Facebook e le truffe sponsorizzate

Quando Facebook smetterà di guadagnare con i post che sponsorizzano truffe facilmente riconoscibili?

L’immagine che vedete qui sopra è quella di un post sponsorizzato apparso sulla mia bacheca Facebook pochi istanti fa. Il post, come migliaia di altri che vediamo ogni giorno, rimanda a una truffa nota, che qui su BUTAC trattiamo da anni, quella legata al trading online, truffa che si presenta con mille vesti diverse ma alla fine è sempre la solita solfa.

Ne riparlo costantemente perché in queste truffe la gente ci casca eccome, quotidianamente, specie in un Paese con un analfabetismo digitale come il nostro, colpa anche di un sistema scolastico che solo negli ultimissimi anni si sta adeguando nell’insegnamento anche del mondo web.

Ne riparlo perché vorrei che i protagonisti di questi post sponsorizzati iniziassero a fare causa al colosso americano dei social network. Sì, perché Facebook su questi post ci guadagna, basta pensare a quanti ne vengono fatti quotidianamente. Quando basterebbe pochissimo per bloccarne una buona parte. Oggi vorrei analizzare con voi proprio il post che avete appena visto in testa all’articolo.

Abbiamo prima di tutto una pagina Facebook, Sky High, che è quella che in teoria paga il post sponsorizzato, se il sistema automatico di Facebook che analizza la richiesta di sponsorizzare il post facesse un semplice controllo sulla pagina Sky High si accorgerebbe che il link che riportano nelle informazioni, se cliccato, dà come risultato un avviso dell’antivirus. Io ho provato sia con AVG che con Avast ed entrambi segnalano subito che se seguo il link rischio di finire in un sito poco sicuro:

Il messaggio riportato nel post è questo:

Il conduttore della trasmissione “Stasera c’è Cattelan” Alessandro Cattelan ha definito “irresponsabile” Chiara Ferragni e ha detto in diretta che “informazioni finanziarie di questa portata potrebbero scuotere le fondamenta della società italiana.”

Poi andando sotto all’immagine si vede chiaramente l’indirizzo di Repubblica, repubblica.it, ma se clicchiamo sul post sponsorizzato finiamo su un sito che ha come indirizzo web corresqdhw.com, indirizzo che quindi non corrisponde a quello mostrato dalla preview: anche questo un bot dovrebbe poterlo notare, ed evidenziare l’incongruenza. Se poi il bot di controllo fosse ancora più evoluto potrebbe andare su whois.domaintools.com e scoprire che si tratta di un indirizzo web anonimo, registrato da poco più di un mese.

Facebook ha delle regole per i post sponsorizzati, alcune ancora in vigore, altre no, ma sono regole che, usando sistemi di controllo automatici, limita(va)no ad esempio i post con immagini che avessero più del 20% di testo, per evitare che non solo nel testo, ma anche nell’immagine venissero dette cose sbagliate (e che il bot non fosse in grado di verificarle). Qualcuno ci verrà a dire che programmare questo genere di bot è complesso, può essere, ma allora serve che al controllo dei post sponsorizzati si torni a mettere esseri umani, o magari delle IA. ChatGPT quando gli ho chiesto notizie di questo post Facebook ha subito risposto:

Il messaggio che hai trovato su Facebook riguardante Alessandro Cattelan che definisce “irresponsabile” Chiara Ferragni e le sue informazioni finanziarie è una bufala. Questa notizia falsa, che sta circolando soprattutto su Facebook, afferma che Chiara Ferragni è stata arrestata mentre era ospite nella trasmissione di Cattelan, il che è completamente inventato. La notizia fa parte di una pratica sempre più diffusa di diffondere informazioni false sui social media. In realtà, Chiara Ferragni è apparsa nella trasmissione di Cattelan molto tempo fa, rendendo evidente la falsità della notizia​​.

Capisco che Facebook non abbia ancora sviluppato un’intelligenza artificiale di questo genere, ma, come ripetiamo da anni, è evidente che queste truffe colpiscono nel segno, quindi riteniamo che l’amministrazione del colosso dei social network debba prendersi la responsabilità di dare spazio a truffatori impenitenti, perché se il truffatore è difficile da rintracciare l’amministrazione della piattaforma social no, ed è giusto che – visto che ci guadagnano – ne rispondano in prima persona.

maicolengel at butac punto it

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