventa autoimaticamente prova della cospirazione.
La realtà degli abusi
Molti commenti si sono concentrati sulla frase del nostro post in cui affermiamo che “non siamo governati da pedofili e satanisti”, sostenendo che con questa affermazione staremmo minimizzando la vicenda Epstein. Non è così, e vale la pena chiarirlo subito: Epstein, come dicevamo, è stato accusato e in parte condannato per reati gravissimi, legati allo sfruttamento e all’abuso di minorenni.
Il punto che abbiamo cercato di spiegare però è un altro. Nel linguaggio comune il termine “pedofilia” viene spesso associato all’abuso di bambini molto piccoli. Nel caso Epstein, invece, la maggior parte delle testimonianze e delle accuse riguarda ragazze tra i 14 e i 17 anni, spesso reclutate e sfruttate attraverso un sistema di coercizione economica e sociale.
Sia chiaro, questo non rende i fatti meno gravi. Al contrario: il sistema messo in piedi da Epstein rappresenta un caso documentato di sfruttamento sessuale di minori, che negli Stati Uniti costituisce un reato molto severamente perseguito. Tuttavia è importante distinguere tra valutazione morale e inquadramento giuridico, perché la legislazione cambia da Paese a Paese. In Italia, ad esempio, l’età del consenso è fissata a 14 anni, come stabilito dall’articolo 609-quater del codice penale, che disciplina gli atti sessuali con minorenne.
Questo significa che, nel nostro ordinamento, un rapporto consensuale tra un maggiorenne e una persona che abbia compiuto 14 anni non costituisce automaticamente reato, salvo che esistano condizioni specifiche come:
- una posizione di autorità o tutela;
- un abuso di potere;
- uno scambio di denaro o altre utilità.
Riportiamo qui il testo dell’articolo per completezza.
Art. 609-quater – Atti sessuali con minorenne (1)
1) non ha compiuto gli anni quattordici;
2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza (2).
2. Fuori dei casi previsti dall’articolo 609-bis, l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato, o che abbia con quest’ultimo una relazione di convivenza, che, con l’abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni sedici, è punito con la reclusione da tre a sei anni (3).
2-bis. La pena è aumentata se il compimento degli atti sessuali con il minore che non abbia compiuto gli anni quattordici avviene in cambio di denaro o di qualsiasi altra utilità, anche solo promessi. (3-bis)
3. Non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell’articolo 609-bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a quattro anni.
4. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi (4).
Comprendere queste differenze non serve a minimizzare ciò che è accaduto nel caso Epstein. Serve piuttosto a evitare confusione tra categorie giuridiche diverse. Anche perché, se si ritiene, legittimamente, che l’età del consenso fissata dalla legge italiana sia troppo bassa, la strada non è ignorare la legge, ma chiedere al legislatore di modificarla. La discussione su questi temi è legittima e necessaria, ma deve partire da una corretta comprensione delle norme e dei fatti, cosa che onestamente dai commenti ci pare non sia così chiara.
Il rischio minimizzazione
Sovrapporre a tutto questo la narrazione dei rituali satanici, del cannibalismo, delle torture sui bambini e dei governi occulti produce un effetto che rischia di spostare l’attenzione dalle vittime reali a uno scenario fantastico. Le sopravvissute – persone in carne e ossa che hanno testimoniato in aula – diventano comparse in un film dell’orrore, mentre i criminali che hanno abusato di loro diventano personaggi quasi mitologici, inafferrabili. E il sistema concreto che ha permesso quegli abusi il denaro, il potere, la complicità silenziosa rischia di scomparire dietro al fumo del complottismo.
La gallery dei commenti (ma sono solo una piccola parte)
Ci siamo limitati a oscurare i cognomi dei profili non anonimi.
Concludendo
Il caso Jeffrey Epstein è reale, documentato e con risvolti molto gravi: gli abusi, lo sfruttamento delle vittime e la rete di relazioni che ha permesso a Epsteien e Maxwell di agire impunemente per anni meritano di essere analizzati con serietà. Proprio per questo occorre imparare a distinguere ciò che realmente è emerso dai documenti e ciò che invece è frutto di narrazioni complottiste. Mescolare i due piani narrativi, inquinando i fatti con teorie bislacche e senza prove a sostegno, fa male a tutti.
FONTI:
- Dipartimento di Giustizia americano – Qui tutti potete leggere tutti i documenti pubblicati fino ad oggi.
- The Guardian – Le accuse non provate presenti nei files
- The Washington Post- The Epstein files have brought a wave of resignations and investigations
- The Guardian – Newly released Jeffrey Epstein files: 10 key takeaways so far
- The Wall Street Journal – DOJ Says Epstein Files about Trump were mistakenly held back as dusplicates
E alcuni articoli di BUTAC scritti prima della pubblicazione del post su Instagram, che spiegavano altre cose ancora:
- No, non ci governano satanisti e pedofili…
- Bill Gates e gli Epstein Files: cosa dimostrano le mail?
- Information disorder, fake news ed Epstein Files
Sappiamo bene che leggere e analizzare questo tipo di documenti richiede tempo, e che molti di coloro che hanno commentato il nostro post probabilmente non lo faranno. Ma è solo confrontandosi con fonti affidabili, e non con ricostruzioni sensazionalistiche o clickbait, che ci si può davvero fare un’idea di ciò che emerge dai fatti.
È anche per questo che BUTAC, pur sperimentando nuovamente con brevi video online, continua a privilegiare i contenuti scritti: perché solo così è possibile indicare con chiarezza le fonti, permettere a chi legge di verificarle e seguire il percorso delle informazioni senza troppa fatica.
maicolengel at buatc punto it (con l’aiuto di IA per la ricerca avanzata)
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